Parole nude, sfrontate
parole, inutile parole
e già mi meraviglia il tuo colore
quell’alabastro acceso e la lentezza delle mani
che frugano il foglio e il ventre del mio passo
come un verme con la mela
come la lingua con le labbra.

Guido Mazzolini

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L’attesa è una porta socchiusa. E c’è qualcosa oltre, varcando la soglia, anche se possiamo soltanto immaginare, desiderare, sperare. Ma il bisbiglio dietro la nuca non mente, è un suono di futuro che chiama al movimento, è un salto nel buio, desiderando luce. E che sia gioia. E sia per sempre. La vita è questo roteare folle di emozioni, ma se guardi oltre il turbinio dei desideri e degli istinti, riesci a intravedere una dimensione di certezza consapevole. È un dialogo serrato e confidente, un dare per ricevere. E tra le scelte di ogni giorno che spesso ci lasciano frastornati, ci accorgiamo che l’amore è l’unica scelta davvero utile. Non l’amore dei sentimenti buoni e confezionati ad arte, ma quello che trasforma il mondo, quello che ho visto balenare negli occhi dei miei genitori. È l’amore infinito che ci consegna all’eternità, quello che ha plasmato l’universo, che fa muovere il sole e le stelle.

Guido Mazzolini

Ciò che non sai ancora
poeta sgangherato
che credi possibile agguantare la luna
nel riverbero di una pozza scura
cercando di trovare
a te solo svelata
l’accezione nascosta
nel pallido tratteggio
di un disco capovolto al cielo,
ciò che ancora ignori
è la purezza del suono
la sua genesi sacra di parola
che non sgorga da te come fonte pulita
ma attraverso la gola
e la tua voce di meretrice scalza,
poiché la scura matita
che credi trasformata in spada
non è niente più di una chiave rugginosa
con la quale spalancare il cancello del mondo
e rubare parole alla gente
spargendo seme sterile
in un deserto di sogno.

Guido Mazzolini

 

E alla fine è tutto qui, la vita si può riassumere in due fenomeni opposti e conseguenti. Si parte e si torna. Si riparte e si ritorna ancora. È un’altalena che spinge al cielo per riportare alla terra. E in quel volo breve si condensano gli istanti più preziosi, quelli che non vorresti lasciare andare, e anche loro seduti sulla medesima altalena, anche loro condannati al precipizio. Si oscilla e si naviga a vista, confusi tra la percezione della transitorietà e il desiderio d’infinito. Tra il bisogno di andare, e l’istinto di tornare.

Guido Mazzolini

Lasciai aperta la porta, uno spiraglio piccolo ma sufficiente a permettere l’ingresso al cambiamento. La tana dei navigli diventò accogliente e piena di colori. Amavo i libri allineati sugli scaffali, i quadri alle pareti, la luce delle finestre e quel profumo di sandalo che percepivo entrando in casa.
Patrizia alle mie spalle, minuta e forte, vestita con un kimono di seta frusciante. In mano una bottiglia e due bicchieri. La mia piccola gheisa milanese, pronta a esaudire ogni desiderio.

Guido Mazzolini (dal romanzo “Un celeste divenire”)

La pelle tua, scuro sarcofago
m’accolse tra pieghe di sale
profumate d’incenso
nel soffio di un brumoso inverno
sferzando violenti uragani
su noi carnevali di gioia fittizia,
insulsa allegria che non dura
e luce che più non profuma di eterno.
Le mani tue strinsero un laccio
all’orlo del mio non amore
divennero stanche falene
che frullano ali d’argento
rincorse tra nubi nel cielo
parole, rabbiosa menzogna
o la solitudine di un giorno piovoso.
Sfiorasti l’ingresso dell’antro più scuro
ad occhi bendati, accosciata alla porta
davanti a un cancello già aperto
che tu non varcasti
per domandare il mio nome
e chiedere un dono al silenzio.
Si spegne la fiamma, si buca l’arcobaleno
ti stendi, sgranando un rosario di colpe
lontano da me, dalle mie nude mani.

Guido Mazzolini

Una poesia questa, che mi sento scolpita addosso, tatuata sulla schiena…

Buona domenica, e buona poesia!

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Grida che sono io, che sono tutto per te
non destarti domani con dubbi da indossare
o preconcetti da scovare
perché non è possibile vestire di dolore
quel soffio che c’è stato,
che piano hai trasformato in vento forte
a scuotere l’immagine di noi.
Grida che ancora puoi sederti al posto mio
riconoscere l’odore, aprire le tue ali
sfilare le mie scarpe di alcove dozzinali
ed essere il mio miele.
Grida che sei mare, spalanca le mie vele
serra le mie gambe tra le tue
e nutriti di me.
Grida che mi vuoi, gridalo anche se
non ti potrò sentire dal posto dove vivo
dal quale recidivo io chiamerò il tuo nome
graffiandomi la faccia.
Grida tra le pieghe di un sogno che già allaccia
il tuo destino uguale
io che sono bambino tra quelle dita rosse
sotto la pelle mia
che se soltanto fosse l’ombra dell’irreale
tu non andresti via.

Guido Mazzolini (dalla raccolta l’Attimo e l’Essenza)