Archivio per luglio, 2016

La storia maestra nulla insegna a chi non è disposto a imparare. Ancora si uccide in nome di Dio e di un odio religioso che spinge ad annientare chi non la pensa come te. Il terrore ha sguinzagliato i propri lupi, sicari folli che credono in un Dio solo e sanguinario, e recitano a memoria un libro che prescrive in modo limpido che è dovere del buon credente annientare chi un credente non è. Vogliono conquistarci e farci a pezzi, noi poveri borghesi occidentali all’ingrasso, noi e i nostri valori insipidi, i nostri piccoli dei e le donne emancipate, noi e i nostri culti diversi, noi agnostici e scristianizzati che sputiamo sulla chiesa e sul clero. Pronti ad accogliere chiunque, chiudendo gli occhi e alzando le mani.

Scrivo così, dalla bocca alle orecchie, dalla mia pelle alla tua, dietro un angolo talmente piccolo da contenere l’universo.

(Guido Mazzolini)

La mia è una rabbia sorda e non è figlia dell’odio. Nasce da occhi troppo aperti, da una sensibilità diversa che amplifica ogni piega del tempo, rendendola evidente. E tutto è accartocciato e sovrapposto. E tutto stona e stride.

(Guido Mazzolini)

Cani sciolti che mordono i polpacci del mondo e pisciano dove gli pare, abbaiano alla luna e tutto scorre accanto. La nostra giovinezza graffiata, picchiata, sputata. La nostra giovinezza perduta.

Guido Mazzolini

La vita chiama. Urla domande e voci, venti di cambiamento e novità. Nasciamo con la capacità di interrogarci e di indagare. Nasciamo carichi di quesiti. Da sempre l’uomo ha creduto in un proseguimento della propria vita, anche dopo la morte. Da sempre si è rifiutato ostinatamente di credere alla fine. Il pensiero di una continuità ininterrotta è metastorico e attraversa tutto il cammino della razza umana. Lo pervade e lo nobilita. Qualcosa arriva da lontano, si concretizza in un corpo e svanisce al momento della morte. La vita non è rappresentabile con un segmento, tuttalpiù con una semiretta. Ha un inizio, ma non una fine. Da dove veniamo, allora? Dove andremo? L’anima è nascosta nel profondo e di lei si parla a fatica. Oggi conta di più il corpo, quel fardello di carne e umori che è già futuro concime per le piante. Questo pudore nel parlare della parte più vera di noi è sintomatico di una paura intrinseca: la paura di indagarsi e di arrivare al fondo del problema. Preferiamo una realtà inficiata di dubbi, perché in fondo chi può saperlo, chi conosce come stanno le cose? Molto meglio avvinghiarsi alla misera certezza di ciò che vediamo, ma con gli occhi chiusi e facendo finta di niente. In questo modo ci trasformiamo in quanto di peggio potremmo essere. Un corpo misero e senza destino che diverrà presto un mucchietto di cenere.

Scrivere è sottrarsi alla condanna di una sola vita.

(Guido Mazzolini)

Giorno dopo giorno impariamo la cecità. È un insegnamento quotidiano e paziente, rivolto a studenti inconsapevoli. Da bambini spalanchiamo gli occhi a ogni occasione, è sufficiente un insetto, un colore, un riflesso. Occhi che assorbono la realtà per cercarne il significato. Occhi aperti, carta assorbente appoggiata sul mondo. Passano gli anni e con essi la voglia di stupirsi. Amnesie, discordanze, occhi che si fanno fessura e piano si chiudono. La vita comincia a scorrere, i colori abbacinanti si fanno più tenui e il film diventa antico e in bianco e nero. Chiudiamo gli occhi, talmente ciechi da non accorgersi nemmeno del buio che ci circonda, sazi di una vuota, egoistica infelicità