dubito ergo sum

Pubblicato: luglio 14, 2020 in anima, citazioni, editori, erotismo, frasi, letteratura, lettori, libri, racconti, scrittori, scrittura, Uncategorized
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Difficile esternare affermazioni categoriche che eludano i deboli percorsi del pensiero imperante nell’opinione pubblica. I filosofi del passato sapevano bene che la conoscenza nasce dal discrimine e dal discernimento consapevole. Non è bastato Benedetto XVI a ricordarlo, scagliandosi contro la dittatura di quel relativismo assoluto e imposto dai media, dalla scuola, dalla modernità e dalla globalizzazione intesa come categoria di pensiero. Al contrario, oggi il relativismo è sostenuto pure da molti vescovi e sacerdoti, in questo modo il pensiero debole è diventato un nuovo comandamento, siamo passati dal “cogito ergo sum” al “dubito ergo sum” e all’incapacità di approfondire in coscienza qualsiasi argomento, dal senso della vita al concetto di verità e natura, fino al significato della sofferenza e al bisogno di Dio. Oggi è la tirannia del “secondo me” del “dipende” e del “bisogna vedere”, concetti fumosi che dominano incontrastati, la conseguenza è che ogni ricerca della verità risulta preclusa fino dalle origini, lasciando regnare il “liquidume” dell’indeterminatezza. Non posso discernere, e perciò non posso stabilire i confini e le differenze, tutto è basato sull’arbitrio e sulla maggioranza del consenso. È vero quello che è politicamente corretto e che pensa la maggior parte della gente, attraverso idee inculcate da pochi alla massa. Nulla è sicuro e nulla è conoscibile, ma tutto diventa materia di discussione soggettiva. La verità cambia in base alla latitudine e alla moda, la verità diventa un abito da indossare in base alle occasioni. Attenzione perciò, non pensiamo che il naufragar sia così dolce in questo mare di niente, relativo e indeterminato. Il bene e il male sono solo categorie mentali, modificabili dalla storia? Non credo, e la risposta è chiara, sotto i nostri sguardi distratti e assenti, assuefatti dagli orrori che devastano la quotidianità e che continueranno a stordirci, lasciandoci in balia del nulla a cercare risposte su qualche motore di ricerca, migrando da un consumo all’altro, da un capriccio a una precostituita certezza, bellamente servita già pronta.

Guido Mazzolini

commenti
  1. wwayne ha detto:

    Ogni persona ha dentro di sé una certa dose di aggressività: è legittimo (anzi è doveroso) impedire che possa sfogarla fisicamente, ma almeno verbalmente la libertà di sfogarla gli va concessa. Se invece gli si impedisce di sfogarla anche solo verbalmente tappandogli la bocca con il politically correct, a quel punto gli si creerà dentro una rabbia repressa che poi esploderà tutta insieme, e in maniera infinitamente peggiore di quanto non sarebbe successo se gli fosse stato permesso di parlare fuori dai denti senza che gli altri lo facessero sentire uno screanzato.
    Inoltre, chi dice pane al pane e vino al vino magari correrà il rischio di essere brutale, ma di sicuro non sarà mai ipocrita. E tra una persona brutalmente sincera e una falsamente gentile io preferirò sempre la prima.
    Insomma, il politically correct ha creato una società di repressi e di falsi, la gente se n’è accorta e infatti ne è ampiamente stufa. Non a caso i personaggi che sfidano apertamente il politicamente corretto acquisiscono una popolarità pazzesca, perché la gente li sente parlare a briglia sciolta e dice: “Oh, finalmente uno che dice le cose come stanno!”. Basti pensare alla vittoria di Trump 4 anni fa, e a tutti i voti che è riuscito ad ottenere Sgarbi: è stato consigliere comunale di Milano, sindaco di 2 paesi diversi, 5 volte deputato, una volta eurodeputato… secondo te piace così tanto agli elettori perché ha chissà quali abilità politiche o perché non ha peli sulla lingua?

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