Mani che cercano, afferrano, stringono. Mani che pretendono un possesso, un desiderio sottointeso che reclama una risposta. Ci arroghiamo il diritto di essere padroni di qualcosa o di qualcuno, e in questo continuo tentativo di contatto, in questo universo di possibili incontri, non è facile cancellare l’equivoco. Poco alla volta, un giorno dopo l’altro, coltiviamo l’illusione che il mondo ci appartenga. E ci convince ogni giorno che arriva, ogni regalo ricevuto dalla vita. Siamo campi aridi in attesa della pioggia e quando questa arriva, quando le prime gocce spengono la sete della terra, ecco che cominciamo a diventare rapaci. Tratteniamo, non ci accontentiamo del dono, vorremmo possederlo, vorremmo che diventi parte di noi stessi. L’amore è un fiume che attraversa il mondo, un’incredibile energia che muove l’universo. È una corrente che scorre da chi ama e attraversa chi è amato. E non si ferma, non si può trattenere. Trattenere l’amore significa mutarne l’essenza, trasformarlo in un sentimento misero e a misura di uomo, una gratificazione posticcia così simile all’egoismo. Tratteniamo ciò che temiamo di perdere e trasformiamo l’amore in paura, dimenticando che ogni cosa, ogni sensazione, ogni esperienza vissuta, vengono risposte con cura in uno zaino pesante che un giorno dovremo abbandonare. Il sudario non ha tasche, e in questo detto antico, tipico di qualche vecchio saggio, è racchiusa una verità assoluta. Un mistero che non serve cercare di spiegare o di giustificare. Un mistero che va accolto, respirato, ingoiato e vissuto nel silenzio.

Guido Mazzolini

Roma era calda e magnifica, fuori dal cielo, fuori da tutto. Una voce in lontananza e il respiro dei cani, un filo sottile di vento che entrava dalle finestre e noi. E non avere bisogno di altro. Era la nostra sera e mi osservavi. Sorridevi accogliente, la tua anima una piccola porta aperta, un rifugio sicuro. E io che mi lasciavo andare e accettavo i tuoi tentativi di entrare. Io sempre trattenuto e legato alla catena, io e le mie porte chiuse, io e i miei silenzi ermetici che avevi trasformato in musica, canzoni sguaiate da una chitarra imbracciata come un mitra. Le tue vertebre sotto le dita, un rosario di desideri che ti raccontai in un fiato. Le mie mani scivolarono sulla gabbia delle costole, quella scatola d’ossa che racchiudeva il tuo cuore. E il tuo odore e la pelle, e il ritmo ondulato del respiro. Estasi umida e calda, un guanto caldo in una notte d’inverno. La mia seconda pelle. Il tuo corpo diventò la mia casa, entrai in te come l’esodo di un popolo schiavo e finalmente liberato. Entrai in te come la sola cosa possibile, come l’unica soluzione ai miei dubbi, come la sola meta del viaggio. Entrai in te e in noi, nello spettacolo di un piacere denso che invade l’universo ricoprendo ogni cosa, il pavimento, i muri, fino ad innalzarsi come un’onda e a uscire dalla finestra per diventa aria pura, irrorare le piante e arrivare fino al mare. Entrai in te, nei tuoi occhi spalancati che mi guardavano come si guarda un miracolo, con la stessa intensità di chi trova una pietra preziosa nascosta nel fango. Lo stesso furore che scuote gli uragani e scoperchia i tetti, la stessa forza della luna che muove le maree. Diventasti per me madre e figlia, terra e aria, fuoco e tempesta. Entrai in te, come la prima volta. La prima volta che pensai di essere Dio.

Guido Mazzolini

(Sempre bello rileggerlo tutto d’un fiato…)

T’avvoltoli e migri, t’inarchi allegria.
Spalanca le braccia poesia.

Guido Mazzolini

Buona domenica!!!!

C’è il silenzio cattivo, assoluto, quello che azzittisce ogni cosa. È il silenzio dell’anima, un vuoto che cerchiamo di colmare con pensieri a raffica, stupidi orpelli che nemmeno abbelliscono la solitudine. E poi c’è l’altro silenzio, quello buono, quello che non crea assenza, ma al contrario riempie le orecchie di voci che in nessun altro modo potresti sentire. È il silenzio del nulla e della gola, il silenzio che riempie. È il silenzio di chi non ha paura.

