Archivio per la categoria ‘citazioni’

Passò un anno di calma apparente, addomesticai l’irrequietezza fabbricando ritmi ben definiti che governavano le mie giornate. Dedicavo la mattina a passeggiate brevi, poi sistemavo casa e preparavo il pranzo. I pomeriggi scivolavano davanti al pianoforte, spesso in compagnia di giovani studenti troppo ossequiosi. Ore spese a parlare di musica e vita, di sangue e d’amore. Le serate scorrevano nei locali di jazz, jam session, iniezioni obbligate di ritmo e allegria. Io e Cisco avevamo ritrovato l’antica complicità, bastava guardarci di striscio per capire uno le intenzioni dell’altro. Non ricordo improvvisazioni migliori di quelle, l’idea scorreva dalle corde spesse del contrabbasso ai tasti del pianoforte con la naturalezza di un respiro, come la musica dovrebbe essere. 

Tratto dal romanzo “Un celeste divenire” di Guido Mazzolini

 

 

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Scrivo per te queste parole
sparse sul tavolo come chicchi di riso,
riposte in un angolo, nell’attesa dell’inverno
scrivo per te queste parole
celate in uno scrigno di sintassi
e di meticolose meraviglie
dipinte dal silenzio del mio dire
queste parole sciolte
al primo sole di un’estate
legate al dubbio, al grido di rancore,
queste parole sghembe,
zoppe, ferite, sanguinanti
le mie parole folli
che tu chiami poesia.

Guido Mazzolini

Non amare il soffio di queste parole
non lodarne il ritmo arguto o il tentativo
di evocare un suono. Io offro una carezza lieve
solamente un abbraccio maldestro e sconosciuto
che infrangendo il buio susciti l’autentico
e tu non ceda alle lusinghe
di chi ti vuole consenziente,
alle parole duttili dei maestri
degli inseriti e disattenti,
degli inventori di consorzi umani
dei mediocri rivoluzionari delle idee
che vogliono te discente e malleabile
mentre pongono gioghi pesanti sulle nude spalle
e gioiscono sbranando la carne della tua anima.

Voglio essere una povera voce detestabile
un ronzio fastidioso nel silenzio
una goccia salmastra sulle labbra
e tu possa esplodere come azzurra nube
che avvolge l’universo intero,
ma ora sono un triste narratore
e parlo ad un mesto me stesso che parla.

Guido Mazzolini

Riporto una riflessione di Guido Mazzolini… Come sempre la pensiamo uguale, ma tu lo dici meglio…

Alfie Evans non deve vivere, e nemmeno provarci. Lo dice la legge inglese, lo dice il giudizio della Corte Suprema, lo dicono i medici. Alfie il condannato, la vittima, l’ostaggio. Questo bimbo malato mette in crisi le nostre coscienze, è un vento leggero che mormora e scoperchia i tetti. E il gigante di argilla crolla miseramente, mostrando il suo vero volto. L’Inghilterra, paese che si vanta di essere patria della democrazia e del diritto, toglie la maschera e svela la sua faccia totalitaria e dittatoriale. Altro che libera scelta e autodeterminazione, altro che difesa dei diritti. Siamo davanti a uno Stato mortifero e vigliacco che perseguita gli inermi. Il Regno Unito ama la morte, e lo stesso fanno quei medici che si rifiutano di “avere cura” di un bambino malato. Inguaribile, forse, ma non incurabile.
È uno Stato che vuole annientare i legami famigliari più forti, quelli che risiedono nella verità ontologica dell’uomo. È uno Stato che considera un pericolo l’amore di un genitore nei confronti di un figlio, un ostacolo da abbattere per un potere costituito che ci vuole massa scollegata da ogni rapporto umano e perciò facilmente manovrabile.
La grande Inghilterra non può tollerare l’affronto di una vita che silenziosamente urla il proprio diritto a esistere così com’è, senza se e senza ma. Ecco il grugno sporco di un modernismo che tanto piace alle sinistre europee, politicamente corrette e moralmente corrotte.
Oggi vali solo se sei utile. Oggi si misura la qualità della vita attraverso poveri parametri umani. Ma attenzione: una volta stabilito che è lecito consentire a un giudice di sentenziare sulla sacralità della vita, allora ognuno di noi è in pericolo, perché qualcuno potrà decidere quando sei o non sei degno di stare al mondo.
Non siamo pezzi di ricambio di un ingranaggio perverso, da eliminare se difettosi; la vita di Alfie Evans è la vita di tutti, la battaglia per difendere Alfie e sacra, perché riguarda ognuno di noi.

