Mani di galera, di espedienti,
smarrite nella maturità di una stagione
queste mani che avvolgi d’allegrezza
e sfiori e stringi, nel tempo mio di vetro e sabbia
la tua bellezza inquieta
di sangue sparso e rose.

Guido Mazzolini

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Li vedi passeggiare stanchi, fissare un punto indefinito, gli occhi bassi e arresi. Vecchi sulle panchine e sguardi che si perdono lontano, annusano il vento aspettando un ricordo alla porta degli occhi, un piccolo segno, un gesto, una parola di tanto tempo fa. Un sogno da tenersi stretto quando il tempo sembra non passare, e ne è già passato troppo. Pochi capelli come cotone sfilato, pensieri scomposti e occhi lucidi, occhiali calati sul naso per leggere un giornale, e il tempo che goccia, e tanti giorni alle spalle.
Vecchi con la tosse e respiri che s’affannano, labbra scure e occhi arrossati, guardano il cielo e forse cambia il tempo, restano in attesa di un’alba, di un giorno qualunque, sempre in attesa di un’attesa più breve. E il tempo è un regalo prezioso, e il giorno che arriva un dono che sembra immeritato. Piedi abusivi sul suolo del mondo, vecchi ormai abbandonati, poveri corpi in cerca di un contatto e di una mano da stringere. Vecchi all’osteria a seminare ricordi, librerie di sapere nascoste nello sguardo, esperienza di vita vissuta e masticata. Vecchie mani callose di contadini, schiene curve dal peso di un lavoro duro, terra coltivata a braccia, scura e disossata dal tempo.
Corpi passati, anime future. E quanti bambini nascosti nel corpo di un vecchio. Te ne accorgi da un sprazzo di luce che illumina gli occhi, dalla passione nel raccontare un ricordo, oppure dal sorriso che stentano, lo stesso di chi percepisce un’eternità accennata. Ossa che scricchiolano, anime controluce nel riflesso dei giorni, in mano le mani che tremano, mani che hanno lasciato l’impronta nei giorni.

Guido Mazzolini

Il riflesso di me trasuda perdizione.
Rammarico denso peccato non solo,
guardando la china di prossime aurore,
immagino e sono futuro.
Proseguo i miei giorni,
incerto accadere di rapidi eventi
rallento quel passo rapido un tempo
ed ora più saggio, di navigatore
che approda nel buio.
Possiedo le idee
e ciò che feconda il mio tempo.

Guido Mazzolini

Siamo di fronte a un gigante d’argilla, un bambino prodigio che non ha fatto prodigi, un neonato che doveva crescere, eppure non è ancora diventato adulto e sembra già vecchio. Siamo di fronte a un’illusione mal architettata, un’utopia che ha sdoganato un melting pot fallimentare.
Nel nome di un’uguaglianza sterile, hanno voluto farci tutti uguali. È una torre di Babele dove ognuno vuole imporre la proprio idea, una libertà fasulla che maschera la ragione del più forte gettata con arroganza in faccia al più debole. È l’Europa del soldo e dei banchieri, l’Europa invasa e invasata, traboccante di immondizia ideologica e nichilista, grottesco condominio multi-color dove chi ha l’attico sbraita e detta legge, mentre che abita al piano terra subisce in silenzio. Ma a parte questo, domenica tutti a votare, e a votare bene. Buon voto, buon voto davvero. Secondo coscienza.

Guido Mazzolini

La tua voce semina parole
che gravitano al ritmo del pensiero
come astri e universo, notte e giorno
e ancora mi attraversa il suono,
il tuo pensiero come un sortilegio
quest’ipotesi d’esistere spaiati
questo fragile miracolo
e questo tempo di fatica e impronte,
di corse e viali vuoti, questo tempo
di scommesse perdute,
che ripara gli astri e bagna il volto
e sbalordisce gli occhi, e affatica il cuore.

Guido Mazzolini

Quando non sai cosa dire, prova a stare zitto.
Scoprirai che ci sono silenzi che fanno più rumore di mille parole inutili.

Guido Mazzolini

Una poesia di Guido Mazzolini