Guido Mazzolini

Cara donna ti scrivo, così mi distraggo un po’. E che bella sei, che mistero nascondi negli occhi e tra le labbra, nel movimento delle mani, in quel tuo essere diversa e allo stesso tempo complementare. Ancora ti osservo, ammirato e diffidente. Grato per quello che sei e che hai rappresentato, lieto di averti conosciuto, tu l’altra metà della luna, la faccia nascosta che non vedo, ma che influenza le maree. Diversa e inconfondibile, naturalmente madre dei tuoi figli ma anche dei tuoi domani e delle idee. Mi piace pensare che l’unione di un uomo e di una donna possa generare un essere nuovo e invincibile, quell’uomo primordiale che un geloso Zeus decise di tagliare a metà, così come racconta Platone nel Simposio. È in questa unione disunita che intuisco la perfezione del tutto. È il progetto insito nella natura e nelle stelle, è il disegno della terra e dell’acqua. È come deve essere. Anche per questo amo la poesia, perché è femminile e come una donna mi ha tenuto tra le braccia, in volo verso un viaggio di irripetibile bellezza. Libertà, finzione, la metrica del verso e l’infinito di una sillaba. Il tutto, il nulla, e io, e tu, e noi.

Guido Mazzolini

Simile a te venni raccolto
al margine di sentieri polverosi
mentre gemevo preghiere
mordendo di rabbia
la bocca impastata di polvere
le braccia graffiate dai rovi
esiliato da un mondo perfetto
detestato da un volto d’amore.

Simile a te nessuno ascoltò
cantare di terre lontane
tessere rime o feroci illusioni
mentre innalzavo le mura del sempre
e lontano non scorgevo il sole,
perciò mi tolsero il respiro
le lacrime buone, il rosso sorriso,
mi spogliarono di tutto
lasciandomi solo un avanzo di cielo
per poter contemplare la colpa.

Simile a te ho combattuto sanguinarie battaglie
ho indossato armature lucenti
credendo in me stesso, nelle mie cieche forze,
ho nascosto il mio corpo ferito
cercando un riflesso d’Eterno
nel Verbo che fu innanzi a tutto
la prima causa e l’ultimo fine
e ho costruito a mia immagine
un povero dio desolato e sconfitto.

Simile a te ho succhiato il veleno del mondo
mischiandomi addosso
l’amore pagato e il più puro pensiero,
ho bevuto il tuo tiepido sangue
e mi sono macchiato le labbra
ho vissuto l’inverno agognando l’estate
perché simile a te sono uomo di scienza e coscienza
di spietata, maldicente esperienza.

Guido Mazzolini (Suoni – Ed. Progetto Cultura)

Di notte t’immagino sveglia, seduta sul letto. In silenzio mi ascolti dormire, osservi il mio collo, i capelli, le orecchie, la schiena di latte e il respiro che ondeggia. Ascolti il sussurro di un sogno, di un sollievo liberato che rotola. Chissà a cosa pensi, al rumore del mondo, ai rimorsi, o forse a qualcosa di molto più semplice, a una goccia che cade o a una foglia portata dal vento. Di notte è meglio inseguire un pensiero semplice e breve, perché nel silenzio tutto si amplifica. Mi osservi e non sai che nel mio sonno è celato un segreto. Dormo e ti sogno, sono dietro di te che mi guardi e osservo il tuo gomito, il mento, il riflesso di luce che sfiora una tempia. Il resto di noi è soltanto un’ipotesi scarna, troppo spesso celata nella realtà. Ma io so che ogni nostro fuggire diventa un rincorrersi. Ogni nostra bruttezza, abbracciata, diventa incredibile e bella.

Guido Mazzolini

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Buon sabato sera! Paola.

Io so che averci è rimanere nudi, spogliati da ogni inganno. Così diversi, eppure così vicini. Adesi, due parti differenti di un unico tutto. Arriveranno i giorni bui, quelli che stridono e fumano, quelli senza colore. E insieme temeremo un futuro che non ci appartiene, perché il futuro è di chi non lo attende e vive un consapevole presente. Il futuro è di chi non ce l’ha. E in questa parentesi breve di vita mi chiedo quale senso nascondano le mie mani appoggiate alle tue, il colore della pelle, i miei occhi e i tuoi occhiali sul naso, il mio essere assorto e quel sorriso smarrito, le nostre vite piene di stracci, gonfie di esperienze che in fondo non ci riguardano davvero. E il nostro essere uniti, non ancora liberati dai dubbi.
Io so che averci è un divenire fluido, è un istante che prepara il successivo. È la primavera che tarda ad arrivare, ma quando sboccia ricopre l’universo.

Guido Mazzolini

Lontano, perduto, strappato.
Ho gli occhi del saggio e un’anima folle.

Guido Mazzolini

A tutti noi, in attesa di un Paese migliore, buona Repubblica.

P & E