Archivio per la categoria ‘letteratura’

Ai timorosi, ai disattenti, a quelli che temono un ritorno di fiamma tricolore dimenticando che spesso la storia si ripete, ma ogni volta veste forme diverse. Ai nostalgici con gli occhi lucidi, a chi grida al cambiamento, al futuro trionfante e a venti di novità. A chi sogna alzate di testa e improbabili resurrezioni, non più proni, non più servi. Ai trombati e a chi -finalmente- ha trovato un lavoro. State tutti tranquilli, come disse Tancredi nel Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.”

L’Italia s’è destra, Alleluya.

Guido Mazzolini

Difficile prendere posizione, siamo troppo sfiancati e delusi, in attesa di un tempo peggiore del precedente. Guerra, prezzi alle stelle, vita dura ma non per tutti. Di certo l’elezione di un “nuovo” Parlamento consente un tiro di dadi sul tavolo.
Gli ultimi anni hanno dimostrato che è più facile governare quando istilli il veleno del sospetto e della paura. Troppi italiani presi per la gola e una politica scollegata dalla realtà, seduta su scranni dorati, grassa e senza cuore, cinica e protetta da un ombrello europeo che fa acqua da tutte le parti. Un’Europa di promesse non mantenute e di burocrazia che soffoca, stati più sovrani di altri, l’arroganza gallica e teutonica. Tutti disillusi e meno europeisti di un tempo, ma costretti a restarci per paura, traditi da un ideale fallito. E subiamo le altrui decisioni, non più padroni del nostro destino o della capacità di autodeterminarci, ma governati dal soldo straniero e dalle banche. È la fine di un’utopia nata per essere garante di libertà e che oggi si dimostra una condanna. Un’Europa imperatrice, dominatrice, meretrice. Un’Europa che doveva portare a tutti nuova freschezza, ma in realtà puzza di vecchio e di galera.
Democrazia, popolo sovrano e altri luoghi comuni come destra e sinistra, fascismi e comunismi, termini primitivi oggi sostituiti da archetipi più subdoli e striscianti. Non importa. Che sia per tutti un voto in coscienza e non incosciente, scegliendo il programma che maggiormente sostiene i valori non negoziabili, primo su tutti la vita dal concepimento alla morte naturale, poi la famiglia, l’educazione, il lavoro, la sanità. Ma il valore più importante dovrebbe essere la dignità della persona, troppo spesso calpestata, messa dietro il capriccio e il profitto.
Siamo uomini e donne che hanno smarrito l’origine diventando merce di scambio, utili solo quando produttivi e consumatori. Possiamo ribellarci, possiamo uscire da questa logica crudele. Basta volerlo davvero. Pensiamoci, evitando il voto dettato dalla rabbia, o peggio l’astensionismo di chi non ci crede più, occhi bassi e paura del futuro.

Guido Mazzolini

Non fidarti del poeta, scrive di cieli e paradisi mentre mastica illusioni, canta d’amore come di un azzurro sentimento, tutto baci e carezze, sussurri e sospiri. Mente.
L’amore è sangue e dolore, ferite antiche cosparse di sale che dentro te speri non guariranno mai.

Guido Mazzolini

La delusione salta agli occhi. Si insinua, entra. È un grimaldello abile e preciso. È il rischio che corri ogni volta che ti metti davanti a qualcuno. Perché la delusione è un regalo del tuo prossimo, di tanti altri prossimi. Persone come te che non ti hanno capito, non ti hanno visto. Oppure hanno costruito addosso a te ciò che non eri, e la tua delusione ha seguito la loro. E se provassimo a ribaltare lo specchio e ci considerassimo causa della delusione altrui? Chi deluderò oggi? Chiuderò le porte al bisogno e all’allegria, e dove saranno le mie mancanze, in quali pensieri, parole, opere e omissioni? È l’effetto collaterale della delusione, promettiamo ciò che non manterremo e diamo meno di ciò che dovremmo dare. E come sempre, ci aspettiamo troppo dagli altri e nulla da noi stessi. E non ci sono vincitori. Sul campo di battaglia dell’esistenza restiamo tutti a terra.

