Archivio per la categoria ‘poesia’

Non giocare con i rimpianti. Quando pensi di saperli gestire, quando pensi di poterne ascoltare il sussurro, ecco che il pensiero si avvolge e diviene spire di serpe che stringono e sibilano. Rimpiangi le azioni e le omissioni, le parole di rabbia e i silenzi di resa. Rimpiangi ciò che saresti stato. Rivivi un passato sepolto e con lo sguardo di oggi sapresti cosa fare. Faresti meglio o non faresti affatto, allontaneresti gli errori, agiresti puntando altri traguardi. Quante ipotesi azzoppate, universi paralleli che possiamo visitare soltanto in sogno, immaginando un tempo che avrebbe dovuto trascorrere diversamente. Non fidarti dei rimpianti, non utilizzare il passato per coltivare un presente doloroso, pensando a quello che avresti potuto fare e non hai fatto. Non guardare al rimpianto come a un’occasione perduta. Piuttosto impara dal passato. Osserva gli errori, le parole sbagliate e le azioni affrettate. Nulla è sprecato se diventa occasione per imparare, per conoscere se stessi e vivere un presente consapevole, privo della paura di quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

Guido Mazzolini

Eccomi, solo dinanzi al mare. L’acqua è una distesa senza confine, c’è un bagliore pirotecnico di stelle che frastaglia un cielo terso, pulito come fosse nuovo, tinto di un azzurro impalpabile. È il cielo che ho sempre sognato, il posto migliore per volare e per essere libero. Sulla terra tutto ciò non è possibile, tesoro mio, quaggiù chiudo gli occhi e tento goffi balzi di pensiero che a volte mi lasciano esausto, ma nel cielo posso aprire le braccia e lasciarmi portare dal vento. E il cielo diventerà la mia tana. Sarò sempre con te, Sofia, volerò in alto e planerò adagio sui tuoi pensieri, come fanno i gabbiani vicinissimi al pelo dell’a

Guido Mazzolini

Il morso di una bianca percezione
rilava il viso di candore
lasciando una ferita tra le labbra,
rosa certezza di battaglia vinta.
Scivola il miele di memoria densa
che tutto lega al tempo già smarrito,
recuperato dall’affanno
di rivedermi in sogno che sorvolo
lei che agita il ventre
simmetrico di gioia
come in oriente danzano
farfalle colorate di tramonti,
come i passi del pellegrino,
come una rete colma di pesce
che s’agita vano e attende e muore.
Io mi domando
in quale abisso di pensieri,
in quale estasi tenerti
con cura e con perizia
in attesa del ricordo.

Guido Mazzolini

Scrivo poesie perché non serve a niente, mi piace il gesto vano e la minuziosa perdita di un tempo regalato inutilmente, l’arrendersi nel ricordo vago concesso come dono, come un gioiello prezioso da conservare in eterno.
Scrivo poesie e stupito le guardo nascere come gemme in primavera, come briciole di un sogno nitido al risveglio. Le sento crescere dentro come un’idea di espressione, sono piccoli suoni di una parola vera, di un verbo autentico che potrebbe essere unico e invece rappresenta il sentire di una moltitudine indefinita, dal primo vagito perso nella notte del tempo fino all’ultimo respiro del mondo, perché l’uomo non è soltanto somma delle proprie personali esperienze ma anche e soprattutto insieme dei sogni e desideri più intimi e quelli sono comuni a tutta l’umanità.
Scrivo poesie perché mi rappresentano, sono tanti me stesso calati in dimensioni nuove e apparentemente irraggiungibili, tolgono le maschere e il fango che incrosta i miei occhi; sono proiezioni di un Io diverso e inaspettato, alla stesso tempo simile e differente, comparsa o protagonista assoluto di una storia.
Scrivo poesie perché non posso farne a meno, è una condanna severa giustamente inflitta e un delizioso stillicidio di pena; è l’irrinunciabile bisogno di alzare bianche vele, l’istinto benedetto di Ulisse o il maledetto desiderio di salpare verso terre sconosciute.
Scrivo poesie come sola giustificazione al mio malessere, alla parte più scura di me che non accolgo e detesto, all’ombra che spegne il sole caldo, al sale di lacrime amare e all’urlo di rabbia e di bestia ferita.
Scrivo poesie per non scriverne più, ogni volta come fosse l’ultima occasione, perché ogni strada porta a direzioni affascinanti ed insondabili ma quanto è difficile dimenticare la prudenza meschina o l’umana convenienza del sopravvivere quieto tracciando un passo in più nel futuro ed uno in meno nel tempo concesso.
Scrivo poesie per te che stai leggendo ora, lettore senza nome e sconosciuto amico. Le scrivo perché sono vivo, respiro, penso e credo; perché la Vita è la perfetta poesia, la più splendente e disperata, è quella ancora da cantare, quella che mai scriverò.

(Suoni)

Guido Mazzolini

“Non programmare il futuro,
non scrivere piani di conquista o di resa.
Le cose migliori accadono all’improvviso.
Le cose migliori accadono e basta.”

