Archivio per ottobre, 2015

Tutti inseguiamo un sogno, una donna, un’idea. Un lavoro più gratificante, una nuova occasione. Tutti a caccia di un tempo buono, pensando che domani andrà meglio. E questo pensiero ci culla. In fondo, è una dolce illusione sulla quale costruiamo un presente zoppo e discreto

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Il cappello

Pubblicato: ottobre 20, 2015 in frasi, lettori, libri, poesia, racconti, scrittori, scrittura
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Lei era il cappello che perdi in una giornata di vento, ti chini per raccoglierlo e ti sfugge di mano. Allora cominci a correre e la gente ti guarda e ride. Quant’è ridicolo inseguire ciò che è difficile afferrare.

(Guido Mazzolini)

C’è un pegno del corpo, un dazio da pagare. Col tempo ti accorgi che un giorno hai smesso di crescere e hai cominciato a decrescere. Qualcuno la chiama vecchiaia, un altro ti dice che il tempo passa per tutti e nessuno è immune dal crudele involversi della vita. Così osservi un bambino giocare e capisci che un giorno hai smesso di farlo. E la parabola non punta più al cielo, ma lenta sta tornando alla terra.
Tutto è relativo e tutto ti avvolge e modifica. Eppure hai dentro un istinto, un pensiero sommesso che chiama e ti fa pensare che in fondo l’idea della fine non è altro che il temporaneo trasformarsi di un’eternità appena intuita.

C’è vita nel silenzio, quando le parole non escono e gli occhi diventano fessura, oppure si spalancano al cielo. Quando le mani disegnano farfalle e la musica è viva e danza l’anima; poi sfiorano i gomiti e le ginocchia fremono, e guancia su guancia e labbra su labbra. E occhi negli occhi a inventare altri occhi.
C’è vita nel silenzio quando è il corpo a parlare. E narra la fiaba più antica del mondo.

Così Platone definisce l’origine dell’amore. Durante il banchetto in onore della nascita di Afrodite, Penìa (la povertà) venne a mendicare e vide Poros (l’espediente) che dormiva ubriaco. Penìa ne approfittò e dall’unione con Poros nacque Eros.
Mito davvero illuminante. Dopo che Zeus ebbe diviso l’androgino, quell’essere perfetto composto dalla somma di maschile e femminile, le due metà non smisero di cercarsi per ricostruire l’unione perduta. E in fondo l’amore è davvero questa pulsione eterna che vuole ricomporre una primordiale scissione. Eros è figlio di Penìa, che incarna la sofferenza della privazione, e di Poros, che esprime il bisogno di appagamento del desiderio. E l’amore non è che questa folle ricerca di un completamento e di una complicità istintiva. È il bisogno di riempire un vuoto. È il nulla di Penìa e la passione di Poros, più che mai evidenti nella costante ricerca di dare un senso a questo nostro apparente brancicare nel buio.

Possedere e stringere. Desiderare.
Hai barattato l’essere in cambio dell’avere, dimenticando che a volte una porta chiusa non significa la fine, ma solo un bisogno più marcato di coesione. La conquista non è facile per nessuno, perciò hai preferito l’alibi al rischio, la rabbia alla pazienza.
Solo pochi balzi, inutili tentativi di stupire. Invano.