Archivio per maggio, 2016

…e in fondo non serve altro, sentirsi naufraghi ma isole vicine, stelle di un unico cielo, dita di una stessa mano. In poche parole riconoscersi.

(Guido Mazzolini)

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Resterò muto, respirerò silenzio
mentre ti leccherai le labbra e sosterai in attesa
e rideremo di quel nostro fare,
e piangeremo in ogni nostro dire.

(Guido Mazzolini)

Mettiti comodo e siedi sui tuoi pensieri. Cerca un posto, un silenzio, un momento.

(Guido Mazzolini)

«…Camminiamo con i piedi per terra e guardiamo oltre l’orizzonte, ma in attesa di cosa? Tutto ciò che serve è qui, dobbiamo soltanto allungare una mano. Esci più spesso e trova un uomo che sia in grado di ascoltarti e farti ridere. Lasciati amare, senza pensieri e a tutti i costi. Abbraccia la vita e la gioia, prendi a schiaffi la tristezza fino a quando smetterà di venirti a cercare. Danza e ridi sotto la pioggia, perché nessuno merita la malinconia. Divertiti, ma senza pensarci troppo. E incomincia a vivere davvero.»
Lo specchio riflette un’immagine incerta. Giada la osserva e col dito ne segue i contorni. Vorrebbe un coraggio che ormai sente irraggiungibile, una forza che è troppo lontana da lei, da quel viso di bambina impaurita e da quella mano fredda sulla guancia.

(“La ragione degli alberi” di Guido Mazzolini)

Tutto deve ancora succedere e quando credi di conoscere il futuro accade qualcosa che ti fa cambiare idea. Non puoi prevedere come sarà, puoi solo scegliere la tua prossima mossa. Puoi restare fermo e attendere, oppure puoi fare un passo avanti, un salto nella più completa incertezza, a occhi chiusi e con un sorriso dentro, sperando che ciò che accadrà sarà unico e irripetibile.

Guido Mazzolini

Uniti, appartenendoci senza confini. Il mio corpo, il tuo, senza sapere dove inizia l’uno e finisce l’altro. Un essere nuovo, gli stessi piedi, la stessa pelle, complici e soli, pronti a unirsi in un sogno senza fine.
Mi addormentai vicino a te e calai l’ancora nell’insenatura del tuo corpo. Io una vecchia nave ricoperta di salsedine, tu l’isola magica, la sirena che da sempre ha incantato i marinai.

È l’imperfezione a guidarci, il neo, l’increspatura, il difetto. Chi si crede – sbagliando – perfetto, non avrebbe possibilità di migliorare, perché resterebbe seduto sulla propria idea di compiutezza senza cercare orizzonti nuovi.
Ogni evoluzione di sé richiede una rivoluzionaria accettazione delle proprie imperfezioni, quasi una porta aperta, disposta ad accogliere la novità.

Guido Mazzolini