Guido Mazzolini

Sai, dicono che gli essere umani vennero creati totalmente senza sesso. Un unico essere completo, maschio e femmina in un corpo solo, come certi organismi ermafroditi dei documentari di Piero. Furono gli dei invidiosi a dividerli e da allora ognuno è alla ricerca della propria metà, della parte perduta. Una sola per ognuno di noi. Io la mia non la immagino affatto. Non voglio. Potrebbe essere alta e bionda o bassa e scura. Vecchia, giovane, grassa o magra. Non è importante. L’esterno non conta e neppure il cervello. Basta che mi voglia bene. Che mi voglia per sempre.

(Confessioni di un pudico) Guido Mazzolini

Accade che un giorno ti guardi allo specchio e non sei più tu. Osservi la fronte più ampia, il pozzo più scuro degli occhi, ti soffermi sull’intreccio sottile di rughe. Capisci di essere solo, non di esserlo diventato ma di esserlo stato da sempre. Si nasce e si muore soli, due eventi grandiosi con un unico protagonista e tra questi si evolve la vita che spesso è un monologo contraddittorio nel continuo tentativo di ovviare alla solitudine, un cercare di uscire da questa realtà intrinseca. Si tendono mani, si trovano occhi, si ascoltano voci, tutto per sentirsi meno perduti. L’errore più grande è voler mettere la propria felicità nelle mani di un altro. L’errore più grande è illudersi di non essere soli.
Tutto accade.
Cercare, trovare, perdere.
Scusa, ma non ha saputo fare meglio di così.

(Il passo del gambero) Guido Mazzolini

…Eppure in noi alberga un desiderio infinito di eternità che non possiamo sottovalutare. Siamo ora e siamo per sempre, chiamati a un viaggio che sembra trascendere questa corporeità imperfetta, minata da malattie e incidenti, da disgrazie che sembrano mettere fine all’esistenza, così come la conosciamo. C’è una voce che sussurra una risposta differente e più entriamo in contatto con la parte intima di noi, quella più vera, e più ci accorgiamo che il dolore può anche essere un mistero insondabile, ma nonostante tutto la morte non può concedersi l’ultima parola. Per chi rifiuta questa dimensione, esiste solo un cinismo disperato. Tutti entriamo in contatto con la morte di una persona amata, tutti moriremo. Abbiamo imparato a misurare il tempo, costruiamo macchine per pesare con precisione ogni istante. Ogni secondo che scorre sul quadrante del nostro orologio dovrebbe regalarci un brivido. È un granello di sabbia caduto nella clessidra del tempo. È qualcosa che avevamo e che non abbiamo più.
Il tempo è quella dimensione che ci permette di esistere. Senza il tempo non esisterebbe il prima e il dopo, non esisterebbe l’adesso. Senza il tempo la vita non sarebbe un dono da restituire. Se il nostro tempo avesse una scadenza definitiva e totale, se questa dimensione terrena finisse irrimediabilmente nel nulla, ecco che il tempo si trasformerebbe nella rincorsa ossessiva di chi possiede un destino tragico e già segnato.
Sono molte le domande senza risposta, ma senza interrogativi la vita diventerebbe un rebus noioso e già risolto, una mappa del tesoro che non porta da nessuna parte. Allora è meglio camminare silenziosi tre le sillabe scarne del dolore, cercando di curare le nostre ferite e quelle degli altri. Senza cercare spiegazioni, nutrendo soltanto il desiderio di volare oltre la sofferenza, a cuore e braccia aperte.

Guido Mazzolini

Scelte, conseguenze. Causa che precede un effetto. È il dualismo che governa l’esistenza, si raccoglie ciò che si semina e si trova ciò che si lascia. Facile all’apparenza, facile e utile perché se davvero conoscessimo le conseguenze di ogni nostro gesto, potremmo costruire un futuro meno incerto, optando per le scelte più giuste. Ma l’esistenza è un sistema complesso, talmente aleatorio da risultare imprevedibile. È come il primo colpo di dita nel domino, le altre tessere cominciano a cadere, ma non sai quale sarà l’ultima e in quale punto del percorso si fermerà.
Siamo uomini dotati di libero arbitrio, due semplici parole che inchiodano alla libertà di poter operare una scelta e di pagarne fino in fondo le conseguenze. È un grande potere, quasi sempre usato nel peggiore dei modi, arrancando verso rappresentazioni grottesche di una libertà di scegliere che rasenta il capriccio e il vantaggio personale. Spesso la scelta è dettata da un bisogno sconosciuto, e cerchiamo di colmare un vuoto cercando la soluzione nel posto sbagliato. È un silenzio fragile che cerchiamo di azzittire con un suono, un sapore nuovo che possa coprire l’amaro, una diversa prospettiva di affacciarsi al mondo. È quel desiderio di gioia che ci pervade e sussurra nel profondo il nostro istinto primordiale di essere felici.

Guido Mazzolini

Ignoti a questa vita
di viaggiatori stolti, senza mani
da serrare a polsi sconosciuti,
senza l’affanno di due corpi stesi
medicando piaghe
per divenire nettare di gioia.
Sorpresi dal silenzio
non conosciamo la giusta via
l’unica rotta designata e certa
approfittando di una luce sola
che sia confine tra il felice e il buio
e possa separare la distanza.
Per questo
entriamo nel giardino ad occhi chiusi
e spalanchiamo bocche esangui.
Per questo
abbiamo piedi svelti e grandi sogni.

Guido Mazzolini

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Buona domenica!