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Sarai libero, inutilmente libero. Vanamente solo.
Non soffrirai particolarmente. All’inizio avrai solo un leggero malessere come un ronzio nelle orecchie, una botta sorda di tristezza bastarda nel cuore. Dovrai lavorarci un po’ perché non sarà facile eliminare tutto e cancellare ogni cosa o forse dovrai solo imparare a trattenere gelosamente i ricordi, a diventarne il custode per poterli tirare fuori nei momenti peggiori di tristezza. Dovrai lesinare gli istanti più dolci, quelli che ti aiuteranno a tirare avanti quando tutto diventerà più duro, quando sarà difficile andare a dormire in un letto vuoto.
Non provasti nemmeno a chiederglielo. Neanche un tentativo, un piccolo gesto di resa. Dentro avevi l’inferno, una melma di tristezza che sentivi salire ogni secondo di più. Avresti potuto invocare clemenza e invece sei rimasto così, con l’espressione attonita del condannato a morte che guardandosi dentro non riesce a sentirsi completamente innocente.
Lei ti osservava aspettando una reazione da parte tua, un segnale di paura, di contrizione e dolore. Invece no.
Quando una malattia è allo stadio terminale puoi continuare a curarla, imbottirti di medicine e sperare nel grande miracolo, illudendoti di guarire. Oppure capitoli, alzi le mani e ti consegni alla sorte, tiri i remi in barca e lasci che tutto vada come deve andare, stanco di buttare benzina sulla fiamma morente di una candela.
Maledetta sfortuna degli uomini, la sfortuna di non essere pronti e di essere così differenti. Oggi il cielo si è tinto di un azzurro che pare irreale. Pensi che pochi minuti prima ti avrebbe ricordato il colore dei suoi occhi, da oggi invece quello sarà per sempre il colore del nulla, del disinganno e del più nero abbandono.
Amore che uccide e dilania, amore che redime e dona la vita.
Amore che a volte ci serve soltanto per parlare d’amore.

(Il passo del gambero)

Avevi ragione tu.

Pubblicato: febbraio 22, 2014 in Uncategorized
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Avevi ragione tu.

Soli

Pubblicato: febbraio 13, 2014 in Uncategorized
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Soli

Giuda

Pubblicato: febbraio 11, 2014 in Uncategorized
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…Chiusi gli occhi e pensai a quella notte di tanto tempo fa, al momento in cui la mia gente si accorse che qualcosa stava cambiando per sempre e il mondo di allora non sarebbe più stato lo stesso.
L’arrivo dell’oppressore venne preannunciato da una grande pioggia di stelle. Quella notte i bambini guardavano in alto e avevano la bocca spalancata per lo stupore. Tutti restarono con gli occhi alzati, rivolti al coperchio del cielo attraversato da graffi veloci di luce. Molti di loro capirono subito il presagio, intuendone il significato. I segni del cielo non erano mai stati portatori di belle notizie per il mio popolo.
«Le stelle non sono ambasciatrici di gioia. Le stelle anticipano il disastro. Arriverà presto siccità. Oppure un’inondazione. O una malattia cattiva che mieterà i nostri figli. Le stelle non promettono mai niente di buono.»
Un vecchio con la barba lunghissima parlava sottovoce e alzava una mano verso il cielo mentre con l’altra si percuoteva il petto. Colpi fortissimi, a pugno chiuso, sembrava un tamburo impazzito. Una donna corse a chiamare il marito. Si strinsero l’uno all’altra guardando il cielo, quasi volessero cercare un breve ristoro alla sfortuna. Non bastò. Non poteva essere sufficiente. Qualche giorno dopo arrivarono le prime legioni a sporcare le nostre terre. Orde di eserciti barbari appestarono l’aria, puntando le loro lunghe lance di morte verso quelle stesse stelle che ne avevano previsto l’arrivo.

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Giuda

Pubblicato: febbraio 7, 2014 in Uncategorized
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Giuda