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Ancora una volta pensi il mio pensiero. Ma lo esprimi molto meglio di me. Grazie Guido.

“Maschio e femmina li creò…”. Questa affermazione biblica mi riporta ai tempi andati e al catechismo in oratorio. Erano tempi in cui queste semplici verità stavano alla base della cultura e l’individuo cresceva, radicandosi in questo terreno. Altri tempi, sì, non come quelli di oggi, dove una metaforica Torre di Babele, per restare ancora in campo biblico, s’innalza ogni giorno di più. E ognuno parla la propria lingua, e ognuno sbraita la propria verità. E il crollo è imminente, di questo possiamo esserne certi.

“Maschio e femmina li creò…”. Sono uomo, creato maschio. Genitalmente, sessualmente, mentalmente, coscientemente. Sono maschio nel mio modo di essere, di vestire, di pensare. Parlo da maschio, mangio da maschio, guido l’automobile da maschio. E come “uomo-maschio” ho bisogno di un “uomo-femmina” per capire davvero chi sono. Perché questa differenziazione iniziale, enunciata dalla Genesi, rappresenta un’insondabile verità e nasconde un grande mistero. Il mistero della diversità e della complementarietà. Siamo due, e abbiamo bisogno l’uno dell’altra per essere uomini davvero.

(Guido Mazzolini)

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ImmagineLasciami, fallo ora, non pensarci due volte. Io sono fatto così. Sono solo un fottuto prototipo di maschio-maschilista. Nient’altro. Sai, il mondo è pieno di uomini come me, viziati, insicuri e instabili, ma così tanto affascinanti che è facile perdere la testa per uno di loro. Succede esattamente in un millisecondo. Cerchiamo, troviamo e perdiamo. Questo è ciò che è capitato a te. Tutto comincia come una febbre leggera che quasi non sai di avere. Una parola, una risata, una canzone sottovoce. Ti sto infettando, tu sei mia. Il fottuto prototipo di maschio-maschilista prende piede, leggero come una piuma, subdolo e silenzioso come una serpe. Tu ti ammali, piccola. Lui diventa il primo e l’ultimo, il centro del tuo mondo. Lui diventa il tuo Uno. Riempie i tuoi giorni, te ne sei accorta? Lascialo allora, non pensarci su. Resterà esattamente lì, abbandonato dentro un letto bianco, disfatto come voi e la vostra povera storia malandata. Non preoccuparti, non sentirai la sua mancanza per molto tempo. Dopo una malattia c’è sempre un periodo più o meno lungo di convalescenza e tu non stai ancora completamente bene, covi un leggero malessere dentro che sembra non passare mai. Non temere e dagli tempo, svanirà velocemente. Ricomincerai a vivere e lui diventerà solo un cattivo ricordo, un cattivo ricordo di fottuto maschio-maschilista. Riprenderai a pugni chiusi la tua vita e forse sarai felice ma non illuderti, anche la felicità è una breve febbre, virulenta e appiccicosa. Anche dalla felicità si guarisce in fretta.

(“Il passo del gambero” Mjm editore)