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Le nostre scelte determinano il destino, giuste o sbagliate, appropriate o no. E non solo grandi scelte o decisioni importanti, ma anche piccole minuzie quasi invisibili e apparentemente inutili. La vita è un sistema complesso, un gigantesco castello di carte tenuto insieme da piccole gocce di casualità. Ma esiste davvero il caso? Siamo auto-determinati o in balia del destino? Forse sono gli errori che dipingono il nostro futuro e a pensarci bene, senza gli sbagli quale sarebbe il senso della vita, una noiosa, insapore, sterile perfezione? Spesso le occasioni migliori nascono da un colpo di fortuna, da un impercettibile cambio di direzione o da un clamoroso salto nel buio. Cambiano le stagioni, il tempo vola, tutto passa e anche in fretta. Soltanto chi ami davvero resterà come un marchio indelebile nel cuore, soltanto chi ami davvero potrà cambiare il tuo destino.

Guido Mazzolini

Siamo smarriti tra la ragione e la pazzia, tra il tutto e il nulla, cercando piccole gocce di verità e acchiappandole al volo. Poi tutto finisce, impariamo a stare al mondo ed è già ora di andarsene. Avvolti nella coperta del tempo, lasciamo che tutto scorra, sorridiamo ed è il sorriso di chi ha perso. Dove abbiamo lasciato l’istinto, il bisogno, la voglia di libertà? In quale universo si è nascosto il bambino che gridava e danzava sotto la pioggia? Ieri brancolavamo nel buio cercando la luce. Oggi il buio è lo stesso, ma i nostri occhi si sono abituati alla penombra e interpretano le forme che ne emergono. Così ognuno ha la proprio idea di libertà e la modifica in base alle occasioni. Ciò che piace a me, ciò che va bene a me. Il resto non conta.
Con gli anni impari che la vera libertà non consiste nel poter fare ciò che si vuole, ma nel poter essere ciò che si è.

Guido Mazzolini

Certe cose le getti via lontano, ci provi ma è un lancio fasullo, le scagli con forza sopra la testa e ti illudi di averle buttate. Ma ti sbagli. Esiste una forza di gravità e molto spesso ciò che hai lanciato in aria torna indietro. È il peso dei sentimenti, sembrano così leggeri, evanescenti, invece hanno una loro sostanza e materia, e una forza di gravità talmente forte che li trascina verso il basso, ancora addosso a te. E tutto torna, e ogni volta non sarà mai la stessa.

Guido Mazzolini

Mi piace la parola “altrove” perché definisce un luogo che non c’è ancora, un mondo che non ha una collocazione precisa nel tempo o nello spazio, ma proprio per questo ne definisce l’essere.
“Sono qui” implica un collocarsi, un situarsi, uno stare immobile. Al contrario “sono altrove” implica la consapevolezza che non tutto è evidente, ma vive e si estrinseca in un futuro che non è soltanto una dimensione temporale, ma soprattutto un contorno dell’anima.

Guido Mazzolini

Difficile esternare affermazioni categoriche che eludano i deboli percorsi del pensiero imperante nell’opinione pubblica. I filosofi del passato sapevano bene che la conoscenza nasce dal discrimine e dal discernimento consapevole. Non è bastato Benedetto XVI a ricordarlo, scagliandosi contro la dittatura di quel relativismo assoluto e imposto dai media, dalla scuola, dalla modernità e dalla globalizzazione intesa come categoria di pensiero. Al contrario, oggi il relativismo è sostenuto pure da molti vescovi e sacerdoti, in questo modo il pensiero debole è diventato un nuovo comandamento, siamo passati dal “cogito ergo sum” al “dubito ergo sum” e all’incapacità di approfondire in coscienza qualsiasi argomento, dal senso della vita al concetto di verità e natura, fino al significato della sofferenza e al bisogno di Dio. Oggi è la tirannia del “secondo me” del “dipende” e del “bisogna vedere”, concetti fumosi che dominano incontrastati, la conseguenza è che ogni ricerca della verità risulta preclusa fino dalle origini, lasciando regnare il “liquidume” dell’indeterminatezza. Non posso discernere, e perciò non posso stabilire i confini e le differenze, tutto è basato sull’arbitrio e sulla maggioranza del consenso. È vero quello che è politicamente corretto e che pensa la maggior parte della gente, attraverso idee inculcate da pochi alla massa. Nulla è sicuro e nulla è conoscibile, ma tutto diventa materia di discussione soggettiva. La verità cambia in base alla latitudine e alla moda, la verità diventa un abito da indossare in base alle occasioni. Attenzione perciò, non pensiamo che il naufragar sia così dolce in questo mare di niente, relativo e indeterminato. Il bene e il male sono solo categorie mentali, modificabili dalla storia? Non credo, e la risposta è chiara, sotto i nostri sguardi distratti e assenti, assuefatti dagli orrori che devastano la quotidianità e che continueranno a stordirci, lasciandoci in balia del nulla a cercare risposte su qualche motore di ricerca, migrando da un consumo all’altro, da un capriccio a una precostituita certezza, bellamente servita già pronta.

