lo specchio

Pubblicato: marzo 29, 2013 in Uncategorized
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«A che pensi?» «Io? A nulla. E tu? Sembri malinconico.» Lampo di occhi nella penombra, la luce del corridoio filtra dalla porta socchiusa. «Malinconico? Non più del solito. Sai che mi piace la malinconia. È una condizione mentale, un panorama della spirito.» «Cioè?» «Come dire…la malinconia ti veste di tenerezza. Ti ammanta, ti abbraccia come una vecchia mignotta. E tu rimani in silenzio, chiudi gli occhi e ti ubriachi di ricordi.» La fessura bianca diviene ancora più sottile. «Io detesto i ricordi. Sono poveri fantasmi monchi, lenzuola appese che ondeggiano nella penombra. Il ricordo arriva quando perdi qualcosa, striscia come un ladro e ti monta sulle spalle. Il ricordo è il sigillo di ciò che non c’è più.» «No, ti sbagli amico mio. A volte il ricordo può essere un ottimo compagno di vita. Ieri ho visto un vecchio che camminava per strada. Sorrideva e sai perché? Perché il suo cuore era pieno di ricordi. Zeppo come un vaso colmo di miele. Spesso il ricordo è l’ultima spiaggia della vita, ti sdrai sulla sabbia e aspetti l’onda migliore.» Sorriso teso e forzato, bagliore di denti nel buio. «Sarà come dici tu, ma io preferisco la certezza. Voglio stringere le mani sopra un pezzo di pane, non sul ricordo di averlo mangiato.» «Vero, ma il pane che ricordi profuma di più.» «E nutre di meno.» Le nocche sfiorano la guancia sinistra. «Domani è il compleanno di tua figlia. Che le regali?» «Devo ancora pensarci. La porterò a cena fuori. Adora il sushi. A proposito, lei è uno dei miei ricordi migliori.» «Sì, però esiste ora, è viva nel presente. Domani la vedrai e stamperai un grosso bacio sulla sua fronte rosa.» «Quindi?» «Voglio dire che tua figlia non è un semplice ricordo. Non appartiene ai fantasmi monchi. Lei è pura realtà.» Rapido sbadiglio. «Sì. Però voglio dirti una cosa. Mia figlia è la somma di ciò che esiste ora e di quello che ricordo.» «Anche questo è vero. Ciò che c’è oggi è impregnato di passato. È una spugna fradicia di malinconia.» Breve cenno di mano. «È tardi. A presto.» «Salutami la bimba.» L’uomo esce dalla stanza e spegne la luce. Rimane solo uno specchio appeso alla parete e un riflesso di ricordi che balugina come avorio nel buio.

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