Archivio per la categoria ‘racconti’

Passò un anno di calma apparente, addomesticai l’irrequietezza fabbricando ritmi ben definiti che governavano le mie giornate. Dedicavo la mattina a passeggiate brevi, poi sistemavo casa e preparavo il pranzo. I pomeriggi scivolavano davanti al pianoforte, spesso in compagnia di giovani studenti troppo ossequiosi. Ore spese a parlare di musica e vita, di sangue e d’amore. Le serate scorrevano nei locali di jazz, jam session, iniezioni obbligate di ritmo e allegria. Io e Cisco avevamo ritrovato l’antica complicità, bastava guardarci di striscio per capire uno le intenzioni dell’altro. Non ricordo improvvisazioni migliori di quelle, l’idea scorreva dalle corde spesse del contrabbasso ai tasti del pianoforte con la naturalezza di un respiro, come la musica dovrebbe essere. 

Tratto dal romanzo “Un celeste divenire” di Guido Mazzolini

 

 

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Se ne scrivono molti, se ne leggono pochi.
I libri sono strani animali selvatici che cercano una tana. Leggerli è come entrare in mille vite, stare sul ponte della Pequod mentre il capitano Achab caccia Moby Dick, assistere al matrimonio di Renzo e Lucia, varcare con Dante la porta dell’inferno.
È uno scrivere al contrario, un consegnarsi arresi all’immortalità.
Buona Giornata Mondiale del Libro.

Guido Mazzolini

Buona domenica celeste, amici di WP! Il tempo è brutto, resterò in casa a leggere. Tra le mani “Un celeste divenire”, un romanzo che ADORO e CONSIGLIO.  Tanto lo sapete già:  è LUI il mio autore preferito.

“… Avevo già avuto qualche amore randagio, entrato di striscio nella mia vita e uscito quasi subito. Crescendo avevo imparato a conoscere i punti deboli delle ragazze, sapevo bene cosa fare per apparire interessante e spingerle a cercarmi. Recitavo alla perfezione la parte del disadattato intrigante e del complessato irrisolto, la mia malinconia esercitava tutto il suo fascino e qualcuna di loro cadeva nella rete. Cominciava a fissarmi, pronta a infilarsi nel labirinto della mia anima per nutrirsi di un’illusione impalpabile. A volte avevo creduto di essere innamorato. Qualcuna di loro era riuscita a smuovere la pietra e a scovare il mio cuore, ma l’incantesimo era durato poco e sempre per colpa mia. Dopo lo stordimento iniziale mi sentivo in gabbia, un animale ferito, imprigionato da un sentimento costruito ad arte. Incontrai Francesca in libreria. Mi piaceva quel negozio pieno di copertine colorate, mi piaceva l’odore buono della carta e l’atmosfera rassicurante. Le commesse indossavano una divisa azzurra e sorridevano, fingendo gentilezza. Una in particolare si dedicava a me, ascoltava i miei deliri, compiacente e confortante. Cercavo esclusivamente libri che parlassero di musica. Ero affascinato dalla vita dei grandi compositori del passato, amavo la loro tristezza, quella malinconia malcelata, la creatività come riscatto di una vita ordinaria…”

La coerenza in politica è merce rara. Siamo in un’epoca post-ideologica, un’epoca frastornata e caotica che ha seppellito le dottrine, svuotando la politica di quell’indipendenza che la caratterizzava. Oggi non contano le idee, oggi conta il denaro, oggi conta l’economia. Ecco perché le categorie politiche di un tempo non esistono più. Destra e Sinistra, omicide e orfane di quegli stessi valori che non hanno sufficientemente difeso. Non servono le idee, i problemi di oggi sono meramente di natura economica, sono neutri, inodori e scollegati da qualsiasi ideologia. Nessun orizzonte, nessun progetto. La “politica” è diventata “finanza”; il “politico” si fa “politicante”. Ecco perché si cambia direzione in base al vento, come povere bandiere sbandierate. Ecco perché si può affermare oggi ciò che ieri si negava, sostenendo che da ieri a oggi sono cambiate le condizioni storiche, economiche, concettuali.
Finite le ideologie, morta la destra e morta la sinistra, sono finiti anche i politici che si ponevano il problema della coerenza, diventando semplici portabandiera che attendono i venti migliori, senza preoccuparsi di essere coerenti.

Guido Mazzolini

Una delle poesie più belle di Guido Mazzolini

Riusciremo davvero a essere autentici e a volerci fino in fondo, contro il mondo, contro tutti? È questa la domanda ricorrente di Cosimo e Claudia, i due protagonisti del romanzo “Un celeste divenire”; due storie, due destini che lentamente compongono le tessere di un mosaico solo all’apparenza indefinito. Un incontro casuale che diventa assoluto e s’impone nelle trame spaiate di due vite diverse. Vite che porteranno i protagonisti a crescere divisi e lontani, ognuno responsabile delle proprie scelte, accumunati dal bisogno di essere uno per l’altro, nonostante la vita, nonostante tutto.
Quello di Cosimo e Claudia, protagonisti della storia, è un percorso che affratella e cavalca le diverse stagioni della vita dall’adolescenza alla maturità, in un crescendo di emozioni che lascia storditi. È una crescita obbligata dal tempo che passa impietoso lasciando tutto dietro, ma non la ricerca di se stessi, nella complessità di un incontro temuto e voluto.
La voce del protagonista suona chiara e preveggente. Poetica, sufficientemente ingenua, rabbiosa e malinconica. È il funambolico bisogno di fluttuare nelle molteplici insenature dell’esistenza, nel desiderio di crescere senza giudizi o preamboli. Il racconto che si evolve nel cambiamento del linguaggio della vita e dell’amore. Odora di speranza e delusione, è audace e violentemente malinconico. Ma il romanzo è anche un multi-luogo affascinante, ugualmente scisso tra la città di Cremona, nostalgica e legata alla dimensione dell’infanzia, Milano sfavillante e metallica, Venezia decadente e surreale. Una geografia narrativa che bene sottolinea l’evolversi di un sentimento e si sposa con il racconto e la sua trama. Il jazz e la musica sono protagonisti senza nome, sempre presenti come un controcanto che insiste e sembra frullare nelle orecchie. Sostengono la voce dei protagonisti, tracciano volute di suoni e immagini.
Un celeste divenire è un romanzo circolare, che affascina il lettore e lo tiene per mano conducendolo in un lungo viaggio, per riportarlo poi al punto di partenza. È una storia che stupisce nel racconto di una normalità che si fa eroica e ipnotica, risvegliando il lettore e lasciandolo stupito. Perché in fondo la gioia dell’esistenza è anche la stessa fatica di vivere e di scoprirsi uomini capaci d’amare.