Archivio per maggio, 2020

Viviamo senza vivere davvero, pensiamo senza pensare, guardiamo senza guardare. Agiamo in automatico, come il respiro inconsapevole, l’istinto primordiale che ordina ai polmoni di riempirsi d’aria. Si apre la gabbia delle costole e il petto si gonfia, non dipende da una nostra volontà, c’è una coscienza nascosta che governa il nostro respiro e guida il volteggiare dell’esistenza.
Impariamo molto presto gli automatismi della vita. Qualcuno ha dato la prima spinta e ora continuiamo per inerzia, inseguendo ciò che mai avremo davvero, sperando di conquistare isole lontane, magiche e inesistenti. La delusione che segue provoca ferite insanabili, e quante ne nascondiamo dentro di noi. Nasciamo invincibili, apparentemente indistruttibili. Cominciamo a vivere e incontriamo il dolore, l’abbandono, la nostra incapacità e quella degli altri. Tutto stride e logora. Increduli, cominciamo a sanguinare. Ma in quel momento di fragilità possiamo imparare a riconoscerci e a vedere al di fuori, dalle nostre ferite può cominciare a entrare la benedizione di un raggio di luce. È l’amore che muove la vita. Amiamo per sentirci meno soli, per affrontare una difficoltà, per dividere un peso o una gioia. Amiamo per rispondere a un bisogno, per seguire un istinto. Amiamo per prendere, quasi mai per dare.
Nessuno riuscirà a conoscerci fino in fondo. Non siamo in grado di comprendere chi siamo, come potrebbero farlo gli altri? Con il tempo e la scuola paziente del vivere, capiamo che le persone davvero importanti nella vita non sono quelle che ci hanno compreso, ma quelle che ci hanno accolto.

Guido Mazzolini

Siamo isole vicine, ma separate da distanze infinite. Inutile fingere di essere simili, di essere massa, non c’è un essere umano uguale a un altro e questa è la bellezza della vita, la sua costante differenza e varietà.

Guido Mazzolini

Ritorno sui miei passi, piccolo orme che appartengono a chi ha attraversato la mia strada e provo a cercare il punto esatto, l’attimo in cui ci siamo persi e abbiamo cambiato rotta. C’era luce e amore, erano orme piccole e leggere, lasciavano tracce sottili sulla neve, tracce ormai perdute, allontanate, accadute, smarrite per troppa curiosità, per libertà o per colpevolezza. Bufere di suoni, di odori, sapori, incapace di vedere la strada e il mio bene. E nuove strade, passo dopo passo, e viottoli stretti e difficili, e sentieri spianati nel deserto. È bello pensare che una sera arriverai e in silenzio appoggerai un dito sulle mie labbra. Fermerai i miei pensieri e indicherai un punto all’orizzonte, e capirò che quella è la strada.

Guido Mazzolini

 

Indosso la tua pelle come un guanto
un saio e un uragano, corteccia breve
le mani che sorreggono la serpe del ventre
un desiderio di purezza e primavera
e il tuo sorriso ritto, umido
sulla mia bocca spalancata.

Guido Mazzolini

La gratitudine è benzina preziosa che spinge avanti il motore della vita, senza sforzo. Puoi essere credente e ringraziare Dio, oppure non esserlo e pensare all’esistenza come a un casuale gioco d’incastri, a qualcuno riesce meglio e per una serie di fortunate combinazioni tutto scivola come deve. Puoi ringraziare la sorte, la vita, qualunque cosa ti venga in mente. Esistere è la prima realtà della quale essere grati. Vivi, respiri, sorridi e piangi. Ogni istante accade, irripetibile e magico, devi soltanto accorgertene. Hai cielo sulla testa e terra sotto i piedi, aria nei polmoni e acqua da bere, cibo in tavola e un figlio che ti aspetta. Hai una madre, un padre, un gatto, un libro di poesie o musica da ascoltare. Tutto intorno a te può essere fonte di bellezza, basta solo riflettere, esserne consapevoli.
Pensa al dono. Non a quello che hai guadagnato col sudore. Al dono, a ciò che ti capita senza che tu lo abbia cercato o domandato, quello che succede al di là dei tuoi meriti e dei tuoi sforzi. Concentrati sul regalo e gioisci di quello. Grato di esistere, grato di vivere. Grato di essere grato.

Guido Mazzolini

Non ti voglio vicino, accanto,
o sopra o sotto, o stesa al mio fianco,
non ti voglio adesa, appesa al collo,
a un orecchio o al polso.
Ti voglio dentro. Non vicino, dentro.
Non come il quadro al muro,
o la goccia d’acqua sul vetro,
non come la carezza sulla guancia,
l’impronta sul marmo, la foglia sul prato,
ma come una spina nel dito, la vite nel legno,
come il sughero nel vetro, come la mano in tasca,
il pesce nella vasca, il piede nella scarpa,
come un dito nel naso o il ragno nel buco.
Non vicino.
Dentro.

Guido Mazzolini

Percorriamo un mutevole presente, a volte confuso nel ricordo di un passato trascorso oppure nascosto nel sogno di un previsto futuro. Illusi, nell’inganno di possedere il nostro tempo. Ma non è dato sapere come sarà il domani. E nemmeno abbiamo la certezza di averlo, un domani. È questa la condanna di chi considera l’esistenza un mero fenomeno biologico. Niente è certo e ogni istante trascina un’incognita successiva, un salto nel vuoto che toglie il respiro. A volte vince l’arroganza, si tendono i muscoli e si serrano i denti, ma basta poco per sciogliere il gelo, per comprendere la provvisorietà di chi vive da un posto all’altro, da un respiro a un silenzio. Esistere è un eterno oggi, è la dimensione di un presente che ci appartiene senza essere davvero nostro, è l’elegia di una vita avuta in dono e che un giorno dovremo restituire. Un eterno oggi, un adesso prezioso che troppe volte sprechiamo, distratti e assonnati, annoiati galleggiando nell’acqua piatta di in una vita che sembra aver perso ogni bellezza e ogni luccichio di novità. Coltiviamo l’infelicità, nel ricordo di quello che non c’è o nell’ipotesi di ciò che potrebbe essere.
Arrendiamoci al presente. C’è un attimo nuovo che aspetta, nascosto dietro un angolo di dubbio. A nessuno è negato l’adesso. Siamo qui, siamo ora, e non ci accorgiamo del miracolo di un presente che si rinnova ogni istante, Nulla è ripetibile e tutto può essere migliorato, con pazienza e umiltà, accogliendo l’oggi, accogliendo la vita e il desiderio di uscire da noi stessi per incontrare l’altro. È questo il regalo del presente, la possibilità di ripartire dal prodigio di un incontro, dal saluto di un giorno nuovo, dalle domande che accomunano l’umanità. Noi inquieti e insicuri, schegge del medesimo specchio. Una grande famiglia che attende risposte e che spesso le cerca nel fragore di un temporale, quando invece potrebbe trovarle nel mormorio leggero del vento.

Guido Mazzolini