Immagino il tuo odore
il suono di un soffio,
la bocca che ha diviso il cielo in sopra e sotto,
il tempo in prima e dopo,
la tana del serpente e i tuoi capelli
l’arzigogolo di un sorriso
e io e te. E noi.

Guido Mazzolini

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Amami senza ritegno
come parola indecente e bisbigliata
come cosa morta raccolta da terra.
Amami come si ama l’inevitato
o un ultimo respiro,
senza chiederne ragione
senza consolazione.

Amami come i pazzi folli d’amore
non con la saggezza antica
di chi conserva inverni e guarigioni
ma come gli uragani che violentano la terra.
Disperdimi come sale e neve
voglio sdrucire l’anima
nel meridione dei tuoi occhi viola
perciò amami quando sono aquila lontana
quando carezzo le nuvole
quando sono seme di terra rorida
quando sono inverno.

Amami, non essere ombra diafana
diventa il mio tutto
il mio capolavoro.

Guido Mazzolini

 

Sei boccio sul ramo
spicciolo colmo di vita
verde primavera, umida gioia
nel ponente di una sola mano.
Sei spiga dorata che oscilla
ramo selvaggio
il frutto maturo del pane
il succo più amaro da bere.
Sei stagione più bella del sogno
il breve istante
tra ciò che non è,
il passo leggero del gatto
la grande distanza
tra l’avere e il donare.
Sei nudo altopiano
sorgente da bere
possiedi gelosa
tutti i colori del buio.

 

Sempre
il regalo della terra
offre un calice di gioia
da bere insieme
sorseggiando adagio.
Tiepide labbra lusingate
e un lieve decantare d’infinito
un declinare adagio
senza più pace.
Odore di te
che muta
diviene più denso
e sale alla testa,
è un guizzo di pesce
che increspa uno specchio di lago.

(“Forme difformi” di Guido Mazzolini) leggilo qui

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni uomo è somma imprecisa di tanti uomini.
La luce e l’ombra, l’odio e l’amore,
la reversibilità che ci conduce a sfiorare le stelle
e a masticare fango amaro
sono tutte molecole invisibili di noi.
Forme difformi.
Dedico questi versi a ognuno degli uomini che sono
e a ognuno degli uomini che sei.

Poesia bene di tutti, poesia bene per tutti. Sembra essere questa l’idea che permea la silloge poetica di Guido Mazzolini dal titolo Forme Difformi. Si tratta di una raccolta che alterna componimenti in endecasillabi ad altri in forme più libere e svincolate dalla metrica tradizionale. Come sempre l’argomento prediletto da Mazzolini è l’uomo con le proprie bellezze e bruttezze, sempre alla ricerca dell’anima e di un senso che la modernità sembra avere accantonato. Sono versi potenti che sottolineano un “labor” poetico davvero interessante. Da sottolineare “Lo sguardo non mente”, che contiene una serie di componimenti dedicati al corpo e all’eros. È inteso e sottinteso l’universo dell’autore, come ben espresso nella postfazione: La nascita di una poesia prevede un’intuizione iniziale, romanticamente definita ispirazione, un suono che diventa chiave per aprire una porta dell’anima e spalancare un cancello chiuso, una scintilla che diviene seme piantato in un terreno fertile. Dopo l’intuizione iniziale comincia il lavoro artigiano della scrittura e non è facile codificare un’emozione, calarla in un linguaggio comprensibile. Qual è il colore dell’allegria? Penso sia il giallo. E l’odore delle noia? E che sapore ha il disinganno? Descrivilo senza calarlo in una storia, ma raccontando cosa vedi in quella stanza dopo che ne hai aperto la porta. Solo allora avrai scritto una poesia. Solo allora avrai compiuto un gesto poetico e rivoluzionario.

Forme difformi è leggibile e scaricabile gratuitamente qui

Scivola il miele di memoria densa
che tutto lega al tempo già smarrito,
recuperato dall’affanno
di rivedermi in sogno che sorvolo
lei che agita il ventre
simmetrico di gioia
come in oriente danzano
farfalle colorate di tramonti,
come i passi del pellegrino,
come una rete colma di pesce
che s’agita vano e attende e muore.

Guido Mazzolini

Ho scritto di te, senza rancore, oltre il tuo apparire, oltre il cielo e la fronte, tra i capelli e la brina. Ho sciolto i miei nodi, la penna come un aratro, inchiostro come sangue, la tua pelle come pergamena. Sono io, uno strano animale che fiuta la notte e conta le pieghe degli occhi, le labbra, le scapole, la perfezione della schiena. Ho ricomposto la tua essenza in metri e rime, accenti e pentimenti. Sei l’ultima sillaba, quella che chiude un discorso non ancora iniziato.

Guido Mazzolini

Mia madre è bellissima. 87 anni di vita trascorsa e occhi azzurrissimi, osservo le sue mani, quanti sogni accarezzati, quanta speranza afferrata, quanto amore donato. Vedova da 8 mesi eppure serena, di quella serenità che è privilegio di una consapevolezza grande. Serena perché vive il presente e trova in esso le ragioni della gioia. Quando siamo giovani cerchiamo la felicità nel posto sbagliato, dove crediamo possa stare, nella bellezza, nella salute, nel lavoro o nell’automobile nuova. Cerchiamo la felicità nella vacanze ai tropici o nel successo a tutti i costi. Sempre lontano da noi, sempre nel posto sbagliato, e basterebbe guardarsi negli occhi, guardarsi dentro. Mia madre invece consegna la propria età al regalo più grande, quello che chiuderà il cerchio e donerà il significato più importante all’esistenza intera. Grata alla vita vissuta, ha capito che l’ultimo tratto di strada è il più bello, se percorso con la percezione certa di un futuro di gioia infinita.

 

Guido Mazzolini