Guido Mazzolini

Di me non resta che un’ombra sul muro
un vagheggiare svelto di parole
i miei ottonari scaltri, il sale
e qualche rima cionca, e mani e occhi,
la pala e il piccone, il crivello, la batea
e tutto ciò che serve al mio servire
di cercatore cieco, di mendicante giovane sicario
che inventa metri e cerchi di parole
come un folle che sogna l’istante già vissuto.
Di me non resta che l’ombra di un’anima.

Guido Mazzolini

Che dire? Bellissima.

Basterebbe afferrare una mano, stringerla, trovare qualcuno che ci sostenga nelle asperità della vita. Basterebbe un amico, un’idea, un appiglio e un paio di scarpe buone per i metri troppo aguzzi, quelli percorsi con fatica e sudore nel camminare quotidiano. Vette innevate e a volte precipizi profondissimi, e quanto avremmo bisogno di una presenza rassicurante, di una voce all’orecchio che garantisca una vicinanza. Tutto diverrebbe più semplice e meno impossibile.
Fin dal primo istante, apriamo gli occhi al mondo e già cerchiamo aiuto, uno sguardo, una voce amica. Siamo animali sociali più simili alle api che ai gatti, abbiamo l’istinto dell’unione e cerchiamo il branco, la comunità, l’alterità. Viviamo dispersi, ma sempre alla ricerca di un legame, pensiamo di essere più forti se coesi ad altri, pensiamo di valere di più e alla lunga crediamo che il gruppo sia meglio del singolo. Ma se accanto non avessimo nessuno, nessun sostegno, nessuna mano amica, dove finirebbero i nostri sogni?
Ci alziamo in volo e volare è un’azione solitaria che prelude al sogno. Si vola come si legge o come si scrive, in silenzio e in solitudine. Si vola per non restare inchiodati alla terra, e non potrebbe essere differente, ognuno ha il proprio cielo, il proprio orizzonte da superare. Ci proviamo, siamo esseri senzienti e con l’istinto dell’infinito, naturalmente spinti a non vedere una fine al termine della vita. E il cielo ci accompagna. E ride. E canta. Spesso la dicotomia ci scandalizza, in basso il fango e in alto il cielo, la melma di una realtà a volte scomoda, a volte sporca, e la purezza del sogno che ci rinfranca. Noi navighiamo nel mezzo, a volte puntando alle stelle come angeli, altre volte raspando la terra come maiali, abbandonati all’oblio e alla stanchezza cronica, che poi è l’anticamera del nulla.
Ma la vita chiama, non smette di lanciare messaggi ben chiusi in bottiglia, gettati nell’oceano del quotidiano senza pensarci troppo, senza sapere chi li troverà e ne leggerà il contenuto. Domande e voci, quesiti dissonanti a volte sussurrati all’orecchio, altre volte urlati. Arrivano all’improvviso e se ne vanno, ci lasciano inquieti, sono strepiti e soffi, venti di cambiamento e novità.
Nasciamo capaci di domande, con il talento di interrogarci e indagare. Nasciamo carichi di quesiti e invocazioni multiformi che assommano le due richieste più importanti, quelle che roteano attorno ai giorni di tutti. Da dove veniamo? Dove andiamo? Il primo quesito appartiene al passato e all’origine, tutto sommato è una domanda tardiva che viene posta quando ormai siamo in ballo. La seconda invece appartiene al futuro, alla meta, alla destinazione. Da sempre l’uomo ha creduto in un proseguimento della vita, da sempre si è rifiutato di pensare alla fine. L’idea di una continuità ininterrotta è metastorica e attraversa tutto il cammino della razza umana, lo pervade e lo nobilita. Qualcosa arriva da lontano, si concretizza in un corpo e svanisce al momento della morte. La vita non è rappresentabile con un segmento, tuttalpiù con una semiretta. Ha un inizio, ma non una fine. Da dove veniamo, allora? E dove andremo?
L’anima è nascosta nel profondo e di lei si parla a fatica. Oggi conta di più il corpo, quel fardello pesante, quell’involucro di carne e umori che è già futuro concime per le piante. Questo pudore nel parlare della parte più vera di noi è sintomatico di una paura intrinseca: la paura di indagarsi e di arrivare al fondo del problema. Preferiamo una realtà inficiata dal dubbio, dove ognuno costruisce la propria verità, perché in fondo chi può saperlo, chi conosce come stanno le cose? Molto meglio avvinghiarsi alla misera certezza di quello che appare, molto meglio restare in superficie. In questo modo ci trasformiamo in quanto di peggio potremmo essere, un corpo misero e senza destino che diverrà presto un mucchietto di cenere.

