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Chiamiamola “Disposizione anticipata di trattamento”, un acronimo secco – Dat – che poco spiega o enuncia, oppure “biotestamento” o anche “fine vita”, poco importa: giovedì 14 dicembre, il Senato della Repubblica darà una considerevole spinta a due mani al cammino di uno dei provvedimenti più criptici e controversi di questa legislatura. E ci riguarda da vicino, visto che verranno imposte nuove regole sulla morte, episodio che – ahimè – riguarda tutti, nessuno escluso. Lascia sbalorditi la mancanza (colpevole) di informazione. Pochi sono a conoscenza del provvedimento, del significato di ogni parola, delle implicazioni mediche o etiche. Come spesso accade siamo davanti a un finto dibattito che glissa sulle domande più importanti.
Ad esempio, la legge considera trattamenti sanitari anche la nutrizione e l’idratazione, quando artificiale, consentendo la condanna legale a morire di fame e di sete. E in tutto ciò è ben chiaro il passaggio che esonera il medico da ogni conseguenza penale per atti di omissione richiesti dal paziente o da un fiduciario. Inoltre la legge non tiene conto della coscienza dei medici e non riconosce l’obiezione di chi non intende cooperare ad atti contrari alla propria etica. E senza fare sconti; neppure gli ospedali “cattolici” saranno esentati e dovranno accettare di provocare la morte di un paziente attraverso omissioni sanitarie. In questo modo il suicidio diventa libera scelta e l’omicidio di stato prassi comune.
La “Disposizione Anticipata di Trattamento” viene sbandierata come un atto di giustizia, in nome del sacrosanto diritto di autodeterminarsi. È ovvio che ciò che immagino del mio futuro differirà da quello che sperimenterò nel momento in cui la malattia si manifesti. Ma se perdessi conoscenza non mi sarà garantita la possibilità di mutare volontà: varranno le disposizioni che ho lasciato scritte, anche se esiziali, magari anni prima.
Si tratta di pura follia che porterà a sopprimere le persone più deboli, la cui vita sarà giudicata non degna di essere vissuta, da loro stesse e da una Stato che ne appoggia e sostiene la fine. È una mentalità nazista, l’eutanasia costa poco, curare un malato molto di più. Diventeremo ben presto come altri Stati europei (Belgio, Lussemburgo, Olanda, Svizzera, Francia) che compiono vere e proprie stragi di malati giudicati indegni di vivere. Altro che autodeterminazione e diritto. Si tratta di un legiferare nichilista e mortifero che spalanca le porte a decisioni eutanasiche che priveranno ulteriormente l’essere umano di quella dignità che gli appartiene, al di là di ogni stato sociale, condizione o malattia.

Guido Mazzolini

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Che bello, finalmente torni a trovarmi con un nuovo romanzo. Non vedo l’ora di leggerlo!

“Un celeste divenire” è soprattutto un racconto. Mi piaceva l’idea di sperimentare una narrazione fluida ma allo stesso tempo portatrice di intrecci suggestivi. Una cronaca, il resoconto di un’ampia fetta d’esistenza dei protagonisti e nulla più. Non ho inseguito il colpo di scena o l’effetto speciale, non ho cercato trame surreali o stupori troppo collocati in una realtà letteraria. Mi sono limitato alla semplice narrazione di accadimenti e destini. E ancora una volta è  il destino a tracciare il disegno che farà incontrare, conoscere, vivere Cosimo e Claudia, i due protagonisti della storia. E ancora una volta la trama narrativa cederà il posto a un racconto reale e privo di miracoli. E ancora una volta l’eroismo della vita è nascosto nella normalità. Sì, quella benedetta normalità ormai fuori moda, ma che racchiude il vero miracolo dell’essere umano.
La “geografia” del romanzo si muove dalle nebbie padane di una Cremona onirica, per arrivare a una Milano luccicante e agli sfarzi decadenti di una surreale Venezia. La musica jazz si fa contrappunto alla narrazione di una storia d’amore sofferto e meritato, che prima di tutto è una storia di vita interrotta da un destino che più cerca di separare e più rende solido un legame. È questa la realtà svelata dal racconto; in fondo non siamo meravigliose scintille immerse nel disordine di un caos imprevedibile, ma destini voluti e chiamati, forse appena accennati, ma uomini e donne che possono adempiere alla propria sorte ricalcando un disegno già tratteggiato.