Se ne scrivono molti, se ne leggono pochi.
I libri sono strani animali selvatici che cercano una tana. Leggerli è come entrare in mille vite, stare sul ponte della Pequod mentre il capitano Achab caccia Moby Dick, assistere al matrimonio di Renzo e Lucia, varcare con Dante la porta dell’inferno.
È uno scrivere al contrario, un consegnarsi arresi all’immortalità.
Buona Giornata Mondiale del Libro.

Guido Mazzolini

Buona domenica celeste, amici di WP! Il tempo è brutto, resterò in casa a leggere. Tra le mani “Un celeste divenire”, un romanzo che ADORO e CONSIGLIO.  Tanto lo sapete già:  è LUI il mio autore preferito.

“… Avevo già avuto qualche amore randagio, entrato di striscio nella mia vita e uscito quasi subito. Crescendo avevo imparato a conoscere i punti deboli delle ragazze, sapevo bene cosa fare per apparire interessante e spingerle a cercarmi. Recitavo alla perfezione la parte del disadattato intrigante e del complessato irrisolto, la mia malinconia esercitava tutto il suo fascino e qualcuna di loro cadeva nella rete. Cominciava a fissarmi, pronta a infilarsi nel labirinto della mia anima per nutrirsi di un’illusione impalpabile. A volte avevo creduto di essere innamorato. Qualcuna di loro era riuscita a smuovere la pietra e a scovare il mio cuore, ma l’incantesimo era durato poco e sempre per colpa mia. Dopo lo stordimento iniziale mi sentivo in gabbia, un animale ferito, imprigionato da un sentimento costruito ad arte. Incontrai Francesca in libreria. Mi piaceva quel negozio pieno di copertine colorate, mi piaceva l’odore buono della carta e l’atmosfera rassicurante. Le commesse indossavano una divisa azzurra e sorridevano, fingendo gentilezza. Una in particolare si dedicava a me, ascoltava i miei deliri, compiacente e confortante. Cercavo esclusivamente libri che parlassero di musica. Ero affascinato dalla vita dei grandi compositori del passato, amavo la loro tristezza, quella malinconia malcelata, la creatività come riscatto di una vita ordinaria…”

La coerenza in politica è merce rara. Siamo in un’epoca post-ideologica, un’epoca frastornata e caotica che ha seppellito le dottrine, svuotando la politica di quell’indipendenza che la caratterizzava. Oggi non contano le idee, oggi conta il denaro, oggi conta l’economia. Ecco perché le categorie politiche di un tempo non esistono più. Destra e Sinistra, omicide e orfane di quegli stessi valori che non hanno sufficientemente difeso. Non servono le idee, i problemi di oggi sono meramente di natura economica, sono neutri, inodori e scollegati da qualsiasi ideologia. Nessun orizzonte, nessun progetto. La “politica” è diventata “finanza”; il “politico” si fa “politicante”. Ecco perché si cambia direzione in base al vento, come povere bandiere sbandierate. Ecco perché si può affermare oggi ciò che ieri si negava, sostenendo che da ieri a oggi sono cambiate le condizioni storiche, economiche, concettuali.
Finite le ideologie, morta la destra e morta la sinistra, sono finiti anche i politici che si ponevano il problema della coerenza, diventando semplici portabandiera che attendono i venti migliori, senza preoccuparsi di essere coerenti.

Guido Mazzolini