Archivio per marzo, 2013

La morte di un uomo

Pubblicato: marzo 29, 2013 in poesia
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Non posso gioire per la morte di un uomo,
quel corpo riverso, straziato dai colpi
di un giudizio precario e feroce,
quel viso di sangue, le mani forate,
sdraiato, gettato nel fuoco come povero straccio
le orbite vuote di luce che ancora domandano
un solo silenzio bagnato di pena,
è un povero figlio
un volto ingiuriato da un altro,
è bocca socchiusa nel rantolo
che ora racconta un giudizio severo.

Non posso gioire per la morte di un uomo,
egli è una canna spezzata di rabbia
un sibilo muto di vento,
è un grido smembrato il suo corpo
brandelli di carne, fossa di terra
dove hanno infilato le mani
ghignanti aguzzini vestiti di nero
che cambiano forma e divisa,
fantocci di stupide guerre
prevenzione di odio futuro.

Non posso gioire per la morte di un uomo
di un despota sanguinario e rapace
o un santo di luce e dolcezza,
la folla è una bestia perversa
esulta sul sangue versato
si bagna le labbra, le zanne appuntite
danzando su tristi macerie.
Lontano s’addensa il tramonto
e tutto si copre di nubi,
egli è soltanto una foglia strappata dal ramo
un triste fantoccio sbilenco,
è un Cristo martoriato e trafitto
un interrotto domani,
così mi appartiene quel sangue versato
nero e aggrumato di polvere
quel petto squarciato dall’odio,
lo sento già mio quel grido che innalza
e invoca giustizia al grigio livore del cielo.

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Caro editipografo

Pubblicato: marzo 29, 2013 in Uncategorized
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Caro editipografo strana razza di editore-tipografo essere mitologico metà mecenate e metà stampatore che promuovi fantasmagorici concorsi di poesia e selezioni mirabili di testi quindi rispondi valutandoli con parole complimentose e ti congratuli pure e giudichi il nostro scrivere a un passo dal Nobel per poi inviarci un contratto di edizione parola altisonante visto che ci proponi l’acquisto di tot. copie dei nostri figli illegittimi come se oltre alla fatica al mal di vivere e allo stremo di avere partorito un’opera letteraria da te giudicata meravigliosa dovremmo anche comprarla….”per agevolare la distribuzione locale” dici…la domanda sorge spontanea… ma non sei tu che dovresti distribuire? allora ti rinfresco un po’ la memoria… l’autore scrive l’editore edita e distribuisce di solito, salvo aggiornamenti, funziona così.
Rischia si certo….in un’ Italia dove non si legge più manco la Gazzetta dove “anche Moravia pubblicò il suo primo romanzo a proprie spese…” l’editore quello vero rischia l’invenduto il salto nel vuoto ma se così non fosse che razza di editore saresti?
Caro editipografo che anche oggi mi hai inviato l’ennesimo contratto di edizione proponendo l’acquisto in “comode rate” come se dovessi comprare un divano o una lavatrice nuova con gli incentivi statali… rate comode si ma non ti sembra scomodissimo che io acquisti quello che ho scritto considerando che solitamente amo leggere ciò che non conosco e le mie parole credimi le conosco a memoria.
Anche per questo tornerò ad essere scrittore che prende appunti ovunque dal cellulare alla bustina dello zucchero che scrive e vomita sensazioni solo sue cercando la strada e la meta per scoprire poi che ciò che conta è il viaggio e non il punto d’arrivo. 
Lo farò per me stesso come è giusto che sia. 
Tornerò ad essere autore, tu però editipografo ridiventa editore.

