La sublime inutilità della poesia

Pubblicato: maggio 1, 2013 in Uncategorized
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don mazziLa sublime inutilità della poesia
di don Antonio Mazzi  (scrittore e giornalista, fondatore della Comunità Exodus)

Mi chiedevo, dopo una prima lettura delle poesie di Guido Mazzolini, quale possa essere il significato dello scrivere una poesia, quello autentico, al di là di ogni ragionevole dubbio. Perché si scrivono poesie? Per quale motivo? Molta gente scrive testi, parole, l’Italia è un popolo di navigatori e di poeti si sa, pochi sono quelli che non hanno subito il fascino di un foglio bianco immacolato senza poi riempirlo di versi più o meno efficaci; fogli scritti a mano o al computer, riposti in un cassetto in attesa di tempi migliori… È un fenomeno questo che riguarda tutte le età, anche se penso si riferisca maggiormente ai giovani.

Credo che nel nostro tempo la poesia sia un accessorio direi quasi inutile. Non voglio cadere nella retorica e affermare che la società odierna promuova altri “valori” quali l’utile, il vantaggio, il guadagno; è un discorso questo che sentiamo ogni giorno, predicato senza sosta dai vari pulpiti mediatici. Dico però che scrivere una poesia e un’altra e un’altra ancora, fino a raggiungere l’ambito traguardo della pubblicazione di una raccolta, rappresenti a prima vista un gesto “insensato”; la poesia non porta guadagni, non concede immediati vantaggi all’autore. La poesia è inutile, sublimemente inutile.

Ma allora, perché questo desiderio di espressione, perché perdere tempo alla ricerca di metafore, perché scrivere poesie? Me lo sono chiesto e mi sono anche dato una risposta che voglio condividere con gioia in questa prefazione. La poesia rappresenta la parte più autentica dell’uomo, sicuramente quella meno utile per il nostro tempo fatto di velocità e di praticità, ma certamente la parte più vera.
La poesia, quando sinceramente dettata da un bisogno, svela l’eternità nell’uomo perché parla della voglia di andare oltre i luoghi comuni, parla della necessità improrogabile di amare, del desiderio di un amore sconfinato, parla del dolore come domanda alla quale non possiamo esimerci dal trovare una risposta.
Parla di eterno e forse anche per questo è sublimemente inutile…

Auguro all’autore la sincerità necessaria per svelare la parte più autentica di sé che troppo spesso si rischia di dimenticare in nome di ideali fasulli, immediatamente disponibili e a poco prezzo. Infine auguro all’autore di essere davvero Poeta, con la P maiuscola, e credo che questo sia l’auspicio migliore…

(Prefazione a “L’Attimo e l’Essenza” – Arduino Sacco Editore)

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commenti
  1. Antonio ha detto:

    È un piacere passare tra i versi di un amico, che ho condiviso e ancora apprezzo. Un saluto a tutti i lettori!
    Antonio.

  2. autore ha detto:

    Ottima prefazione.
    Cordialità.

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