Archivio per la categoria ‘racconti’

In fondo eravamo diventati uno il prodotto dell’altro. La mia vicinanza le aveva insegnato a conoscere i propri limiti, a capire che una relazione costruita solo sul darsi non poteva avere futuro. La banca dei sentimenti esige un bilancio in attivo, è un dare per ricevere che sottende speculazioni sopraffine. In un certo senso le avevo insegnato la lezione più importante e solo allora capii quanto eravamo legati. Visto attraverso la lente del ricordo, quel rapporto mostrò tutta la sua grandezza.

dal romanzo “un celeste divenire” di Guido Mazzolini

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condivido dalla pagina fb dell’autore.

Chiamiamola “Disposizione anticipata di trattamento”, un acronimo secco – Dat – che poco spiega o enuncia, oppure “biotestamento” o anche “fine vita”, poco importa: giovedì 14 dicembre, il Senato della Repubblica darà una considerevole spinta a due mani al cammino di uno dei provvedimenti più criptici e controversi di questa legislatura. E ci riguarda da vicino, visto che verranno imposte nuove regole sulla morte, episodio che – ahimè – riguarda tutti, nessuno escluso. Lascia sbalorditi la mancanza (colpevole) di informazione. Pochi sono a conoscenza del provvedimento, del significato di ogni parola, delle implicazioni mediche o etiche. Come spesso accade siamo davanti a un finto dibattito che glissa sulle domande più importanti.
Ad esempio, la legge considera trattamenti sanitari anche la nutrizione e l’idratazione, quando artificiale, consentendo la condanna legale a morire di fame e di sete. E in tutto ciò è ben chiaro il passaggio che esonera il medico da ogni conseguenza penale per atti di omissione richiesti dal paziente o da un fiduciario. Inoltre la legge non tiene conto della coscienza dei medici e non riconosce l’obiezione di chi non intende cooperare ad atti contrari alla propria etica. E senza fare sconti; neppure gli ospedali “cattolici” saranno esentati e dovranno accettare di provocare la morte di un paziente attraverso omissioni sanitarie. In questo modo il suicidio diventa libera scelta e l’omicidio di stato prassi comune.
La “Disposizione Anticipata di Trattamento” viene sbandierata come un atto di giustizia, in nome del sacrosanto diritto di autodeterminarsi. È ovvio che ciò che immagino del mio futuro differirà da quello che sperimenterò nel momento in cui la malattia si manifesti. Ma se perdessi conoscenza non mi sarà garantita la possibilità di mutare volontà: varranno le disposizioni che ho lasciato scritte, anche se esiziali, magari anni prima.
Si tratta di pura follia che porterà a sopprimere le persone più deboli, la cui vita sarà giudicata non degna di essere vissuta, da loro stesse e da una Stato che ne appoggia e sostiene la fine. È una mentalità nazista, l’eutanasia costa poco, curare un malato molto di più. Diventeremo ben presto come altri Stati europei (Belgio, Lussemburgo, Olanda, Svizzera, Francia) che compiono vere e proprie stragi di malati giudicati indegni di vivere. Altro che autodeterminazione e diritto. Si tratta di un legiferare nichilista e mortifero che spalanca le porte a decisioni eutanasiche che priveranno ulteriormente l’essere umano di quella dignità che gli appartiene, al di là di ogni stato sociale, condizione o malattia.

Guido Mazzolini

Che bello, finalmente torni a trovarmi con un nuovo romanzo. Non vedo l’ora di leggerlo!

“Un celeste divenire” è soprattutto un racconto. Mi piaceva l’idea di sperimentare una narrazione fluida ma allo stesso tempo portatrice di intrecci suggestivi. Una cronaca, il resoconto di un’ampia fetta d’esistenza dei protagonisti e nulla più. Non ho inseguito il colpo di scena o l’effetto speciale, non ho cercato trame surreali o stupori troppo collocati in una realtà letteraria. Mi sono limitato alla semplice narrazione di accadimenti e destini. E ancora una volta è  il destino a tracciare il disegno che farà incontrare, conoscere, vivere Cosimo e Claudia, i due protagonisti della storia. E ancora una volta la trama narrativa cederà il posto a un racconto reale e privo di miracoli. E ancora una volta l’eroismo della vita è nascosto nella normalità. Sì, quella benedetta normalità ormai fuori moda, ma che racchiude il vero miracolo dell’essere umano.
La “geografia” del romanzo si muove dalle nebbie padane di una Cremona onirica, per arrivare a una Milano luccicante e agli sfarzi decadenti di una surreale Venezia. La musica jazz si fa contrappunto alla narrazione di una storia d’amore sofferto e meritato, che prima di tutto è una storia di vita interrotta da un destino che più cerca di separare e più rende solido un legame. È questa la realtà svelata dal racconto; in fondo non siamo meravigliose scintille immerse nel disordine di un caos imprevedibile, ma destini voluti e chiamati, forse appena accennati, ma uomini e donne che possono adempiere alla propria sorte ricalcando un disegno già tratteggiato.

