Donne

Pubblicato: marzo 29, 2013 in Uncategorized

Di te non ho molti ricordi, solo gocce di immagini e suoni leggeri, ma i pochi che cullo nella mia testa sono ancora dolcissimi e vivi.
Per esempio ricordo il tuo profumo, quell’acqua di colonia in bottiglioni enormi sul comò in camera da letto. Entravo e il tuo odore buono era nell’aria e permeava le cose.
Ricordo il tuo vestito a fiori grandi blu che spesso indossavi in casa. 
Ricordo quando suonavamo insieme il pianoforte, tu che mi hai per prima presentato la musica, quella strana magia di tasti bianchi e neri strimpellati all’inizio solo per gioco e poi diventati importanti nella mia vita. 
Ricordo il tuo anello, acquamarina azzurratissima al dito e la tua voce dalla cucina che diceva «E’ pronto.» senza possibilità di repliche. 
Ricordo il budino di cioccolato del giovedì mattina, la pentola ancora calda ed io che frugavo con il cucchiaio e le dita per raccogliere quello buonissimo rimasto attaccato ai bordi prima di andare a scuola. 
Ricordo anche quella vacanza al mare e tu che per la prima volta ti eri persa per strada e quando ti venni a cercare credevi fossi tuo fratello, dimostrando i primi segni di una malattia cattiva e ingiusta che in poco tempo ti ha portato via.
Ti vidi per l’ultima volta in un letto bianco di ospedale, piccola e impaurita come un bambino ma senza renderti conto. 
In poco tempo hai lasciato tutto ed io che facevo finta di essere grande senza esserlo e mi nascondevo quando non riuscivo a trattenere le lacrime. 
Ecco, volevo scrivere di donne, di questa maledetta benedizione che mi accompagna, mi mette al mondo tenendomi al sicuro e attirandomi come una vertigine senza fondo. 
Donne che mi sono appartenute e alle quali da sempre appartengo, luce e ombra, la faccia più nascosta di me, mistero ed evidenza.
Donne che ridono e piangono, trattengono il fiato e tirano avanti in un mondo di maschili apparenze dove per gli uomini tutto è un poco più semplice. Donne che forse per questo vogliono assomigliare sempre più a noi e a forza di provarci diventano strani feticci. Donne che hanno la forza del vento che soffia, che piangono lacrime amare. Donne speciali soltanto per il loro essere donne, senza bisogno di altro, di stupidi orpelli e stereotipi idioti. Le guardiamo con un po’ di sospetto, sono madri, sorelle, figlie, spose; proiettate verso il domani perché il futuro è la loro dimensione e questo ci lascia un po’ impauriti, noi patriarchi codardi legati al passato.
Volevo scrivere di voi e invece mi ritrovo a parlare di te, la prima ad avere abitato la mia giovinezza ovunque essa sia.
Ovunque tu sia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...