Archivio per maggio, 2017

È il desiderio a muovere il mondo e a tesserne le trame, la voglia di esistere, di possedere, di essere. Ci prende per mano, coinvolti, sballottati come un tappo di sughero in un torrente. È un tumulto che plasma la pelle, che mescola le ossa, accudisce e divide corpo e anima, spaventati dall’assenza di un limite certo, desiderando tutto e sempre più, perché ogni cosa coincida con il nostro essere creatura che ambisce alla gioia. E scaviamo trincee per difendere i nostri desideri, indossiamo armature, cerchiamo consolazioni un tanto al chilo, sempre pronti ad afferrare e a mordere, a trattenere e a perdere. Desideriamo un amore, un lavoro, una gioia, un figlio. Desideriamo salute, costanza, risate e tumulti nel centro del petto. Desideriamo rumore. Desideriamo la vita.

Guido Mazzolini

Strage di Manchester. Vite giovani, stroncate, falciate, ammazzate. Volti di ragazzi, occhi persi, lacrime e fa ancora più male. Si può morire così, senza motivo e prima ancora di aver cominciato a vivere. Ora assistiamo alla retorica più banale, quella che attorciglia lo stomaco, quella delle parole buttate quando servirebbe soltanto il silenzio. La retorica dell’accoglienza prima di tutto, quella di chi dice che bisogna costruire ponti e abbattere muri, dimenticando che oggi più che mai siamo sotto assedio. È una lotta violenta contro il molle occidente, quello che sbadiglia e pensa solo all’automobile nuova o alle prossime vacanze, quello ormai arrivato al capolinea, agnostico e decaduto. Dobbiamo svegliarci, dobbiamo difenderci. Ci sentiamo partecipi del dolore altrui, protetti dallo schermo del televisore che trasmette i notiziari. Tiriamo un respiro di sollievo, è successo ad altri, è successo lontano da qui. Ma fino a quando? Quando toccherà a noi? E in quale città? È inascoltabile chi dice che non si tratta di una guerra di religione, perché Dio è amore e nessuno uccide in nome di Dio. Si sbaglia. Siamo davanti a uomini privi di umanità, disposti a morire e a trascinare con loro il maggior numero di infedeli, e tutto questo in nome di un dio che arma il loro braccio, autorizzandoli a uccidere. Un dio sanguinario e vendicativo, non come il nostro che è sepolto in qualche chiesa e nella bocca di pochi preti nostalgici.

Guido Mazzolini

Un giorno me lo hai chiesto. Era una mattina malinconica di fine Agosto, la città vuota, cicale impazzite e un cielo di nuvole bianche. «Cos’è la poesia?» Mi hai guardato negli occhi senza attendere una risposta. Bella domanda. Inaspettata. Poesia è iniziazione. È una donna bella che conosci sui banchi di scuola, svogliato e un po’ assente tra letture interminabili e inutili rime. Crescendo te ne dimentichi fino a quando una mattina di un giorno qualunque ti torna in mente un verso, un’immagine imparata a memoria tanti anni prima, e ti accorgi che era rimasta incastrata in un pezzo di cuore e quello era il momento più adatto per farla sbocciare. E il piccolo seme di un verso fiorisce, e anche questo è Poesia. Esiste un linguaggio normale, è il quotidiano dialogo tra gli esseri umani, utilissimo per condividere esperienze e informazioni. Ma c’è anche un altro modo di esprimersi, più sottile e magico. Esiste un linguaggio speciale che serve a definire l’innominabile, a esprimere l’inesprimibile. Artigli e picconi, parole che graffiano e scavano. Incontri versi sublimi, metafore talmente elevate da farti pensare che tutto possa essere metafora di qualcos’altro e anche questo è Poesia. Incontri i Poeti, viaggiatori di nulla e costruttori di niente, armati di un bisturi così tagliente da sezionare allo stesso modo il più puro dei sentimenti e il peccato più sporco. Inutili Poeti, inutili e sfacciati. La Poesia è il vizio di spendere il tempo in solitudine, cercando l’aggettivo più adatto, il suono che meglio esprime il tuo essere inquieto. La Poesia è preghiera che scava intimamente scoprendo l’Essenza più sublime dell’Anima. S’innalza e risplende, loda e ringrazia, implora e contempla la Vita. Un giorno me lo hai chiesto e ora, maldestramente, cerco di darti una risposta. La mia risposta, così diversa dalla tua.

Guido Mazzolini

Svegliati, apri gli occhi.
C’è qualcosa di più pericoloso di una dittatura della violenza. È la dittatura della paura e del sospetto. Ogni volta che ti preoccupi delle conseguenze che potrebbe avere un tuo pensiero espresso, quello è il sintomo. Non sei più libero, qualcuno sta cercando di impedirti l’uso della ragione, qualcuno vuole imporre le sue idee, considerandole migliori delle tue.

Guido Mazzolini

Il riflesso di me trasuda perdizione.
Rammarico denso peccato non solo,
guardando la china di prossime aurore,
immagino e sono futuro.
Proseguo i miei giorni,
incerto accadere di rapidi eventi
rallento quel passo rapido un tempo
ed ora più saggio, di navigatore
che approda nel buio.
Possiedo le idee
e ciò che feconda il mio tempo.

Guido Mazzolini