Archivio per la categoria ‘erotismo’

Una poesia di Guido Mazzolini

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Tutti a inseguire un sogno, una donna, un’idea. Un lavoro più gratificante, una buona occasione. Tutti a caccia di un tempo migliore, pensando che domani andrà meglio. E questo pensiero ci illude e ci culla. In fondo, su questa illusione costruiamo un presente zoppo e discreto.

Guido Mazzolini

I ricordi pesanti occupano il cervello e scendono in fretta fino alla gola, intasano le arterie e arrivano al cuore. È la voce sommessa di chi non c’è, di chi è andato, partito, finito. È un luogo ormai chiuso, uno spiazzo di cielo bruciato. Ma ne valeva davvero la pena? Pesa quell’allegria che ora paghiamo con il rimpianto. Era meglio parlare, urlare, dire quello che pensavamo tutto d’un fiato, quando il tempo scorreva liscio e i minuti erano preziosi. Ma quante stanze abbiamo chiuso, quanti ricordi imprigionati, serrati. Meglio la rabbia, oppure meglio essere grati per quel tempo di gioia che non c’è più?

Guido Mazzolini

Scivola il miele di memoria densa
che tutto lega al tempo già smarrito,
recuperato dall’affanno
di rivedermi in sogno che sorvolo
lei che agita il ventre
simmetrico di gioia
come in oriente danzano
farfalle colorate di tramonti,
come i passi del pellegrino,
come una rete colma di pesce
che s’agita vano e attende e muore.

Guido Mazzolini

Cogli la bellezza, afferrala mentre passa. È una sensazione transitoria, è il dono di percepire le cose nell’istante in cui cominciano a sfiorire.

Guido Mazzolini

Scrivere è confessare un peccato, e in fondo l’azione rivela un’urgenza che cerca compimento, come il bisogno di assoluzione di chi s’inginocchia in un confessionale. E il mio grazie va come sempre a chi rende possibile questa magia, a chi mi legge e siede dall’altra parte della grata, per ascoltare inenarrabili segreti.

Guido Mazzolini

 

Per ciò che eri, per ciò che sei e sarai. Grazie a te.

Ondeggi su me come un ricordo antico, un pensiero da nutrire per l’eternità. Arrivi all’improvviso, mi culli come un feto e mi riscaldi. Tutto sembra possibile, anche sciogliere il ghiaccio che da secoli ha incrostato la mia anima ibernata in una sicurezza gelida, come chi resta immobile ma respira tranquillo e sicuro, dormiente in uno sterile letargo. Arrivi all’improvviso e all’improvviso te ne vai senza un apparente motivo, nemmeno una scusa, mi squarci il petto nudo, mi baci e mi strappi il cuore.
Davvero questo rito primitivo, come primitivi possono essere i sentimenti e gli istinti, mi sconcerta e mi lascia attonito e stordito; davvero mi è sembrato possibile tutto questo, l’averti incontrato, sfiorato e condiviso, confidando in una pazienza che non hai, in quel sapere attendere e seguire i tempi sincopati del mio sentire, le aritmie della mia anima; così la ruota gira e noi come palle da biliardo rimbalziamo seguendo traiettorie definite ma incomprensibili.
La musica si strofina come un gatto sulla mia pelle chiara, si sdruce nelle mie ossa, le sbriciola ad una ad una per poi ricomporle; ascolto Chopin, “Notturno in si bemolle minore” e non ho bisogno di altro che quel sapore dolce-amaro già racchiuso in un romanticismo non di maniera ma realmente sentito nel sangue e nella pelle. Mi scivola sopra, mi scuote e mi penetra un brivido quando il senso del vero si palesa come autentico e quasi dogmatico, il modo maggiore che esplode e si inalbera, si erge serico con echi modali nei rapidi arpeggi che sembrano gocce lasciate cadere per caso. Profuma di amore e di alcove disfatte, di fumo e di fiori.
Rifletto su quanto doloroso possa essere il bisogno di un altro, la voce che urla incessante, la bestia che mi possiede, il demonio che strepita in me. Mi accorgo che la poesia è un po’come la vita, una mosca catturata in un bicchiere capovolto, che ronza e sbatte contro il vetro senza fermarsi mai.

Guido Mazzolini