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Dentro gli occhi ogni sillaba è un segreto
e noi come amanti ricoperti
da un visibilio innato di parole
ripercorremmo avidi ogni istante,
e non servì l’oblio del nome sussurrato, 
il gesto, la nave o la sua vela,
il tempo andato e i suoi singhiozzi.
Ora non sono, ora non resto immobile e discreto
dentro gli occhi ogni sillaba è un segreto.

Guido Mazzolini

Vincent Lambert è morto dopo un’agonia di 8 giorni senza cibo e senza acqua, è morto di sete e di fame, la sua vita è stata considerata indegna e insopportabile, ma insopportabile per chi? Di certo per il tribunale francese che ha decretato questa condanna, di certo per la modernissima Europa, sempre più nichilista e necrofila. Vincent come Charlie, Alfie, e tante altre vittime che non sono state illuminate dai riflettori dei media, e di loro non sapremo nulla.
Troppi silenzi su questa vicenda, silenzi complici e colpevoli, soprattutto da parte di chi avrebbe dovuto difendere la vita e oggi si nasconde dietro a un tweet meschino e ruffiano. Vergogna. Vergogna.
La verità va difesa col sangue e la rivolta, con la spada e alzando la voce. La verità è la prima forma di carità.

dalla pagina FB di Guido Mazzolini

Occhio che indaga come giudice inquieto
dei silenzi gelidi, frugando gli antri più segreti
senza nemmeno comprendere l’attesa
di un monologo d’attore consumato,
brucia il mio petto 
e m’attraversi d’anima e di fuoco
ma sei soltanto poca fiamma di candela
nelle mie stanze maliziose e vuote.
Io uomo di pianura
sono pianura d’uomo
nel mio schernire dei e fortuna
mastico nebbia e rapide illusioni
alla ricerca di ogni sacro voto
celato dall’umana ricorrenza,
in questo camminare temporaneo
nell’oscillare pigro del mio tempo.

Guido Mazzolini

Mani di galera, di espedienti,
smarrite nella maturità di una stagione
queste mani che avvolgi d’allegrezza
e sfiori e stringi, nel tempo mio di vetro e sabbia
la tua bellezza inquieta
di sangue sparso e rose.

Guido Mazzolini

Li vedi passeggiare stanchi, fissare un punto indefinito, gli occhi bassi e arresi. Vecchi sulle panchine e sguardi che si perdono lontano, annusano il vento aspettando un ricordo alla porta degli occhi, un piccolo segno, un gesto, una parola di tanto tempo fa. Un sogno da tenersi stretto quando il tempo sembra non passare, e ne è già passato troppo. Pochi capelli come cotone sfilato, pensieri scomposti e occhi lucidi, occhiali calati sul naso per leggere un giornale, e il tempo che goccia, e tanti giorni alle spalle.
Vecchi con la tosse e respiri che s’affannano, labbra scure e occhi arrossati, guardano il cielo e forse cambia il tempo, restano in attesa di un’alba, di un giorno qualunque, sempre in attesa di un’attesa più breve. E il tempo è un regalo prezioso, e il giorno che arriva un dono che sembra immeritato. Piedi abusivi sul suolo del mondo, vecchi ormai abbandonati, poveri corpi in cerca di un contatto e di una mano da stringere. Vecchi all’osteria a seminare ricordi, librerie di sapere nascoste nello sguardo, esperienza di vita vissuta e masticata. Vecchie mani callose di contadini, schiene curve dal peso di un lavoro duro, terra coltivata a braccia, scura e disossata dal tempo.
Corpi passati, anime future. E quanti bambini nascosti nel corpo di un vecchio. Te ne accorgi da un sprazzo di luce che illumina gli occhi, dalla passione nel raccontare un ricordo, oppure dal sorriso che stentano, lo stesso di chi percepisce un’eternità accennata. Ossa che scricchiolano, anime controluce nel riflesso dei giorni, in mano le mani che tremano, mani che hanno lasciato l’impronta nei giorni.

Guido Mazzolini

Il riflesso di me trasuda perdizione.
Rammarico denso peccato non solo,
guardando la china di prossime aurore,
immagino e sono futuro.
Proseguo i miei giorni,
incerto accadere di rapidi eventi
rallento quel passo rapido un tempo
ed ora più saggio, di navigatore
che approda nel buio.
Possiedo le idee
e ciò che feconda il mio tempo.

Guido Mazzolini

Siamo di fronte a un gigante d’argilla, un bambino prodigio che non ha fatto prodigi, un neonato che doveva crescere, eppure non è ancora diventato adulto e sembra già vecchio. Siamo di fronte a un’illusione mal architettata, un’utopia che ha sdoganato un melting pot fallimentare.
Nel nome di un’uguaglianza sterile, hanno voluto farci tutti uguali. È una torre di Babele dove ognuno vuole imporre la proprio idea, una libertà fasulla che maschera la ragione del più forte gettata con arroganza in faccia al più debole. È l’Europa del soldo e dei banchieri, l’Europa invasa e invasata, traboccante di immondizia ideologica e nichilista, grottesco condominio multi-color dove chi ha l’attico sbraita e detta legge, mentre che abita al piano terra subisce in silenzio. Ma a parte questo, domenica tutti a votare, e a votare bene. Buon voto, buon voto davvero. Secondo coscienza.

Guido Mazzolini