Archivio per Mag, 2013

Lascia che sia

Pubblicato: Mag 21, 2013 in frasi
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Lascia che sia il tempo ad interrogarti e non il benpensante che incontri per strada o leggi sul giornale. I suoi occhi non sono sinceri, le sue non sono vere domande. Ti chiede come stai e cosa pensi, ma non chiede mai chi sei. Parla di massimi sistemi, di sublimi democrazie intellettuali e libertà assolute. Vuole solo illuderti che il denaro ed il possesso siano le chiavi della felicità, eppure esistono uomini talmente poveri da possedere solo un ricco conto in banca e nient’altro. Lascia che sia il tempo, allora. Non permettere a nessuno di trattarti come un mero bene di consumo, qualcosa di utile finché serve, un limone da spremere finché rimane un po’ di succo. Ricorda che sei unico e irripetibile. Ricorda che lo sei soltanto perché esisti e l’alternativa a vivere è il non vivere e il buio è sempre peggio della penombra, dove il nulla si annichilisce nel tutto. Lascia che sia il tempo, solo così ti accorgerai che moriamo in ogni istante e in ogni istante nasciamo rinnovati, perché tutto accade una volta sola, ma il divenire concede sempre un’altra possibilità. Lascia che sia il tempo, amico mio, che sia Gioia e Risurrezione. Vita per sempre.

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T’imploro d’amore

Pubblicato: Mag 20, 2013 in poesia
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T'imploro d'amore

Giuda

Pubblicato: Mag 18, 2013 in frasi
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ImmagineL’arrivo dell’oppressore venne preannunciato da una grande pioggia di stelle. Quella notte i bambini guardavano in alto e avevano la bocca spalancata per lo stupore. Tutti restarono con gli occhi alzati, rivolti al coperchio del cielo attraversato da graffi veloci di luce. Molti di loro capirono subito il presagio, intuendone il significato. I segni del cielo non erano mai stati portatori di belle notizie per il mio popolo.
«Le stelle non sono ambasciatrici di gioia. Le stelle anticipano il disastro. Arriverà presto siccità. Oppure un’inondazione. O una malattia cattiva che mieterà i nostri figli. Le stelle non promettono mai niente di buono.»
Un vecchio con la barba lunghissima parlava sottovoce e alzava una mano verso il cielo mentre con l’altra si percuoteva il petto. Colpi fortissimi, a pugno chiuso, sembrava un tamburo impazzito. Una donna corse a chiamare il marito. Si strinsero l’uno all’altra guardando il cielo, quasi volessero cercare un breve ristoro alla sfortuna.
Non bastò. Non poteva essere sufficiente. Qualche giorno dopo arrivarono le prime legioni a sporcare le nostre terre. Orde di eserciti barbari appestarono l’aria, puntando le loro lunghe lance di morte verso quelle stesse stelle che ne avevano previsto l’arrivo.

 (“Giuda” la Torre Libri)

I ricordi criminali.

Tu lo conosci madre

Pubblicato: Mag 12, 2013 in Uncategorized
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Tu lo conosci madre, hai tratto
il respiro di un figlio dall’abisso
buio, plasmandone le labbra, gli occhi
scuri, la sua piccola ferita
aperta e sanguinante. Lo chiamasti
a gran voce, dita su corde d’arpa,
scandendone la prima volta il nome
e intonando melodie d’amore
divenendo così per lui rifugio
caldo, carezza e arcobaleno.
Tu lo conosci madre, porta il tuo
sangue marchio nelle vene, il tuo
profumo di cannella e fiori bianchi,
tu come stella madre di ragione
comprendi il troppo labile confine
che nasce dal coraggio di un’attesa
e sai di lui diviso e differente
tracciando al cielo quando cambia il giorno
nuovo e si riveste e muta forma
di aquila ribelle che s’invola.
Tuo figlio non raccolse quel sorriso
la tua dolcezza sempre regalata
in una vana attesa che distrae
il gesto già consunto. Ora non veste
abiti candidi ma un saio lercio
di malie raffazzonato, si nutre
di locuste e bacche scure gemendo
un forte grido a Dio, di antica
malinconica canzone, passione
malriposta nel proprio disperare.
Tu lo conosci madre occhi di fiume
stretta la vita tua nel largo dare
un elargito bene a piene mani
non domandasti nulla, perché tutto
fu diramato prima che accadesse
e lo accogliesti come avere in mano
qualcosa d’indicibile e prezioso.

(“Suoni” – Edizione Progetto Cultura)

Voglio te.

Pubblicato: Mag 9, 2013 in Uncategorized
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Voglio te.

ImmagineLasciami, fallo ora, non pensarci due volte. Io sono fatto così. Sono solo un fottuto prototipo di maschio-maschilista. Nient’altro. Sai, il mondo è pieno di uomini come me, viziati, insicuri e instabili, ma così tanto affascinanti che è facile perdere la testa per uno di loro. Succede esattamente in un millisecondo. Cerchiamo, troviamo e perdiamo. Questo è ciò che è capitato a te. Tutto comincia come una febbre leggera che quasi non sai di avere. Una parola, una risata, una canzone sottovoce. Ti sto infettando, tu sei mia. Il fottuto prototipo di maschio-maschilista prende piede, leggero come una piuma, subdolo e silenzioso come una serpe. Tu ti ammali, piccola. Lui diventa il primo e l’ultimo, il centro del tuo mondo. Lui diventa il tuo Uno. Riempie i tuoi giorni, te ne sei accorta? Lascialo allora, non pensarci su. Resterà esattamente lì, abbandonato dentro un letto bianco, disfatto come voi e la vostra povera storia malandata. Non preoccuparti, non sentirai la sua mancanza per molto tempo. Dopo una malattia c’è sempre un periodo più o meno lungo di convalescenza e tu non stai ancora completamente bene, covi un leggero malessere dentro che sembra non passare mai. Non temere e dagli tempo, svanirà velocemente. Ricomincerai a vivere e lui diventerà solo un cattivo ricordo, un cattivo ricordo di fottuto maschio-maschilista. Riprenderai a pugni chiusi la tua vita e forse sarai felice ma non illuderti, anche la felicità è una breve febbre, virulenta e appiccicosa. Anche dalla felicità si guarisce in fretta.

(“Il passo del gambero” Mjm editore)