Archivio per la categoria ‘poesia’

Scivola il miele di memoria densa
che tutto lega al tempo già smarrito,
recuperato dall’affanno
di rivedermi in sogno che sorvolo
lei che agita il ventre
simmetrico di gioia
come in oriente danzano
farfalle colorate di tramonti,
come i passi del pellegrino,
come una rete colma di pesce
che s’agita vano e attende e muore.

Guido Mazzolini

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Ho scritto di te, senza rancore, oltre il tuo apparire, oltre il cielo e la fronte, tra i capelli e la brina. Ho sciolto i miei nodi, la penna come un aratro, inchiostro come sangue, la tua pelle come pergamena. Sono io, uno strano animale che fiuta la notte e conta le pieghe degli occhi, le labbra, le scapole, la perfezione della schiena. Ho ricomposto la tua essenza in metri e rime, accenti e pentimenti. Sei l’ultima sillaba, quella che chiude un discorso non ancora iniziato.

Guido Mazzolini

Mia madre è bellissima. 87 anni di vita trascorsa e occhi azzurrissimi, osservo le sue mani, quanti sogni accarezzati, quanta speranza afferrata, quanto amore donato. Vedova da 8 mesi eppure serena, di quella serenità che è privilegio di una consapevolezza grande. Serena perché vive il presente e trova in esso le ragioni della gioia. Quando siamo giovani cerchiamo la felicità nel posto sbagliato, dove crediamo possa stare, nella bellezza, nella salute, nel lavoro o nell’automobile nuova. Cerchiamo la felicità nella vacanze ai tropici o nel successo a tutti i costi. Sempre lontano da noi, sempre nel posto sbagliato, e basterebbe guardarsi negli occhi, guardarsi dentro. Mia madre invece consegna la propria età al regalo più grande, quello che chiuderà il cerchio e donerà il significato più importante all’esistenza intera. Grata alla vita vissuta, ha capito che l’ultimo tratto di strada è il più bello, se percorso con la percezione certa di un futuro di gioia infinita.

 

Guido Mazzolini

Noi convergenti sincronismi e previsioni, intuizioni appena corrisposte, deserti, allegrie, palpebre socchiuse e ciglia. Noi destinatari privi di destinazione, lame taglienti e soffi brevi, noi futuribili presenti, ipotesi di attimi diversi. Noi come mani chiuse a pugno, sorrisi a denti stretti, ciarlatani e menzogneri, illusi, folli, briciole dello stesso pane, gocce dello stesso vino. Noi due di uno, divisi e prigionieri.

Guido Mazzolini

Io so che averci è rimanere nudi, spogliati da ogni inganno. Così diversi, eppure così vicini. Adesi, due parti differenti di un unico tutto. Arriveranno i giorni bui, quelli che stridono e fumano, quelli senza colore. E insieme temeremo un futuro che non ci appartiene, perché il futuro è di chi non lo attende e vive un consapevole presente. Il futuro è di chi non ce l’ha.
E in questa parentesi breve di vita mi chiedo quale senso nascondano le mie mani appoggiate alle tue, il colore della pelle, i miei occhi e i tuoi occhiali sul naso, il mio essere assorto e quel sorriso smarrito, le nostre vite piene di stracci, gonfie di esperienze che in fondo non ci riguardano davvero. E il nostro essere uniti, non ancora liberati dai dubbi.
Io so che averci è un divenire fluido, è un istante che prepara il successivo. È la primavera che tarda ad arrivare, ma quando sboccia ricopre l’universo.

Guido Mazzolini

Cosa sei? In un pugno di parole
di te riassumo la sostanza.
A volte ombra e lacrime
oppure gioia folle
e mastichi uragani
e affondi radici tra le gambe,
nello stomaco,
nell’asciutto dei miei occhi.
Arida, veloce,
ferita e imbavagliata,
Prometeo che derubò gli dei
sogghigni e ti dibatti,
è questo ciò che sei.

Guido Mazzolini

Il corpo parla, racconta sortilegi, fiabe, desideri. Il corpo lancia segnali nel buio, brevi parentesi intuite, e notti e sensazioni. Il corpo immagina, e parla con la pelle, e sogna e svela.
Il corpo non mente.

(Guido Mazzolini)