Torna al buio del silenzio
cercatore di nulla
affama il desiderio
disperdi suoni e voci.

Non perdonare mai
l’oblio del disaccordo
la grigia indifferenza
l’insolita finzione.

Solo mia
rimane l’impronta
di miracolo e di sabbia.

Guido Mazzolini

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Ti guarderei con più attenzione
senza la fretta del rapitore,
con fragile ingenuità
mentre raccogli stelle
distesa sul mare nostro di papaveri
dove affondano i sogni
nel ventre della notte
e poserei le mani stanche
sui tuoi fianchi d’alabastro
con la delicatezza cieca
di chi sfiora un monile prezioso.
Osserverei attentamente
le ombre che disegna
la luna sul tuo viso
cercherei di conoscerle
una dopo l’altra
e apprezzerei il tuo odore
quell’impronta lieve di fiori
abbandonati in un cassetto.
Appoggerei l’orecchio sulla gola
per udire il tuo respiro,
il gesto delle labbra quando preghi
e quello delle dita quando godi.

Guido Mazzolini

Mi consola pensare che da qualche parte dell’universo due uguali a noi continueranno ad amarsi, diventeranno vecchi insieme, vicini, un’anima sull’altra, come le pietre sul letto di un torrente

Guido Mazzolini

Il filo rosso che sostiene il testo dalla prima all’ultima pagina è l’attendersi, il volersi davvero, il desiderarsi veri e luccicanti come scintille di un falò per appartenersi al di là di ogni pregiudizio o convenzione. È questo il desiderio più grande di Cosimo e Claudia, protagonisti del romanzo. E la casualità di un incontro che s’impone nel diverso svolgere della vita, conduce i protagonisti verso dimensioni divise e lontane, fautori di propri orizzonti e sorretti dall’istinto di essere uno per l’altro. Cosimo e Claudia incarnano le due opposte facce di una stessa umanità. Insieme hanno imparato l’amore, disegnandone i dettagli e conservandolo in un luogo inaccessibile e senza possibilità di redenzione. Il loro è un viaggio sezionato quasi chirurgicamente che scandisce le stagioni mutevoli della vita, dalla giovinezza alla maturità, scolpite in un crescendo che sembra stordire.
La storia di “un celeste divenire” si evolve nella rincorsa di un tempo che fugge, ingoiando energia e amore, ma nonostante tutto riecheggia di speranza e suona audace e violentemente malinconica. Il romanzo è anche un multi-luogo suggestivo, che dipinge una Cremona nostalgica, una Milano sfavillante e una Venezia decadente e surreale. È una geografia narrativa che sottolinea l’evoluzione un sentimento svelandone la luce e l’ombra, il canto e il fragore.
È un’affascinante narrazione che cattura il lettore e lo conduce in un viaggio che purifica. È il racconto di un’eroica normalità che trasforma i protagonisti in personaggi di battaglie epiche e ci risveglia lasciandoci negli occhi solo qualche frammento di sogno. E in fondo il senso della vita comprende anche la fatica più pura dell’esistenza, quella che lascia attoniti nello scoprirsi uomini capaci d’amore, chiamati e voluti per ricalcare un disegno del quale possiamo soltanto intuirne i tratteggi.

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Scelte, conseguenze. Causa, effetto. È il semplice dualismo che governa la nostra esistenza. Si raccoglie ciò che si semina, si trova ciò che si lascia. Siamo uomini dotati di libero arbitrio, due semplici parole che ci lasciano inchiodati alla libertà di poter operare una scelta e di pagarne fino in fondo le conseguenze. È un grande potere, quasi sempre usato nel peggiore dei modi, arrancando verso rappresentazione grottesche di una libertà che rasenta il capriccio e il vantaggio personale. Ecco perché, disposti a credere a tutto, spesso si raccoglie il peggio di noi.

Guido Mazzolini

Di me conosco ombre nello specchio.
Di me, moltitudini.

Guido Mazzolini

Un racconto di Guido Mazzolini.

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