Donne

Pubblicato: marzo 29, 2013 in Uncategorized

Di te non ho molti ricordi, solo gocce di immagini e suoni leggeri, ma i pochi che cullo nella mia testa sono ancora dolcissimi e vivi.
Per esempio ricordo il tuo profumo, quell’acqua di colonia in bottiglioni enormi sul comò in camera da letto. Entravo e il tuo odore buono era nell’aria e permeava le cose.
Ricordo il tuo vestito a fiori grandi blu che spesso indossavi in casa. 
Ricordo quando suonavamo insieme il pianoforte, tu che mi hai per prima presentato la musica, quella strana magia di tasti bianchi e neri strimpellati all’inizio solo per gioco e poi diventati importanti nella mia vita. 
Ricordo il tuo anello, acquamarina azzurratissima al dito e la tua voce dalla cucina che diceva «E’ pronto.» senza possibilità di repliche. 
Ricordo il budino di cioccolato del giovedì mattina, la pentola ancora calda ed io che frugavo con il cucchiaio e le dita per raccogliere quello buonissimo rimasto attaccato ai bordi prima di andare a scuola. 
Ricordo anche quella vacanza al mare e tu che per la prima volta ti eri persa per strada e quando ti venni a cercare credevi fossi tuo fratello, dimostrando i primi segni di una malattia cattiva e ingiusta che in poco tempo ti ha portato via.
Ti vidi per l’ultima volta in un letto bianco di ospedale, piccola e impaurita come un bambino ma senza renderti conto. 
In poco tempo hai lasciato tutto ed io che facevo finta di essere grande senza esserlo e mi nascondevo quando non riuscivo a trattenere le lacrime. 
Ecco, volevo scrivere di donne, di questa maledetta benedizione che mi accompagna, mi mette al mondo tenendomi al sicuro e attirandomi come una vertigine senza fondo. 
Donne che mi sono appartenute e alle quali da sempre appartengo, luce e ombra, la faccia più nascosta di me, mistero ed evidenza.
Donne che ridono e piangono, trattengono il fiato e tirano avanti in un mondo di maschili apparenze dove per gli uomini tutto è un poco più semplice. Donne che forse per questo vogliono assomigliare sempre più a noi e a forza di provarci diventano strani feticci. Donne che hanno la forza del vento che soffia, che piangono lacrime amare. Donne speciali soltanto per il loro essere donne, senza bisogno di altro, di stupidi orpelli e stereotipi idioti. Le guardiamo con un po’ di sospetto, sono madri, sorelle, figlie, spose; proiettate verso il domani perché il futuro è la loro dimensione e questo ci lascia un po’ impauriti, noi patriarchi codardi legati al passato.
Volevo scrivere di voi e invece mi ritrovo a parlare di te, la prima ad avere abitato la mia giovinezza ovunque essa sia.
Ovunque tu sia.

Così trascorse il tempo

Pubblicato: marzo 29, 2013 in poesia
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ImmagineCiao piccola ape furibonda, mi hai insegnato che l’amore non può essere tale senza la sofferenza. Mi hai insegnato il potere della parola, la suggestione del suono muto, il lento scorrere di una penna su un foglio bianco. Mi hai insegnato che siamo di passaggio, ma possiamo lasciare tracce indelebili di sogni luminosi. Mi hai insegnato la bellezza della Vita, il senso delle lacrime, la follia che ci attraversa, noi marinai di un viaggio lento e inconcludente. Mi hai insegnato la dismisura, il rigetto verso le convenzioni che popolano il mondo. Mi hai insegnato ad amare l’amore e la paura, a rispettare la diversità. Mi hai insegnato che la Vita è sangue e dolore, ma è pervasa da una luce bellissima. Mi hai insegnato che non c’è una strada, ma che tutti tracciamo la nostra. Mi hai insegnato che esiste un destino. Mi hai insegnato l’importanza del Sogno, il grande Sogno, l’Ideale. Grazie per tutto Alda. Arrivederci a presto.

Così trascorse il tempo ( per A.M.)


Così trascorse il tempo,
divenne inganno di un’attesa
dal lento appassire, inesorabile.
Non odi suoni, non hai parole;
i gesti più non avvicinano alla poesia dell’estasi
al ditirambo folle che ingenua danzavi
nei giorni tuoi di tragica purezza
ove cielo spietato, incapace di perdono
è vuota stanza di desideri irraggiungibili.
Urla il tuo folle cuore, prigione dei poeti
di sentimento minuzioso e muto.
Urla la sete tua di amore immenso,
di semplice candore.
Urlano i tuoi versi splendenti
affamati d’aria. A te vicino
io accolgo mani che stringono la gola.
L’urgenza che senti è solo bisogno di vivere
schietto nutrimento, linfa vitale.
Null’altro.