Guido Mazzolini

Cara donna ti scrivo, così mi distraggo un po’. E che bella sei, che mistero nascondi negli occhi e tra le labbra, nel gesticolare delle mani, in quel tuo essere diversa e allo stesso tempo complementare. Ancora ti osservo, ammirato e diffidente, grato per quello che sei e che hai rappresentato. Lieto di averti conosciuto, tu l’altra metà della luna, la faccia nascosta che non vedo ma che influenza le maree. Diversa e inconfondibile, naturalmente madre dei tuoi figli ma anche dei tuoi domani e delle idee. Mi piace pensare che l’unione di un uomo e di una donna possa generare un essere nuovo e invincibile, quell’uomo primordiale che un geloso Zeus decise di tagliare a metà, così come racconta Platone nel Simposio. È in questa unione disunita che intuisco la perfezione del tutto. È il progetto insito nella natura e nelle stelle, è il disegno della terra e dell’acqua. È come deve essere. Anche per questo amo la scrittura, la musica e la poesia, perché sono femminili e come una donna mi hanno tenuto tra le braccia, in volo verso un viaggio di irripetibile bellezza. Libertà, finzione, la metrica del verso e l’infinito di una sillaba. La pausa, il suono, il tutto e il nulla, e io, e tu, e noi. Un viaggio breve alla ricerca di un respiro, quel respiro che appartiene al cielo e conduce nel punto più segreto di me.

Guido Mazzolini

Una ragione non guidata dalla Verità rischia di fallire molto presto, diventando superstizione e mitologia. Ecco che l’intelletto naufraga in un fideismo medioevale, ecco che oggi si torna a una politica apparentemente razionalista, ma in realtà nutrita di mitologie pseudo-scientiste e poco razionali. Diciamolo ad alta voce, la pandemia di Covid19 non fa più paura, ne stiamo uscendo, per ora la situazione è sotto controllo. Eppure continua il mito del pericolo utilizzato per aumentare la paura, limitare le libertà e fasciare le bocche con il consenso di tutti. Siamo davanti a un’emergenza costruita ad arte da conferenze stampa e da “poderosi” interventi massmediatici di un’informazione totalmente asservita al potere. È una retorica da vecchio impero, sdolcinata e fintamente populista. Il mito della pandemia che rischiava di sterminarci ha mostrato il suo vero volto. Si è parlato di una mortalità del 4 per cento, e anche qualcosa meno. I decessi sono stati causati da carenze sanitarie e da altre patologie, o peggio dalla mancanza di interventi efficaci e dalla penuria di posti in terapia intensiva. Si è creato il mito della paura, nutrito da un eccessivo allarmismo e da misure insensate, da forze dell’ordine che fermavano “criminali” accusati di fare jogging in spiaggia, e multavano poveri dissidenti sacerdoti, accusati di avere creato pericoli sociali all’interno di una chiesa.
Un altro mito è stato quello della scienza che ci avrebbe salvato la vita. Ma nessun virologo ha saputo dare delle certezze, solo pareri discordanti spesso giocati al rilancio e a chi la sparava più grossa. E il governo si è trincerato dietro questi pareri. Ci hanno convinto che serve un vaccino, e chi è contrario viene zittito e tacciato di attentato all’umanità. Si condanna il libero pensiero in nome di una scienza che libera non lo è più. Si sono stigmatizzate le opinioni diverse e il Parlamento è stato imbavagliato, l’opposizione avrebbe dovuto collaborare e mettersi prona, e tutto nel nome di una finta unità, di uno stare insieme che altro non è che la rappresentazione della peggiore massificazione. Il governo si è circondato di costosissimi “esperti” anche per capire cosa fare dopo il virus, e tutto per nascondere i ritardi e le incompetenze di chi non è stato in grado di decidere.
Siamo ormai alla fine della commedia, la vera emergenza comincia ora e non si chiama pandemia, si chiamo lavoro, povertà, crollo dei valori, e un senso strisciante di nichilismo che esce dalle sagrestie per arrivare dappertutto. Difficile fermare la penombra se non si riparte da quella forma di Verità che è Via e Vita, e va ricercata a tutti i costi, al di là dei miti e delle paure.

Guido Mazzolini

In fondo averti addosso in una notte romana era l’unica cosa giusta in quel periodo di tempo di quel periodo di vita, così quando ti accorgi che hai cambiato indirizzo al pensiero, allora ti chiedi in quale stazione andrai a prendere le prossime valigie, e dove sarà diretto il tuo viaggio. In ogni caso eravamo nostri, nessuno può portarcelo via, e non sarebbe bastato il cielo a coprirci, quando ancora non potevamo distinguere dove finivi tu e dove iniziavo io. Allora fai buon viaggio, sei la mia vergine zoppa e ho cantato di te in mille poesie, sei stata presente negli occhi e nelle pagine dei miei libri, ma ora è arrivato il momento di metterci un punto, e di metterti via. Ho già troppi scheletri, e sempre meno armadi.

Guido Mazzolini