Archivio per agosto, 2018

La pelle tua, scuro sarcofago
m’accolse tra pieghe di sale
profumate d’incenso
nel soffio di un brumoso inverno
sferzando violenti uragani
su noi carnevali di gioia fittizia,
insulsa allegria che non dura
e luce che più non profuma di eterno.
Le mani tue strinsero un laccio
all’orlo del mio non amore
divennero stanche falene
che frullano ali d’argento
rincorse tra nubi nel cielo
parole, rabbiosa menzogna
o la solitudine di un giorno piovoso.
Sfiorasti l’ingresso dell’antro più scuro
ad occhi bendati, accosciata alla porta
davanti a un cancello già aperto
che tu non varcasti
per domandare il mio nome
e chiedere un dono al silenzio.
Si spegne la fiamma, si buca l’arcobaleno
ti stendi, sgranando un rosario di colpe
lontano da me, dalle mie nude mani.

Guido Mazzolini

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Una poesia questa, che mi sento scolpita addosso, tatuata sulla schiena…

Buona domenica, e buona poesia!

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Grida che sono io, che sono tutto per te
non destarti domani con dubbi da indossare
o preconcetti da scovare
perché non è possibile vestire di dolore
quel soffio che c’è stato,
che piano hai trasformato in vento forte
a scuotere l’immagine di noi.
Grida che ancora puoi sederti al posto mio
riconoscere l’odore, aprire le tue ali
sfilare le mie scarpe di alcove dozzinali
ed essere il mio miele.
Grida che sei mare, spalanca le mie vele
serra le mie gambe tra le tue
e nutriti di me.
Grida che mi vuoi, gridalo anche se
non ti potrò sentire dal posto dove vivo
dal quale recidivo io chiamerò il tuo nome
graffiandomi la faccia.
Grida tra le pieghe di un sogno che già allaccia
il tuo destino uguale
io che sono bambino tra quelle dita rosse
sotto la pelle mia
che se soltanto fosse l’ombra dell’irreale
tu non andresti via.

Guido Mazzolini (dalla raccolta l’Attimo e l’Essenza)

Ascoltavo Miles Davis, la sua musica nera e impenetrabile, le note spigolose e oscure, piccoli miracoli, ombre disegnate nella magia di una tromba che sillabava il linguaggio dell’anima. Michel Petrucciani fu per me il genio incastrato nella fragilità di un corpo deforme. Il luccichio dei suoi occhi, le stampelle e la voglia di sedersi alla tastiera, i pedali del pianoforte sollevati per consentire alle gambe di raggiungerli. Michel e le sue camicie stravaganti, Michel e i suoi occhiali, le mani piccole e potenti come due colibrì nervosi sulla tastiera. Il suono di un gigante e l’ingenuità di un bambino.
Poi Keith Jarret, Herbie Hancock, Bill Evans e Cick Corea. Count Basie e Horace Silver, chiunque fosse in grado di squarciarsi il petto e donarmi il cuore, chiunque sfiorasse l’infinito con le dita. Pianisti immensi, eccentrici, celestiali improvvisatori, equilibristi sulla corda tesa della tecnica. Li vedevo felici e scanzonati, a differenza dei mostri sacri del pianismo classico, tutti impettiti e seri, stretti nei loro smoking scuri.

Un celeste divenire di Guido Mazzolini (Ed. Montag)

Figlia di roccia e fuoco
ruscello di gioia che ride
donna di sensi e passioni
o bambola di porcellana
con gote rosse di bimba
sei spirito scalzo di zingara
zucchero e spezie d’oriente.
Ti ho visto sbocciare prezioso mistero
la tua è una stagione di sole
papaveri e sogni che volano
come larghi aquiloni.
Cavalca la vita
e mai sottomettiti a lei
perché ciò che conta è la meta
e non come navighi il viaggio,
avrai comode scarpe di seta
o camminerai a piedi nudi
su cocci taglienti
ma il porto d’arrivo è lo stesso
ed io resterò ad aspettarti
vestito di luce e futuro
o come un povero vecchio ricordo.
Ti amo di baci e pensieri
come onda di fiume pulito
come candido fiore sulla riva di un fosso,
ti amo come pioggia estiva
un desiderio notturno
come un’ombra di luna bagnata
che cura le notti di pianto.
Entro nella tua vita giovane
sono il ramo d’acacia che batte sul vetro
e ancora ti tengo la mano,
rimani soltanto per sette stagioni
qui c’è una buia finestra
una vecchia poltrona
una coperta sgualcita che avvolge
le mie troppe parole di padre.

(dal libro “Suoni” di Guido Mazzolini)

Cresciamo, diventiamo adulti e invecchiamo, che ci piaccia o no. Per esempio, prendi un seme, è apparentemente inutile, apparentemente nulla. Scava una piccola buca, mettici il seme e ricoprilo di terra. Non c’è bisogno di altro, la vita farà il resto. Il seme crescerà e diventerà una pianta forte, si trasformerà in un albero maestoso, una quercia enorme che sarà casa per gli uccelli e i bambini giocheranno tra i suoi rami. E tutto questo da un minuscolo seme, apparentemente inutile, apparentemente nulla. Tu devi soltanto scavare una buca. A mani nude, certo, perché un piccolo atto di volontà è sempre necessario affinché possa nascere qualcosa. Dal nulla non si crea nulla, questo è un dato di fatto, ma dal poco può nascere molto e un seme diventerà un albero. È questa la magia, perché ciò che sarai non dipende da un tuo personale progetto o esclusivamente da un tuo desiderio. Ciò che sarai è frutto di un atto di volontà iniziale. Il resto è un grande miracolo. Il resto è un piccolo seme che già dentro sé contiene un albero maestoso.

Il volo di Sofia (Guido Mazzolini)

Io canto l’Uomo, solamente il fragile individuo
nient’altro che l’odore di me stesso
e il suono che si smorza a sera. Canto
il folle desiderio di chi vola,
l’istante definito tra le cose
ciò che non era o quasi è in divenire.

Io canto la parola che non disse
il fiore che non colse l’assassino
di solitarie idee. Io canto Ulisse
vascello luminoso di pensiero
lanciato sulla rotta del mattino.

Io canto ciò che vide il primo uomo
ciò che conosco appena, la metafora,
l’ossimoro, l’immagine del Verbo,
il sangue che fluisce ancora. Canto
il tempo che mi canta, le stagioni,
la musica, le azioni, la preghiera
che disilluso innalzo come un grido
nel fraseggiare rapido e confuso.

Guido Mazzolini

Impara a lasciare ciò che non c’è più. Spesso ti attacchi a un ricordo e lo porti sulle spalle, come un macabro trofeo. Consegna la memoria al passato e non trattenere ciò che è morto.

Guido Mazzolini