Archivio per la categoria ‘racconti’

Ogni parola scritta
incisa con rabbia
o appena accennata
impetuosa sfonda una finestra
di meraviglia, sogno
e supponenza al cielo
ma nello stesso istante
chiude come un malefico artificio
in terra un uscio spesso
sigillando sensazioni
che mai più sentirai
o nello stesso modo potrai narrare.
Questo è il dilemma grande:
se vivere stupiti come bimbi
lasciando scivolare ogni momento
oppure macerare
l’arguzia e il disincanto dell’anziano
annotando ogni respiro
su fogli di memoria immacolati
minuzie di meticoloso impegno
per smarrirlo poi nel già vissuto
nel ripetuto incedere del giorno.

(“Suoni”) di Guido Mazzolini

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Arrivati in stazione ci salutammo come due ombre sfiorate, con la paura che di noi sarebbe rimasta soltanto un’ipotesi. Appoggiò le labbra sulle mie, lasciando l’impronta di un bacio.
«Ciao Cosimo. Scusa la fretta, ma non amo gli addii.»
Sorrisi a stento.
«Infatti non è un addio. Ci vedremo presto.»
«Chissà.»
Restò sul marciapiede. La vidi attraverso il finestrino, appoggiai la mano sul vetro e Claudia allungò un braccio per sfiorarla. Io e lei, così vicini eppure inarrivabili, divisi da una lama trasparente e impenetrabile. E forse era quello il fotogramma che più rappresentava lo strazio della nostra storia, la consapevolezza di appartenersi e di non potersi avere. Il treno si mosse, sul finestrino restò l’impronta del palmo e delle dita. La guardai svanire come un ricordo agonizzante.

Guido Mazzolini (dal romanzo Un Celeste Divenire)

È bello averti qui, tu per me, in questa parentesi breve, in questo orizzonte contraffatto. E mi chiedo quale senso nascondano le mie mani appoggiate alle tue, il colore della pelle, i miei occhi e i tuoi occhiali sul naso, il mio essere assorto e quel sorriso smarrito. Dolci le nostre vite, piene di stracci, gonfie di esperienze che in fondo non ci riguardano davvero.

Guido Mazzolini

Non sei perfetto, nessuno lo è. Anzi, sei quanto di più imperfetto ci sia. Una meravigliosa accozzaglia di liquidi, mischiati in un unico bicchiere.
E non dimenticarlo mai, sono le imperfezioni la tua forza, perché ciò che ti differenzia dal resto del mondo ti rende unico e irripetibile.

Guido Mazzolini

L’attesa è una porta socchiusa. E c’è qualcosa oltre, varcando la soglia, anche se possiamo soltanto immaginare, desiderare, sperare. Ma il bisbiglio dietro la nuca non mente, è un suono di futuro che chiama al movimento, è un salto nel buio, desiderando luce. E che sia gioia. E sia per sempre. La vita è questo roteare folle di emozioni, ma se guardi oltre il turbinio dei desideri e degli istinti, riesci a intravedere una dimensione di certezza consapevole. È un dialogo serrato e confidente, un dare per ricevere. E tra le scelte di ogni giorno che spesso ci lasciano frastornati, ci accorgiamo che l’amore è l’unica scelta davvero utile. Non l’amore dei sentimenti buoni e confezionati ad arte, ma quello che trasforma il mondo, quello che ho visto balenare negli occhi dei miei genitori. È l’amore infinito che ci consegna all’eternità, quello che ha plasmato l’universo, che fa muovere il sole e le stelle.

Guido Mazzolini

E alla fine è tutto qui, la vita si può riassumere in due fenomeni opposti e conseguenti. Si parte e si torna. Si riparte e si ritorna ancora. È un’altalena che spinge al cielo per riportare alla terra. E in quel volo breve si condensano gli istanti più preziosi, quelli che non vorresti lasciare andare, e anche loro seduti sulla medesima altalena, anche loro condannati al precipizio. Si oscilla e si naviga a vista, confusi tra la percezione della transitorietà e il desiderio d’infinito. Tra il bisogno di andare, e l’istinto di tornare.

Guido Mazzolini

Una poesia questa, che mi sento scolpita addosso, tatuata sulla schiena…

Buona domenica, e buona poesia!

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Grida che sono io, che sono tutto per te
non destarti domani con dubbi da indossare
o preconcetti da scovare
perché non è possibile vestire di dolore
quel soffio che c’è stato,
che piano hai trasformato in vento forte
a scuotere l’immagine di noi.
Grida che ancora puoi sederti al posto mio
riconoscere l’odore, aprire le tue ali
sfilare le mie scarpe di alcove dozzinali
ed essere il mio miele.
Grida che sei mare, spalanca le mie vele
serra le mie gambe tra le tue
e nutriti di me.
Grida che mi vuoi, gridalo anche se
non ti potrò sentire dal posto dove vivo
dal quale recidivo io chiamerò il tuo nome
graffiandomi la faccia.
Grida tra le pieghe di un sogno che già allaccia
il tuo destino uguale
io che sono bambino tra quelle dita rosse
sotto la pelle mia
che se soltanto fosse l’ombra dell’irreale
tu non andresti via.

Guido Mazzolini (dalla raccolta l’Attimo e l’Essenza)