Una delle poesie più belle di Guido Mazzolini

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Scavo a mani nude tra le scapole,
quei mozziconi d’ali sulla schiena
che ricordano la nostra genesi
di angeli caduti, strappati al cielo,
precipitati in un deserto arido.
Scavo e sei voragine che accoglie,
ricopre la mia carne, taglio di labbra,
il collo tra le pieghe del silenzio.
Apri le braccia, accogli il santo e il peccatore,
sono le rive opposte della mia anima.
Tu che possiedi il profumo della nascita,
e ti appartiene il frutto della gioia.

Guido Mazzolini

Mi chiedi cosa sia rivoluzione
e non ti accorgi di quei pugni chiusi serrati come morse
dei denti stretti, della disperazione di un popolo che ha fame,
così tanto impegnato come sei
nel seminar democrazie perfette
dispensando pace a colpi precisi di mortaio,
armato di coltelli e spade.
Mi chiedi cosa sia rivoluzione
e non ti accorgi dello sguardo vuoto
di un uomo che attraversa la tua strada,
non sarai mai il nero che barcolla scalzo
ubriaco e minaccioso,
la giovane ragazza che vende a poco prezzo il suo sorriso
ombrato di dolore e rabbia,
il figlio di un deserto d’Africa vestito d’ossa e mosche,
il barbaro straniero che invade la tua casa
rubando la tua aria
sporcando le tue strade.
Mi chiedi cosa sia rivoluzione
ad occhi chiusi e un ghigno di livore ti segna netto il viso.
Destati, diventa terra arresa
spalanca le finestre
accogli l’uomo e non temere l’invasore
trema piuttosto per il tuo silenzio
per la coscienza sorda e la complicità di chi non vede
celando indifferenza velenosa
trema perché sei tu quell’uomo
quegli occhi vuoti sono i tuoi
e ti appartiene quella pelle scura
la stessa umanità che tu deplori.

Guido Mazzolini

Riusciremo davvero a essere autentici e a volerci fino in fondo, contro il mondo, contro tutti? È questa la domanda ricorrente di Cosimo e Claudia, i due protagonisti del romanzo “Un celeste divenire”; due storie, due destini che lentamente compongono le tessere di un mosaico solo all’apparenza indefinito. Un incontro casuale che diventa assoluto e s’impone nelle trame spaiate di due vite diverse. Vite che porteranno i protagonisti a crescere divisi e lontani, ognuno responsabile delle proprie scelte, accumunati dal bisogno di essere uno per l’altro, nonostante la vita, nonostante tutto.
Quello di Cosimo e Claudia, protagonisti della storia, è un percorso che affratella e cavalca le diverse stagioni della vita dall’adolescenza alla maturità, in un crescendo di emozioni che lascia storditi. È una crescita obbligata dal tempo che passa impietoso lasciando tutto dietro, ma non la ricerca di se stessi, nella complessità di un incontro temuto e voluto.
La voce del protagonista suona chiara e preveggente. Poetica, sufficientemente ingenua, rabbiosa e malinconica. È il funambolico bisogno di fluttuare nelle molteplici insenature dell’esistenza, nel desiderio di crescere senza giudizi o preamboli. Il racconto che si evolve nel cambiamento del linguaggio della vita e dell’amore. Odora di speranza e delusione, è audace e violentemente malinconico. Ma il romanzo è anche un multi-luogo affascinante, ugualmente scisso tra la città di Cremona, nostalgica e legata alla dimensione dell’infanzia, Milano sfavillante e metallica, Venezia decadente e surreale. Una geografia narrativa che bene sottolinea l’evolversi di un sentimento e si sposa con il racconto e la sua trama. Il jazz e la musica sono protagonisti senza nome, sempre presenti come un controcanto che insiste e sembra frullare nelle orecchie. Sostengono la voce dei protagonisti, tracciano volute di suoni e immagini.
Un celeste divenire è un romanzo circolare, che affascina il lettore e lo tiene per mano conducendolo in un lungo viaggio, per riportarlo poi al punto di partenza. È una storia che stupisce nel racconto di una normalità che si fa eroica e ipnotica, risvegliando il lettore e lasciandolo stupito. Perché in fondo la gioia dell’esistenza è anche la stessa fatica di vivere e di scoprirsi uomini capaci d’amare.

Girare pagina, andare a capo. In fondo il segreto della felicità potrebbe essere questo. Comprendere davvero che ciò che è successo risiede in una dimensione inesistente, chiamata memoria. È il passato a dimenticarsi per primo di noi, ogni attimo arriva come un presente inaspettato e archivia l’istante che lo ha preceduto. La vita perdona, siamo noi che non perdoniamo la vita. Restiamo attaccati all’idea che ogni istante passato rimanga per sempre, come un segno indelebile o una brutta cicatrice.

Guido Mazzolini

Ritorno da te, stanco, affamato,
ancora una volta solo
e sulle spalle uno zaino ingombrante, colmo di nulla.
Ho visto deserti, pianure,
i monti sferzati dal vento 
e neve e colline.
Folle, credendomi libero,
ignorando il bisogno di Te,
sorgente profonda, madre, arco, meta, amante, amato.
Ritorno da te, stremato, sporco di polvere e sangue.
Tu spalanchi le braccia ancora una volta
e mi appari in uno spicchio di cielo.

Guido Mazzolini