La prima volta che pensai di essere dio

Pubblicato: aprile 22, 2017 in citazioni, frasi, lettori, libri, racconti, scrittori, scrittura, Uncategorized
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La città era calda e magnifica, fuori da noi, fuori da tutto. Una voce in lontananza e il respiro dei cani, un filo sottile di vento che entrava dalle finestre. E non avere bisogno di altro. È strano come tutto scivola veloce nel tempo e quella dimensione, oggi lontana e sospesa, resta ammucchiata in un angolo, coperta da inutili giorni, da ciarpame di vita riposto meticolosamente davanti ai tuoi occhi aperti.
Era la nostra sera e mi osservavi. Sorridevi accogliente, la tua anima una porta aperta, un rifugio sicuro. E io che mi lasciavo andare e accettavo i tuoi tentativi di entrare. Io sempre trattenuto e legato alla catena, io e le mie porte chiuse, io e i miei silenzi ermetici che avevi trasformato in musica, canzoni sguaiate da una chitarra imbracciata come un mitra.
Le tue vertebre sotto le dita, un rosario di desideri che ti raccontai in un fiato. Le mie mani scivolarono sulla gabbia delle costole, quella scatola d’ossa che racchiudeva il tuo cuore. E il tuo odore e la pelle, e il ritmo ondulato del respiro. Estasi umida e calda, un guanto caldo in una notte d’inverno. La mia seconda pelle. Il tuo corpo diventò la mia casa, entrai in te come l’esodo di un popolo schiavo e finalmente liberato. Entrai in te come la sola cosa possibile, come l’unica soluzione ai miei dubbi, come la sola meta del viaggio. Entrai in te e in noi, nello spettacolo di un piacere denso che invase l’universo ricoprendo ogni cosa, il pavimento, i muri, fino ad innalzarsi come un’onda e a uscire dalla finestra per diventa aria pura, irrorare le piante e arrivare fino al mare. Entrai in te, nei tuoi occhi spalancati che mi guardavano come si guarda un miracolo, con la stessa intensità di chi trova una pietra preziosa nascosta nel fango. Lo stesso furore che scuote gli uragani e scoperchia i tetti, la stessa forza della luna che muove le maree. Diventasti per me madre e figlia, terra e aria, fuoco e tempesta. Entrai in te, come la prima volta. La prima volta che pensai di essere dio.

Guido Mazzolini

commenti
  1. abdensarly ha detto:

    Secondo me da brividi!!!!!!!!!!!!

  2. vincenza63 ha detto:

    Sensuale e travolgente, come le onde, come la marea.

  3. luciathinks ha detto:

    Meraviglioso…intenso e assoluto…grazie!

  4. Per scrivere scrive bene, però lo trovo angosciante come certi racconti di Singer pieni di dibbuk e fantasmi dimenticati, forse ha mangiato troppe ostie da bambino ed il corpo di Cristo lo ha posseduto, capita quando si è giovani, non starebbe male un po’ di humour, imparare a ridere scrivendo, me certe volte quando scrivo mi sbellico letteralmente dalle risate, mi diverto.

  5. Ciao, se è una cosa privata non metto il dito, ogni scrittore è cacciatore ed ognuno ha le sue tecniche per catturare le prede.e le mie sono completamente diverse. Adesso che sono vecchio mi sono ritirato da tempo dalla caccia e posso capire perchè certe volte mi sento popolato dai fantasmi di tutte quelle che ho detto di no oppure cornificato ed è un vero inferno con gemiti di odio e gelosia. La mia tecnica era usa e getta non sopportando l’idea di far vita da piccolo borghese cretino con tanti bambini in un paradiso terrestre immaginario, preferisco il panem et circensem, avventure con tanto movimento, sesso e massacri a non finire come i libri che ho scritto.
    Il mio era un semplice commento da lettore che ha letto miliaia di libri e le biografie degli autori, molti scrittori con l’angoscia di Guido sono morti suicidi e non mi stupirei se soffrisse di crisi depressive e distruttive, comunque ogni scrittore ha la sua strada da fare e sono affari suoi..

    • abdensarly ha detto:

      In effetti è un po’ così, come dire…oscuro e dannato, troppo avvolto su sé stesso, ma è fatto così, sai che lo hai descritto bene? Soprattutto per le crisi distruttive, sapessi quanto ha distrutto… Grazie per i tuoi commenti, sono molto pertinenti. A presto

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