(Guido Mazzolini)

 

Ogni uomo è somma imprecisa di tanti uomini.
La luce e l’ombra, l’odio e l’amore,
la reversibilità che ci conduce a sfiorare le stelle
e a masticare fango amaro
sono tutte molecole invisibili di noi.
Forme difformi.
Dedico questi versi a ognuno degli uomini che sono
e a ognuno degli uomini che sei.

Poesia bene di tutti, poesia bene per tutti. Sembra essere questa l’idea che permea la silloge poetica di Guido Mazzolini dal titolo Forme Difformi. Si tratta di una raccolta che alterna componimenti in endecasillabi ad altri in forme più libere e svincolate dalla metrica tradizionale. Come sempre l’argomento prediletto da Mazzolini è l’uomo con le proprie bellezze e bruttezze, sempre alla ricerca dell’anima e di un senso che la modernità sembra avere accantonato. Sono versi potenti che sottolineano un “labor” poetico davvero interessante. Da sottolineare “Lo sguardo non mente”, che contiene una serie di componimenti dedicati al corpo e all’eros. È inteso e sottinteso l’universo dell’autore, come ben espresso nella postfazione: La nascita di una poesia prevede un’intuizione iniziale, romanticamente definita ispirazione, un suono che diventa chiave per aprire una porta dell’anima e spalancare un cancello chiuso, una scintilla che diviene seme piantato in un terreno fertile. Dopo l’intuizione iniziale comincia il lavoro artigiano della scrittura e non è facile codificare un’emozione, calarla in un linguaggio comprensibile. Qual è il colore dell’allegria? Penso sia il giallo. E l’odore delle noia? E che sapore ha il disinganno? Descrivilo senza calarlo in una storia, ma raccontando cosa vedi in quella stanza dopo che ne hai aperto la porta. Solo allora avrai scritto una poesia. Solo allora avrai compiuto un gesto poetico e rivoluzionario.

Forme difformi è leggibile e scaricabile gratuitamente qui

Ho scritto di te, senza rancore, oltre il tuo apparire, oltre il cielo e la fronte, tra i capelli e la brina. Ho sciolto i miei nodi, la penna come un aratro, inchiostro come sangue, la tua pelle come pergamena. Sono io, uno strano animale che fiuta la notte e conta le pieghe degli occhi, le labbra, le scapole, la perfezione della schiena. Ho ricomposto la tua essenza in metri e rime, accenti e pentimenti. Sei l’ultima sillaba, quella che chiude un discorso non ancora iniziato.

Guido Mazzolini

Mia madre è bellissima. 87 anni di vita trascorsa e occhi azzurrissimi, osservo le sue mani, quanti sogni accarezzati, quanta speranza afferrata, quanto amore donato. Vedova da 8 mesi eppure serena, di quella serenità che è privilegio di una consapevolezza grande. Serena perché vive il presente e trova in esso le ragioni della gioia. Quando siamo giovani cerchiamo la felicità nel posto sbagliato, dove crediamo possa stare, nella bellezza, nella salute, nel lavoro o nell’automobile nuova. Cerchiamo la felicità nella vacanze ai tropici o nel successo a tutti i costi. Sempre lontano da noi, sempre nel posto sbagliato, e basterebbe guardarsi negli occhi, guardarsi dentro. Mia madre invece consegna la propria età al regalo più grande, quello che chiuderà il cerchio e donerà il significato più importante all’esistenza intera. Grata alla vita vissuta, ha capito che l’ultimo tratto di strada è il più bello, se percorso con la percezione certa di un futuro di gioia infinita.

 

Guido Mazzolini

Noi convergenti sincronismi e previsioni, intuizioni appena corrisposte, deserti, allegrie, palpebre socchiuse e ciglia. Noi destinatari privi di destinazione, lame taglienti e soffi brevi, noi futuribili presenti, ipotesi di attimi diversi. Noi come mani chiuse a pugno, sorrisi a denti stretti, ciarlatani e menzogneri, illusi, folli, briciole dello stesso pane, gocce dello stesso vino. Noi due di uno, divisi e prigionieri.

Guido Mazzolini