Natura e cultura sono due concetti affascinanti. Il primo è all’apparenza ovvio, non un’idea costruita, ma la semplice constatazione di ciò che circonda. Apriamo gli occhi e veniamo al mondo, diventiamo parte di un universo già costruito e funzionante. Tutto ciò che esiste non ci appartiene e non è stato creato da noi, passeggeri di un viaggio limitato nel tempo, ospiti in una realtà esistente. E questa realtà presenta confini, limiti e caratteristiche ben definite. Il fuoco brucia, l’acqua bagna, è innegabile l’esistenza delle stagioni o della forza di gravità, è innegabile che un bambino nasca dal ventre di una donna. Quanta natura, quanti confini.
Il concetto di cultura è invece frutto di secoli di vita e di storia dell’uomo e si è evoluto al passo con la crescita della nostra consapevolezza. La cultura è relativa al tempo e persino alla geografia, cambia nel corso della storia, rigenerandosi.
Oggi più che mai assistiamo al tentativo di sostituire la natura con la cultura. Si blatera che nascere maschi o femmina non sia opera di natura, ma di cultura e che tramite la consapevolezza la nostra natura si modifica e si assembla in morfologie così paradossali da risultare drammatiche, prima ancora che ridicole. E non esiste il maschio o la femmina. Esiste l’essere umano che può scegliere quale “genere” rappresentare, e tutto in piena libertà e a beneficio di una ridicola rivendicazione di un falso diritto. E questa è cultura.
Mi viene il sospetto che il tentativo scortese di sopprimere il concetto di natura sia una deriva pericolosa di certe ideologie che hanno scardinato l’essere umano dalla propria ontologica verità. È meglio credere di non avere origini e di essere venuti al mondo per caso, liberi totalmente di diventare ciò che il capriccio o la moda del momento ci suggeriscono. In questo modo riusciamo a considerarci frutto del nulla ed è più facile credersi onnipotenti, perché privi di un’origine e privi di una meta. Tristemente onnipotenti e soli, perché chi viene dal nulla è destinato al nulla. E non serve natura, o cultura, per capirlo.
Si parla sempre più di accettazione, di presa di coscienza, di “outing”, ma nessuno parla più di “cammino”, di scoperta, di percorso personale verso la conoscenza di sé e delle molteplici sfaccettature che compongono l’essere umano. L’armonizzazione di “psiche” e “soma” non avviene modificandone una in nome dell’altra. La trasformazione del corpo per farlo coincidere all’idea di sé stessi non permette di andare fino in fondo, indagando il proprio essere. Risolve apparentemente un disagio che è molto più profondo e insito nell’individuo. Il caos contenuto in certe esistenze sconquassate è causato dal tentativo di trasformarsi in ciò che non si è per creare una fasulla chimera, dimenticando la scoperta dell’anima. E quella non ha mai avuto sesso.

Guido Mazzolini

commenti
  1. Arcadio🌀Lume ha detto:

    disamina eccezionale 👏👏👏

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