Guido Mazzolini

Mani che cercano, afferrano, stringono. Capaci di colpire o accarezzare. Mani da sarto o carpentiere, sottili da violinista, forti da fornaio. Mani attorno al collo per circuire la vita, mani da pugno, accusa e indice puntato al cuore, bocche che pretendono un possesso, un desiderio, una risposta. Ci arroghiamo il diritto di essere padroni di qualcosa e non è facile cancellare l’equivoco in questo continuo tentativo di contatto, in questo universo di incontri possibili. Poco alla volta, un giorno dopo l’altro, coltiviamo l’illusione che il mondo ci appartenga. E ci convince ogni giorno che arriva, ogni regalo ricevuto dalla vita. Il presente concede spesso l’illusione di esserci per sempre. Siamo campi aridi in attesa della pioggia e quando questa arriva, quando le prime gocce spengono la sete della terra, ecco che cominciamo a diventare predatori. Tratteniamo, non ci accontentiamo del dono, vorremmo possederlo, vorremmo che diventi parte di noi stessi.
L’amore è un fiume che attraversa il mondo e muove l’universo. Scorre da chi ama e attraversa chi è amato. E non si ferma, non si può contenere. Mettere un limite all’amore significa mutarne l’essenza, trasformarlo in un sentimento misero e a misura di uomo, una gratificazione posticcia simile all’egoismo. Tratteniamo ciò che temiamo di perdere e trasformiamo l’amore in paura, dimenticando che ogni cosa, ogni sensazione, verrà risposte con cura in uno zaino che un giorno dovremo abbandonare. Il sudario non ha tasche e in questo detto antico, tipico di qualche vecchio saggio, è racchiusa una verità assoluta. Lasceremo tutto qui, siamo arrivati nudi e ce ne andremo allo stesso modo. L’eternità non ha bisogno di altro, attende la parte più autentica di noi, niente di più. Un mistero che non serve cercare di spiegare o di giustificare. Un mistero che va accolto, respirato, ingoiato, vissuto. Nel silenzio, a cuore e mani aperte.

Guido Mazzolini

Che ne sarà dei sogni, dove andranno i desideri? Forse la voglia di infinito che scuote la nostra imperfezione non è soltanto l’estensione di una coscienza evoluta, ma è carne e sangue da incontrare, è la meta ultima di un desiderio. Forse il bisogno di eternità che squilla nelle orecchie è la voce di ciò che sarà il nostro futuro, come un segnale che dovrebbe essere fiamma vivida, ma che spesso riduciamo a una candela fioca, nella tempesta di un nichilismo che annienta. E a pensarci bene è tutto qui.
Siamo uomini che si illudono di essere dei e che hanno addentato la biblica mela, scordando l’origine. Animali evoluti, foglie staccate dal ramo. Frecce impazzite, dimentiche dell’arco che le ha scagliate a cavalcare stelle e infinito.

Guido Mazzolini

Voleva fuggire da un dolore senza senso, unica certezza di un futuro incerto. Voleva eliminare le lacrime e la sofferenza della fase terminale del suo tumore. Ha chiesto “aiuto” a Marco Cappato che l’ha accompagnata a morire. Così è terminata la vita di Elena Altamira, uccisa da un mix di farmaci in una clinica svizzera. La donna di 69 anni, sposata e madre di una figlia, era ammalata di un microcitoma polmonare con pochissime speranze di sopravvivere.
Mi torna in mente Fabiano – meglio conosciuto come DJFabo – e la sua storia che risale a cinque anni fa. Elena non era appesa a macchinari medici, la sua vita non dipendeva da sostegni vitali. Davanti a lei solo l’attesa di una fine. E in questa attesa terribile si è infilato un silenzio che annienta, circondato da una solitudine disperata.
Le è mancata la speranza più importante, quella che fa andare avanti nonostante tutto, anche al di là della ragione umana. Non voglio perdermi in giudizi bacchettoni, ci vuole rispetto e vicinanza al cospetto di una tragedia così grande, davanti a una donna che incontra una malattia terribile e sceglie di darsi la morte. Sembra che nessuno sia stato in grado di riempire il vuoto, di combattere l’angoscia, tutti sconfitti davanti a un mostro che non si chiama soltanto cancro, ma paura di non farcela, di sentirsi insufficienti e soli davanti al dolore. L’unico “amico” in questa storia sembra essere stato Marco Cappato, che con la solita triste solerzia ideologica si è presentato all’appello diventando accompagnatore dell’ultimo viaggio di Elena. Nessun’altro vicino a lei, nessuna speranza, soltanto il fantasma di un’attesa alla quale porre fine in fretta, per non scivolare arresi verso la morte, fatti a pezzi dalla paura.
Come sarebbero stati gli ultimi giorni di Elena se avesse preso una strada diversa, se non fosse caduta in questa trappola? Ci penso e credo che sarebbero stati giorni preziosi, ricchi e pieni di doni, nella consapevolezza che ogni istante è un regalo da vivere e condividere con i propri cari, giorni pieni d’amore e non vuoti di speranza, in attesa di un nuovo inizio, in attesa di un Altro che ci attende da sempre.

