Archivio per novembre, 2018

Desidero di te.
Non affogare il mio respiro
strozzato dalle mani
in notti di passione, gambe svelte
e scelte geometrie di pelle.
Tu mi conosci e sai
di quel bisogno denso di parole
del necessario incedere di un verso
dell’ombra spenta di un diverso dio.
Devi lasciarti amare a modo mio.

Guido Mazzolini

Annunci

Ogni parola scritta
incisa con rabbia
o appena accennata
impetuosa sfonda una finestra
di meraviglia, sogno
e supponenza al cielo
ma nello stesso istante
chiude come un malefico artificio
in terra un uscio spesso
sigillando sensazioni
che mai più sentirai
o nello stesso modo potrai narrare.
Questo è il dilemma grande:
se vivere stupiti come bimbi
lasciando scivolare ogni momento
oppure macerare
l’arguzia e il disincanto dell’anziano
annotando ogni respiro
su fogli di memoria immacolati
minuzie di meticoloso impegno
per smarrirlo poi nel già vissuto
nel ripetuto incedere del giorno.

(“Suoni”) di Guido Mazzolini

Arrivati in stazione ci salutammo come due ombre sfiorate, con la paura che di noi sarebbe rimasta soltanto un’ipotesi. Appoggiò le labbra sulle mie, lasciando l’impronta di un bacio.
«Ciao Cosimo. Scusa la fretta, ma non amo gli addii.»
Sorrisi a stento.
«Infatti non è un addio. Ci vedremo presto.»
«Chissà.»
Restò sul marciapiede. La vidi attraverso il finestrino, appoggiai la mano sul vetro e Claudia allungò un braccio per sfiorarla. Io e lei, così vicini eppure inarrivabili, divisi da una lama trasparente e impenetrabile. E forse era quello il fotogramma che più rappresentava lo strazio della nostra storia, la consapevolezza di appartenersi e di non potersi avere. Il treno si mosse, sul finestrino restò l’impronta del palmo e delle dita. La guardai svanire come un ricordo agonizzante.

Guido Mazzolini (dal romanzo Un Celeste Divenire)

È bello averti qui, tu per me, in questa parentesi breve, in questo orizzonte contraffatto. E mi chiedo quale senso nascondano le mie mani appoggiate alle tue, il colore della pelle, i miei occhi e i tuoi occhiali sul naso, il mio essere assorto e quel sorriso smarrito. Dolci le nostre vite, piene di stracci, gonfie di esperienze che in fondo non ci riguardano davvero.

Guido Mazzolini

Non amare il soffio di queste parole
non lodarne il ritmo arguto o il tentativo
di evocare un suono. Io offro una carezza lieve
solamente un abbraccio maldestro e sconosciuto
che infrangendo il buio susciti l’autentico
e tu non ceda alle lusinghe 
di chi ti vuole consenziente,
alle parole duttili dei maestri 
degli inseriti e disattenti,
degli inventori di consorzi umani
dei mediocri rivoluzionari delle idee
che vogliono te discente e malleabile
mentre pongono gioghi pesanti sulle nude spalle
e gioiscono sbranando la carne della tua anima.

Voglio essere una povera voce detestabile
un ronzio fastidioso nel silenzio
una goccia salmastra sulle labbra
e tu possa esplodere come azzurra nube
che avvolge l’universo intero,
ma ora sono un triste narratore
e parlo ad un mesto me stesso che parla.

Guido Mazzolini