al momento giusto.

Pubblicato: ottobre 7, 2014 in frasi, libri, scrittori, scrittura
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…«Mi sarebbe piaciuto incontrarti prima. Conoscerci tanti anni fa, quando avevamo quindici anni.»
Avresti dato un braccio perché fosse successo davvero. Per lei avresti cancellato in un istante tutto il tuo percorso e mandato indietro l’orologio del tempo. Per lei avresti cominciato daccapo, una nuova vita tutta da decidere, da sognare e da sbagliare.
Apre gli occhi e sbadiglia, sembra una gatta sazia e soddisfatta.
«Sarebbe stato bello, sì. Chissà com’eri. Magari non ti avrei visto, non mi sarei nemmeno accorta di te.»
«No? Allora mi sarei accorto io. Ti avrei guardato da lontano sdraiata sul lettino con indosso un costume intero da ragazzina di buona famiglia, i capelli corti e biondissimi, la pelle bagnata dall’acqua salata come migliaia di perle luminose su te. Mi sarei avvicinato con un pretesto, magari ti avrei chiesto da accendere.»
Ride piano, sotto i baffi da gatta.
«Da accendere? Fumavi già?»
«Sì. Sono precoce, lo sai.»
Ridi un poco anche tu e prosegui sulla china di quel sogno ad occhi aperti, ti lasci trasportare dal momento.
«Avresti risposto che non fumi e un po’ te la saresti tirata. Non mi avresti neanche degnato di uno sguardo. Io ti avrei detto non preoccuparti che prima o poi comincerai anche tu e ti saresti messa a ridere.»
«Se avessi cercato di abbordarmi così, ti avrei mandato a quel paese.»
Si siede tra le tue gambe, si accoccola e assomiglia sempre più a una gatta in cerca di affetto che si lascia accarezzare e fa le fusa mentre continui a sognare ad occhi aperti.
«Avrei chiesto come ti chiami poi, sarei andato al bar a prenderti un gelato. Fragola e cioccolato. L’avremmo mangiato insieme davanti al mare e a un tramonto da cartolina. Il mio si sarebbe squagliato sulla mano perché sarei stato tutto il tempo a guardarti, senza mai toglierti gli occhi di dosso.»
«Quando avevo quindici anni ero terribile, sai? Una ragazzina viziata. Molto viziata. I miei genitori mi concedevano tutto. Chiedevo, battevo i piedi e ottenevo.»
«Un po’ come adesso, no?»
Lo dici per prenderla in giro e sorride.
«No. Allora molto di più.»
Tu intanto pensi a una ragazzina baciata dai raggi del sole d’agosto, viziata e bellissima, ti sembra di vedere la sua pelle lievemente arrossata e i suoi capelli biondi. Vorresti averla potuto accarezzare allora, vorresti aver fatto parte della sua intera vita.
«Perché non ci siamo incontrati prima? Perché abbiamo aspettato così tanto?»
«Perché il destino la pensava diversamente e i suoi disegni non corrispondevano ai nostri. Niente succede per caso, sei entrato in me nell’istante esatto in cui dovevi entrarci. Né prima, né dopo.»
«Io non credo al destino. Preferisco il caso, meno affidabile ma più divertente.»
«Ti sbagli. Tu sei arrivato nel momento giusto, nell’attimo in cui avrei potuto aprire le braccia e accoglierti. Probabilmente prima le avrei tenute chiuse.»
Destino, caso, cieca predestinazione o accidentale occasione, che importa? Baci la gatta bionda sugli occhi e li richiude. Adesso lei c’è.

(Il passo del gambero)

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commenti
  1. parolesenzasuono ha detto:

    sì, concordo con la gatta: ogni cosa accade al momento giusto —-

  2. tachimio ha detto:

    Questo pensare a ciò che poteva essere, a come sarebbe stato: un andare indietro proprio come un gambero, per poi riappropriarsi di un presente, dopotutto niente male. Un abbraccio. Isabella

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