Sono morto mille volte
in ogni impercettibile silenzio,
nelle mani chiuse, tra le labbra,
folle come chi ha bevuto il nettare del sasso,
sazio di un denso respirare
dei ciottoli lasciati nel piatto
del lancio del coltello
della mia voce rotta, piena di parole.

Grazie per quello che mi hai donato, te stesso, il tuo cuore, tutto di te. Ora per me è incomprensibile il tuo gesto, ma come sempre devo accettare anche questo, con la gola strozzata e gli occhi fradici.

Vola, ti prego, vola.

Elena.

commenti
  1. vengodalmare ha detto:

    di chi sono quei versi (se posso chiedere)?

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