Sei l’acuto angolo di un gomito
l’incavo netto sulla tua guancia destra
il profilo di mosaico bizantino,
frulli dita affusolate
mentre ridi d’argento
e sei cattedrale di arcobaleni
oltre un temporale estivo.
Sfiori il mio fianco
salutandomi l’affanno
con schizzi vermigli di una tela spenta.
Striscio come una serpe
mi accomodo in te
per distrarre l’allegria
vestirmi del tuo odore
divenire strazio, il più recondito
dolore, la ruga nascosta
nella piega di un ginocchio.
Vorrei essere ferita che mai guarirà,
una lieve screpolatura
rossa di sangue rosso
sulle tue labbra sottili e maliziose.

Guido Mazzolini

Chiusi la telefonata, presi una bottiglia di vino e riempii un bicchiere. Ne assaporai lentamente il gusto acidulo, a occhi chiusi, seduto in poltrona. Patrizia era rientrata da poco. Come sempre mi raccontò gli avvenimenti della giornata. La osservai di striscio, era bella e inconsistente. Ascoltavo, ma la sua voce arrivava da lontano, era un suono smorzato che percepivo appena. Pensavo a Claudia e a ciò che il tempo aveva tentato di portarmi via, seppellendolo sotto tonnellate di normalità. Invano.

Guido Mazzolini

Scivoli calda sulla mia pianura
sei balsamo benefico, velluto
nelle rughe della pelle. Sei dolce
condanna al disamore, involucro
di gioia. Contenitore d’estasi,
disseta la mia terra penitente
come sorgente di gaiezza piena
e lascia disegnare le mie mani
un rivolo di latte sulla schiena.

Guido Mazzolini

Ti ho amato a modo mio, forse poco e forse male. È stato come porre un limite all’infinito, costruire una gabbia nel mezzo di un oceano senza confini. Avevi ragione tu. Amare poco e male è come non amare affatto.

(da ‘Il passo del gambero’ di Guido Mazzolini)

Da leggere!!!! Ti giungano dal cuore, Piero, i miei ringraziamenti un po’ tardivi. Elena.

Il sillabario 2013

POST IN VIA DI COSTRUZIONE… forse…

INTERMEZZI

SULLA DOXA ED EPISTEME
Non è che gli dei abbiano rivelato i loro segreti ai mortali, tuttavia, col tempo,
se cercheremo troveremo ed impareremo a conoscere meglio (Senofane VI secolo a.C. , B 18).
Ma la Verità nessun uomo la conosce né la conoscerà mai, né sugli dèi né sulle cose di cui parlo.
E anche se per caso dovesse pronunciare la Verità definitiva, lui stesso non lo saprebbe:
perché tutto è tentativo di indovinare (Senofane, B 34)

Se le porte della percezione fossero ripulite, ogni cosa apparirebbe come essa è, infinita (W. Blake)

PREMESSA

Passiamo a trovarVi, Elena e Paola, del sito abdensarly per averci fatto conoscere il blog “Il suono della Parola” dedicato agli scritti del poeta-scrittore Guido Mazzolini, e per l’apprezzamento di un nostro post.

Inoltre in anticipo Vi ringraziamo se ci permetterete di mantenere sul nostro blog alcuni scritti…

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Scrivo per essere lontanamente vicino. A volte ho il sospetto che se non scrivessi, le cose non accadrebbero, o forse me ne accorgerei meno e vivrei più lontano, in superficie, accontentandomi di una realtà supina e un po’ triste. Perciò continuo a scavare, come il cercatore d’oro che non si arrende e non smette di filtrare acqua e sabbia nel setaccio, perché a volte nella melma riesce ancora a scorgere una pagliuzza gialla che brilla come il sole.

Guido Mazzolini

Per te.

Pubblicato: aprile 1, 2021 in Uncategorized
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L’hai scritto mille volte che la vita è una sorda incognita e non sempre le cose vanno come desideriamo. Ma non può piovere in eterno, lo sai tu meglio di me e in un attimo la vita riprende a girare e a sorridere. Torna presto in forma, Guido, ho troppo bisogno di tutto quello che sei. Ti aspetto.

ELENA.

A te ragazzo

Pubblicato: gennaio 18, 2021 in Uncategorized
Tag:

A te ragazzo, ai tuoi capelli lunghi
portati con disinvoltura, ai tuoi
profondi chiari occhi indagatori
sdruciti jeans, ma privi d’esperienza
e quel sorriso stretto e smaliziato
indossi, come la tua età di fuoco
serrando in te un bisogno di dolcezza
che a volte pare scomodo e pesante.
Cammini tu, sfrontato come un fiore
che buca il grigio di un asfalto estivo
nel percepire la domanda chiesta
cerchi risposte di certezza. Lascia
che le tue mani s’alzino, che spingano
l’indefinito limite del cielo
nel corruscare di un tramonto vano
e trasformate in ali ti sostengano
oltre i confini della tua paura.
Tu sei ciò che diventa ora. Vedi
che già mi meraviglia quel tuo essere
come io ero e quanto mi assomiglia
quel cenno di sorriso ancora steso
quel lampo acceso nei tuoi occhi chiari.

Guido Mazzolini

Molto profonda l’analisi di Filippo Fenara sulla poesia “Scapole”.

Da leggere subito!

( …non è un amore di poesia?)

Scavo a mani nude tra le scapole,
quei mozziconi d’ali sulla schiena
che ricordano la nostra genesi
di angeli caduti, strappati al cielo,
precipitati in un deserto arido.
Scavo e sei voragine che accoglie,
ricopre la mia carne, taglio di labbra,
il collo tra le pieghe del silenzio.
Apri le braccia, accogli il santo e il peccatore,
sono le rive opposte della mia anima.
Tu che possiedi il profumo della nascita,
e ti appartiene il frutto della gioia.

Guido Mazzolini