(Guido Mazzolini)

 

Immagino il tuo odore
il suono di un soffio,
la bocca che ha diviso il cielo in sopra e sotto,
il tempo in prima e dopo,
la tana del serpente e i tuoi capelli
l’arzigogolo di un sorriso
e io e te. E noi.

Guido Mazzolini

Amami senza ritegno
come parola indecente e bisbigliata
come cosa morta raccolta da terra.
Amami come si ama l’inevitato
o un ultimo respiro,
senza chiederne ragione
senza consolazione.

Amami come i pazzi folli d’amore
non con la saggezza antica
di chi conserva inverni e guarigioni
ma come gli uragani che violentano la terra.
Disperdimi come sale e neve
voglio sdrucire l’anima
nel meridione dei tuoi occhi viola
perciò amami quando sono aquila lontana
quando carezzo le nuvole
quando sono seme di terra rorida
quando sono inverno.

Amami, non essere ombra diafana
diventa il mio tutto
il mio capolavoro.

Guido Mazzolini

 

Sei boccio sul ramo
spicciolo colmo di vita
verde primavera, umida gioia
nel ponente di una sola mano.
Sei spiga dorata che oscilla
ramo selvaggio
il frutto maturo del pane
il succo più amaro da bere.
Sei stagione più bella del sogno
il breve istante
tra ciò che non è,
il passo leggero del gatto
la grande distanza
tra l’avere e il donare.
Sei nudo altopiano
sorgente da bere
possiedi gelosa
tutti i colori del buio.

 

Sempre
il regalo della terra
offre un calice di gioia
da bere insieme
sorseggiando adagio.
Tiepide labbra lusingate
e un lieve decantare d’infinito
un declinare adagio
senza più pace.
Odore di te
che muta
diviene più denso
e sale alla testa,
è un guizzo di pesce
che increspa uno specchio di lago.

(“Forme difformi” di Guido Mazzolini) leggilo qui

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni uomo è somma imprecisa di tanti uomini.
La luce e l’ombra, l’odio e l’amore,
la reversibilità che ci conduce a sfiorare le stelle
e a masticare fango amaro
sono tutte molecole invisibili di noi.
Forme difformi.
Dedico questi versi a ognuno degli uomini che sono
e a ognuno degli uomini che sei.

Poesia bene di tutti, poesia bene per tutti. Sembra essere questa l’idea che permea la silloge poetica di Guido Mazzolini dal titolo Forme Difformi. Si tratta di una raccolta che alterna componimenti in endecasillabi ad altri in forme più libere e svincolate dalla metrica tradizionale. Come sempre l’argomento prediletto da Mazzolini è l’uomo con le proprie bellezze e bruttezze, sempre alla ricerca dell’anima e di un senso che la modernità sembra avere accantonato. Sono versi potenti che sottolineano un “labor” poetico davvero interessante. Da sottolineare “Lo sguardo non mente”, che contiene una serie di componimenti dedicati al corpo e all’eros. È inteso e sottinteso l’universo dell’autore, come ben espresso nella postfazione: La nascita di una poesia prevede un’intuizione iniziale, romanticamente definita ispirazione, un suono che diventa chiave per aprire una porta dell’anima e spalancare un cancello chiuso, una scintilla che diviene seme piantato in un terreno fertile. Dopo l’intuizione iniziale comincia il lavoro artigiano della scrittura e non è facile codificare un’emozione, calarla in un linguaggio comprensibile. Qual è il colore dell’allegria? Penso sia il giallo. E l’odore delle noia? E che sapore ha il disinganno? Descrivilo senza calarlo in una storia, ma raccontando cosa vedi in quella stanza dopo che ne hai aperto la porta. Solo allora avrai scritto una poesia. Solo allora avrai compiuto un gesto poetico e rivoluzionario.

Forme difformi è leggibile e scaricabile gratuitamente qui

Scivola il miele di memoria densa
che tutto lega al tempo già smarrito,
recuperato dall’affanno
di rivedermi in sogno che sorvolo
lei che agita il ventre
simmetrico di gioia
come in oriente danzano
farfalle colorate di tramonti,
come i passi del pellegrino,
come una rete colma di pesce
che s’agita vano e attende e muore.

Guido Mazzolini