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Non amare

Pubblicato: settembre 13, 2014 in poesia, scrittori, scrittura
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Non amare il soffio di queste parole
non lodarne il ritmo arguto o il tentativo
di evocare un suono. Io offro una carezza lieve
solamente un abbraccio maldestro e sconosciuto
che infrangendo il buio susciti l’autentico
e tu non ceda alle lusinghe
di chi ti vuole consenziente,
alle parole duttili dei maestri
degli inseriti e disattenti,
degli inventori di consorzi umani
dei mediocri rivoluzionari delle idee
che vogliono te discente e malleabile
mentre pongono gioghi pesanti sulle nude spalle
e gioiscono sbranando la carne della tua anima.

Voglio essere una povera voce detestabile
un ronzio fastidioso nel silenzio
una goccia salmastra sulle labbra
e tu possa esplodere come azzurra nube
che avvolge l’universo intero,
ma ora sono un triste narratore
e parlo ad un mesto me stesso che parla.

(“Suoni” di Guido Mazzolini – Ed. Progetto Cultura)

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Scrivo poesie per te che stai leggendo ora, lettore senza nome e sconosciuto amico. Le scrivo perché sono vivo, respiro, penso e credo; perché la Vita è la perfetta poesia, la più splendente e disperata, è quella ancora da cantare, quella che mai scriverò.

 

(Suoni – postfazione)

SUONI

Pubblicato: febbraio 20, 2014 in Uncategorized
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SUONI

Cremona

Pubblicato: novembre 16, 2013 in Uncategorized
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Cremona

ALLEGRIA

Pubblicato: ottobre 19, 2013 in poesia
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ALLEGRIA

Suoni

Pubblicato: agosto 31, 2013 in Uncategorized
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ImmagineUno sciame di farfalle nere stagliato contro il cielo cobalto, migliaia di ali che sbattono caotiche e impazzite in un frullare leggero di vento.
Questo è il suo universo.
L’uomo di terra rossa lo percepisce ogni giorno, destato dalla luce del sole o da una brezza leggera, apre gli occhi ed è lì apparentemente immobile come una grande macchia scura ma se guardi più attentamente ti accorgi che è viva e pulsante, cambia forma come le nuvole in cielo, a volte è simile alla testa di una tigre, a volte al profilo di un bambino che ride o ad un campo di fiori accarezzato dolcemente dal vento.
Uno sciame di farfalle nere contro il cielo cobalto.
Tutto nacque come istinto e attenzione apparendo all’improvviso in uno strano mattino. Tutto cominciò e lui non seppe nemmeno come o perché.
Fu l’albore del mondo nuovo, l’inizio di ogni cosa conosciuta. Il nulla prese forma e vennero plasmati il tempo e la materia. L’uomo di terra rossa non ne comprese il senso, non percepì il significato del dono che ricevette quando aprì gli occhi la prima volta e tutto era pronto come una tavola imbandita.
Vide soltanto uno splendido giardino accogliente e profumato, un ruscello di acqua purissima e l’azzurro di un cielo pulito. Rimase attonito, senza ricordi e domande, restò seduto per un poco poi si alzò e cominciò a camminare. Come puoi percepire la bellezza del regalo e del miracolo quando anche tu sei parte mirabile del dono?
L’uomo di terra rossa incontrò la meraviglia e la predestinazione inconsapevole, cavalcò destrieri selvaggi, domò la natura e le stagioni. Conobbe l’amore imperfetto e la perfezione del conoscere, il sapore dell’odio, la noia e l’allegria, il merito, la colpa e la necessità di redenzione.
Così si accorse che questo era tutto ciò che possedeva: la sua anima infinita e sola, le sue mani bianche e i suoi lunghi capelli neri, occhi aperti per indagare il cielo e un desiderio sconfinato di bellezza. L’eterno immerso nel finito, il tutto avvolto dal niente, la reversibilità dell’esistenza.
Fu allora che ebbe in dono il regalo più grande.
Schiuse le labbra un poco, che fatica e che sorpresa articolare il primo suono.
La voce gli sembrò estranea e meravigliosa come se provenisse da una terra lontana e magica, non dalla propria gola riarsa.
Sorrise.
«Grazie» fu tutto ciò che riuscì a dire.