Afferrare una mano

Pubblicato: giugno 29, 2020 in anima, citazioni, editori, erotismo, frasi, letteratura, lettori, libri, racconti, scrittori, scrittura, Uncategorized
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Basterebbe afferrare una mano, stringerla, trovare qualcuno che ci sostenga nelle asperità della vita. Basterebbe un amico, un’idea, un appiglio e un paio di scarpe buone per i metri troppo aguzzi, quelli percorsi con fatica e sudore nel camminare quotidiano. Vette innevate e a volte precipizi profondissimi, e quanto avremmo bisogno di una presenza rassicurante, di una voce all’orecchio che garantisca una vicinanza. Tutto diverrebbe più semplice e meno impossibile.
Fin dal primo istante, apriamo gli occhi al mondo e già cerchiamo aiuto, uno sguardo, una voce amica. Siamo animali sociali più simili alle api che ai gatti, abbiamo l’istinto dell’unione e cerchiamo il branco, la comunità, l’alterità. Viviamo dispersi, ma sempre alla ricerca di un legame, pensiamo di essere più forti se coesi ad altri, pensiamo di valere di più e alla lunga crediamo che il gruppo sia meglio del singolo. Ma se accanto non avessimo nessuno, nessun sostegno, nessuna mano amica, dove finirebbero i nostri sogni?
Ci alziamo in volo e volare è un’azione solitaria che prelude al sogno. Si vola come si legge o come si scrive, in silenzio e in solitudine. Si vola per non restare inchiodati alla terra, e non potrebbe essere differente, ognuno ha il proprio cielo, il proprio orizzonte da superare. Ci proviamo, siamo esseri senzienti e con l’istinto dell’infinito, naturalmente spinti a non vedere una fine al termine della vita. E il cielo ci accompagna. E ride. E canta. Spesso la dicotomia ci scandalizza, in basso il fango e in alto il cielo, la melma di una realtà a volte scomoda, a volte sporca, e la purezza del sogno che ci rinfranca. Noi navighiamo nel mezzo, a volte puntando alle stelle come angeli, altre volte raspando la terra come maiali, abbandonati all’oblio e alla stanchezza cronica, che poi è l’anticamera del nulla.
Ma la vita chiama, non smette di lanciare messaggi ben chiusi in bottiglia, gettati nell’oceano del quotidiano senza pensarci troppo, senza sapere chi li troverà e ne leggerà il contenuto. Domande e voci, quesiti dissonanti a volte sussurrati all’orecchio, altre volte urlati. Arrivano all’improvviso e se ne vanno, ci lasciano inquieti, sono strepiti e soffi, venti di cambiamento e novità.
Nasciamo capaci di domande, con il talento di interrogarci e indagare. Nasciamo carichi di quesiti e invocazioni multiformi che assommano le due richieste più importanti, quelle che roteano attorno ai giorni di tutti. Da dove veniamo? Dove andiamo? Il primo quesito appartiene al passato e all’origine, tutto sommato è una domanda tardiva che viene posta quando ormai siamo in ballo. La seconda invece appartiene al futuro, alla meta, alla destinazione. Da sempre l’uomo ha creduto in un proseguimento della vita, da sempre si è rifiutato di pensare alla fine. L’idea di una continuità ininterrotta è metastorica e attraversa tutto il cammino della razza umana, lo pervade e lo nobilita. Qualcosa arriva da lontano, si concretizza in un corpo e svanisce al momento della morte. La vita non è rappresentabile con un segmento, tuttalpiù con una semiretta. Ha un inizio, ma non una fine. Da dove veniamo, allora? E dove andremo?
L’anima è nascosta nel profondo e di lei si parla a fatica. Oggi conta di più il corpo, quel fardello pesante, quell’involucro di carne e umori che è già futuro concime per le piante. Questo pudore nel parlare della parte più vera di noi è sintomatico di una paura intrinseca: la paura di indagarsi e di arrivare al fondo del problema. Preferiamo una realtà inficiata dal dubbio, dove ognuno costruisce la propria verità, perché in fondo chi può saperlo, chi conosce come stanno le cose? Molto meglio avvinghiarsi alla misera certezza di quello che appare, molto meglio restare in superficie. In questo modo ci trasformiamo in quanto di peggio potremmo essere, un corpo misero e senza destino che diverrà presto un mucchietto di cenere.

Guido Mazzolini

commenti
  1. Nonna Pitilla ha detto:

    sì concordo parlare di se stessi è sempre molto faicoso, ma fa bene!

  2. Mr.Loto ha detto:

    Infatti, di questi tempi tutto ruota intorno all’apparire, alle cose fisiche e ben pochi sono coscienti che presto tutti dobbiamo lasciare questa terra per una vita totalmente diversa (almeno, io ne sono convinto).
    Un saluto

  3. elettasenso ha detto:

    Molto bello e, purtroppo, molto vero. Pochi pensano alle domande fondamentali. Siamo anima, oltre che corpo. E l’anima ha fame d’altro.

  4. lunavallefuoco ha detto:

    Parole vere ed autentiche anch’io la penso come te. Se ti va di visitare il mio blog leggerai le mie poesie e le miei riflessioni lunavallefuocopoetry.com

  5. Antartica ha detto:

    Una riflessione molto realistica che condivido. Moltissime persone fuggono da se stesse e, nella loro fuga, finiscono per sbattere contro gli altri, spesso influenzandone o rovinandone la vita. Indagare se stessi è importante, direi essenziale, per il proprio benessere – innanzitutto – e poi per il benessere della collettività.

    Posso ripubblicare questo post da me?

  6. Antartica ha detto:

    L’ha ripubblicato su Di tanto un po'…e ha commentato:
    Ripubblico qui un post di Guido Mazzolini pubblicato da Adbensarly nel suo blog.

    Concordo con l’autore.

    E’ importante – essenziale – conoscere se stessi come il mondo circostante. Questo può contribuire a risolvere alcuni problemi della nostra società.

  7. […] qui un post di Guido Mazzolini pubblicato da Adbensarly nel suo […]

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