Posts contrassegnato dai tag ‘gambero’

Parlare d’amore

Pubblicato: agosto 14, 2014 in frasi
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Maledetta sfortuna degli uomini, la sfortuna di non essere pronti e di essere così differenti. Oggi il cielo si è tinto di un azzurro che pare irreale. Pensi che pochi minuti prima ti avrebbe ricordato il colore dei suoi occhi, da oggi invece quello sarà per sempre il colore del nulla, del disinganno e del più nero abbandono.
Amore che uccide e dilania, amore che redime e dona la vita.
Amore che a volte ci serve soltanto per parlare d’amore.

(Il Passo del Gambero)

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La somma

Pubblicato: luglio 28, 2014 in frasi
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Lei rappresenta soltanto la somma di tutte le donne incontrate, possedute, sfiorate oppure vissute a prezzo di nulla. Qualcuna migliore, qualche altra peggiore, la moglie attenta, la madre apprensiva, l’amica simpatica, l’amante passionale, la santa e la mignotta, tutti brevi capitoli dello stesso libro.
Lei è l’ultima pagina di questa epopea della quale tu conosci perfettamente la trama e la fine, in un’addizione bizzarra di corpi sudati, di letti disfatti e vita, menzogne, ipotesi e scuse. Non è la tua casa, lei è solo la porta a te necessaria per cambiare dimora.
L’hai incontrata a una cena, amici in comune e scambio veloce di battute sagaci. Vi siete piaciuti subito, attratti dalla strana casualità dell’incontro e dalle reciproche differenze. Lei è una donna dolcissima e tenera, arrendevole al limite dell’insicurezza, ma chi è veramente? Moglie, madre, amante, figlia, compagna, bambina, angelo e sesso, un buco umido e accogliente, spelonca e anfratto dove rinchiudere tutti i tuoi desideri, nave, vascello di gemiti? Chi è? Cosa chiedeva muovendosi sopra te nell’istante preciso in cui aprendo gli occhi li gettò a tradimento nei tuoi?

(Il passo del gambero)

Parla di me.

Pubblicato: maggio 22, 2014 in Uncategorized
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Ritagli di storia, frammenti brevi di vita come pezzi di un puzzle sparpagliati sul pavimento. Spingevi un carrello vuoto in un centro commerciale pieno di luci e offerte speciali. Lei al tuo fianco afferrava la merce e la gettava dentro con noncuranza, frutta biologica, germogli di soia, biscotti integrali. Fissavi sconsolato il carrello con un po’ di malinconia.
«Due belle bistecche, dai.»
«Bravo, così il colesterolo sale. Non si mangiano cose vive, cose che hanno avuto gli occhi.»
Pensi che anche una mela o un fottutissimo germoglio a loro modo siano stati vivi prima di finire assassinati sul bancone del supermercato, ma non fa niente, lei è fatta così. Illogica e irrazionale. Divina.
«Ho scritto una poesia.»
Davanti ai surgelati ti carezza una guancia regalandoti il sorriso più bello del mondo.
«Bravo tesoro bello. Parla di me?»
«Sì. Anzi no. Non direttamente, almeno. Parla d’amore.»
Il sorriso si allarga e si spande, è un bicchiere di latte rovesciato sul tavolo. Ti scruta nel fondo degli occhi con uno sguardo che incide e comincia a scavare.
«Allora parla di me.»

(“Il passo del gambero” – mjm editore)

Avevi ragione tu.

Pubblicato: febbraio 22, 2014 in Uncategorized
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Avevi ragione tu.