Guido Mazzolini

Certi amori li metti da parte. Sono inutili meteore che passano e lasciano un graffio in cielo, una piccola scheggia nel dito che prude ogni tanto, nelle sere di malinconia quando è bello accarezzarsi le ferite per scoprire se ancora fanno male. E un po’ ti affezioni a quel lieve tormento, un poco ci giochi e ti senti romantico, ti scrolli di dosso gli affanni e ti godi un ricordo falsato, ingigantito sotto la lente del tempo.
Sono amorazzi da rapina, sentimenti come dadi gettati sul tavolo aspettando l’uscita migliore, storie a tempo determinato, nei momenti morti, per riempire una solitudine estiva, ma senza desiderare davvero un futuro.
Certi amori li metti da parte, ma gli stratagemmi del cuore non sono così raffinati e presto ti accorgi che non ne vale la pena, che tutto è stato un abbaglio, e in fondo tra mille avventure posticce è rimasto soltanto chi ti ha tenuto davvero.

Guido Mazzolini

La storia di Alessia Pifferi ci fa orrore. Raccontata da stampa e televisione, tutti abbiamo incrociato la vicenda terribile di una madre senza cuore che ha abbandonato per sei giorni la figlia Diana, di un anno e mezzo, lasciandole solo un biberon nel lettino. La piccola è morta di fame, di sete, di stenti, è morta di mancanza d’amore. Inutile dire di più, come sempre tutto è stato raccontato dai mass media, gettando orrore su orrore. Da una parte la madre indegna e assassina, dall’altra la società benpensante. A pensarci bene, una società schizofrenica che – giustamente – si indigna per l’anaffettività crudele di una madre che lascia morire la figlia, mentre glissa noncurante sui milioni di aborti che vengono effettuati ogni anno nel mondo. In Italia, nel 2020, sono state più di 67000 le donne che hanno deciso, più o meno coscientemente, di interrompere la vita del proprio figlio e questo per i motivi più disparati, economici, psicologici, paura del futuro, incapacità presunta di non adempiere ai doveri di madre. Sono tante le motivazioni, ma esiste davvero un valido motivo per abortire? La vita di un bambino può essere negoziabile e collocata dietro le esigenze di una donna?
Perché la storia di Alessia ci scuote e ci indigna, mentre gli omicidi legalizzati e perpetrati dallo Stato lasciano indifferente la maggior parte di noi? Si accetta l’aborto perché il bambino che deve nascere non è considerato persona. Finché vive nell’utero, i suoi diritti sono pari a zero, è un essere muto e privo di importanza sociale e culturale. Un progetto di vita, un’ipotesi, niente di più.
È un inganno costruito ad arte, dopo anni di lavaggio del cervello e delle coscienze. La madre porta in grembo “qualcosa” e non “qualcuno”, un ammasso di cellule di sua esclusiva proprietà. Serve coraggio per tornare ad affermare ciò che è ovvio, il valore della vita e la sua sacralità. Serve tornare alla sorgente di quello che siamo, creature create e non incidenti capitati per caso, vite benedette, dal concepimento alla morte naturale, e non povere foglie portate dal vento e dalle ideologie, uomini e donne senza una meta, un inizio, una fine.

Guido Mazzolini

Le nostre scelte determinano il destino, giuste o sbagliate, appropriate o no. E non solo grandi scelte o decisioni importanti, ma anche piccole minuzie quasi invisibili e all’apparenza inutili. La vita è un sistema complesso, un gigantesco castello di carte tenuto insieme da piccole gocce di casualità. Ma esiste davvero il caso? Siamo auto-determinati o in balia del destino? Forse sono gli errori che dipingono il nostro futuro. E a pensarci bene, senza gli sbagli quale sarebbe il senso della vita? Una noiosa, insapore, sterile perfezione? Spesso le occasioni migliori nascono da un colpo di fortuna, da un impercettibile cambio di direzione o da un clamoroso salto nel buio. Cambiano le stagioni, il tempo vola. Tutto passa, e anche in fretta. Soltanto chi ami davvero resterà come un marchio indelebile nel cuore. Soltanto chi ami davvero potrà cambiare il tuo destino. 

Guido Mazzolini