Soli

Pubblicato: febbraio 13, 2014 in Uncategorized
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Soli

Il passo del gambero

Pubblicato: marzo 29, 2013 in Uncategorized
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ImmagineSembrava diversa e distante. Ancora tra voi quella strana sensazione di lontananza e di gelo, dopo un viaggio da sconosciuti quasi senza toccarvi. Intorno un’atmosfera vuota e rilassata, senza la convulsione che pensavate di trovare in una grande città. Un taxi vi porta all’albergo, ora il traffico è più caotico ma resta sospeso in un clima svagato e spento. Il taxista è un burbero simpatico con l’espressione truce, sembra uscito da una pellicola di Scorsese e un po’ ti senti avvolto in un’atmosfera da film americano. Chiedi il permesso di fumare e lui risponde con un cenno, fa scendere il finestrino posteriore e mentre racconta storielle di sesso al limite della decenza tira fuori una sigaretta e ti fa compagnia. Arrivate all’albergo che in realtà è una pensione da poco, atmosfera fine ottocento, statue di gesso e macramè bianchi ovunque, persino sulla tavoletta del cesso. Stanza 209, numero anonimo e difficile da ricordare. Dovrebbe essere una vacanza rilassante di svago piacevole, una pseudo luna di miele per due amanti, invece sembrate essere una coppia invecchiata di colpo che ha diviso troppi inverni, due ruderi stantii senza più ambizioni e voglia. «Bello qui. Ti piace?» Lo dici con poca convinzione mentre lei si guarda intorno annoiata grattandosi la testa. «Insomma…Nella foto in internet sembrava meglio.» «Mai fidarsi del web. Io l’ho sempre detto.» Ti accarezza una guancia con due dita gelate. «Mi faccio una doccia. Sono a pezzi.» Si spoglia con noncuranza e mentre la osservi ti siedi su una vecchia poltrona vicino alla finestra. Toglie le scarpe da tennis e sfila a fatica un paio di jeans attillati. La pelle è abbronzata e ha il colore naturale del malto. Lascia i vestiti sul pavimento, ammucchiati come stracci sopra le scarpe, si guarda allo specchio e solleva i capelli, diventano una fontana bionda che zampilla sulla testa e intanto fa un giro su sé stessa come una ballerina. È bellissima, sì. Incontrovertibilmente stupenda. Impossibile negarlo, sarebbe come non vedere la bellezza di un dipinto di Monet, non udire la perfezione di una sinfonia di Mahler. Un tempo che sembra lontanissimo eravate felici, senza scrupoli e senza problemi, ma ora? Ora vi manca qualcosa. Il suo miele non colma più il tuo vaso, tu non sei più la soluzione al rebus intricato della sua anima ed anche questo è tristemente incontrovertibile. Lei sembra percepire ciò che stai pensando, riesce ancora a leggere quello che provi attraverso i mutamenti d’ombra dei tuoi occhi. Si avvicina senza dire nulla e ti stringe, è un abbraccio di artefatta complicità, quasi una menzogna d’attrice consumata. Posi le mani sui suoi fianchi magri con la stessa devozione di un figlio svogliato. Lei se ne accorge e avvicina le labbra al tuo orecchio. «Dammi tutto di te, non trattenere nulla dai tuoi sogni.» La voce è solcata da una sottile venatura di paura. Paura della stridente solitudine di due amanti ormai fuori stagione, paura di percepire una fine già da tempo annunciata. Prendi le sue mani e le stringi forte. «Hai già tutto di me. Cosa vuoi di più?» Ti guarda e ha una goccia di china che si stende nel fondo degli occhi rendendoli opachi. Ha l’espressione di chi vorrebbe chiedere qualcosa ma non trova il coraggio necessario per farlo e nasconde l’urgenza della domanda dietro a un vetro più scuro. Restate così, abbracciati e senza parlare. Osservi una mosca nera che si è posata sull’esterno del vetro. Sembra guardarvi mentre strofina le piccole zampe sulle ali e passeggia nervosa. Una passata di ali e un giro di valzer sul ghiaccio trasparente della finestra, tracciando un cerchio perfetto. Stai pensando a quanto sia difficile la vita di una mosca, così piccola e in balia del vento e degli uccelli in cielo. Una mosca nera che accoglie senza timore le asperità della vita, mentre tu provi paura guardando due occhi che ti cercano e hanno una punta di china in fondo alla sguardo.