Archivio per febbraio, 2026

Samantha abita un’età incerta, di passaggio, dove tutto sembra andare piano, e il corpo corre più avanti della coscienza. È domenica e saltella lungo le scale che la portano a un marciapiede milanese. La città è immensa e distratta, crudele come il sole che scivola obliquo sui palazzi in periferia, e asciuga portoni e citofoni. Lei è uscita a comprare le sigarette per suo padre e non sa di essere così bella. Ha gambe lunghe che la portano lontano dai pensieri, un corpo ancora acerbo e tanti segreti da scoprire.
Andrea l’aspetta ogni giorno, senza dirlo. Un po’ impacciato e sempre lì, fermo come un soldato, appoggiato alla saracinesca del bar e quando la vede arrivare qualcosa si chiude nello stomaco. Resta in silenzio, accende una Marlboro e non riesce a immaginarsi altrove.
S’incontrano per sbaglio anche quel giorno, e ognuno ha uno sguardo che dura meno del necessario. Solo un saluto, rapido, impacciato. Due parole che inciampano tra i denti, mentre il battito di Samantha accelera e il tempo di Andrea rallenta. La percezione di un brivido, di un sentimento in divenire, poi ognuno ritorna al proprio dovere, alle commissioni, ai giorni futuri che non hanno scelto, a un lavoro che cresce lentamente, come le cose solide e un po’ tristi.
Milano li trattiene entrambi, e non se ne accorgono. Scivolano tra tramonti violacei, nel traffico storto, calpestando cemento e domeniche che già odorano di lunedì. Il tempo li porterà lontano. Samantha cambierà quartiere, orizzonte, vita, diventerà l’incertezza di un futuro tutto da scrivere. Andrea affonderà radici nell’asfalto, aprirà una pizzeria dall’altra parte del marciapiede, diventerà adulto e imparerà a non aspettare nessuno.
Li vedo sfiorarsi, quando l’aria si fa densa e il cielo trattiene il fiato. È una stagione che ritorna, una nostalgia senza colpa, la memoria di ciò che poteva essere e si è cristallizzato in un ricordo. Non un rimpianto, ma una malinconia incompiuta e senza nome, come se certe vite, accarezzandosi appena, lasciassero una crepa luminosa nel tempo.

Guido Mazzolini

Racconto tratto dal brano “Samantha” di F. Guccini, dall’Album “Parnassius Guccini, 1993. Molto bella la canzone, mi riporta a un periodo felice della mia giovinezza….. Bello anche il racconto. Godetevelo!!!! Elena

Lucia cammina, piegata in avanti, mentre la pioggia le inzuppa capelli e vestiti. Ha solo vent’anni e in tasca porta una diagnosi senza poesia. Numeri, settimane, una vita che cresce in lei, anonima, traditrice. Un grumo di cellule affamato di silenzio.
Lui l’ha lasciata, appena saputo. Ha detto di non si sentirsi pronto, ha detto che deve pensarci lei. Certi uomini fanno così. Giocano e non crescono, scappano, prendono le promesse e le fanno a pezzi.
Le finestre dell’ospedale sembrano acquari gonfi di luci, di voci, di piccoli pesci. Lucia pensa al suo corpo come a una stanza occupata da un intruso. A volte la libertà è una scelta veloce, un bisturi sterile, rapido, e quando hai finito non resta nemmeno il sangue sulla lama.
“Farò presto”, pensa.
La porta d’ingresso si spalanca. Esce una donna che spinge un passeggino con una ruota che zoppica. Dentro, un bambino ride sbucciato, luminoso e irriducibile.
Quella risata le apre una crepa nel petto. Lucia pensa a sua madre, all’odore di pane caldo, alle mani grandi che la sollevavano quando cadeva.
E in quel momento capisce.
In quel momento decide.
Dice sì a una vita capitata per caso, sconosciuta e senza colpa. Avrebbe tremato, pianto, avrebbe contato gli spiccioli. Ma avrebbe visto un volto nascere dal suo ventre. Due occhi, due mani, due piedi. Non più una, non più sola.
Il cielo è ancora grigio, ma ora Lucia respira più in alto. Ride e piange senza singhiozzi, lacrime buone per la donna che è stata e per quella che diventerà. Poi alza la testa e si accorge che il figlio che ha dentro non è un rumore estraneo, una spina nel dito da togliere in fretta, ma un richiamo, un bussare ostinato alla porta del petto. Quella piccola vita già la tiene attaccata alla terra, al tempo, al domani. Al suo essere donna e al suo essere madre.
Ha smesso di piovere e un raggio di solo attraversa le nuvole.
Lucia sorride, adesso sa cosa fare. Ha scelto la strada più difficile e in salita, ma le vette più belle si trovano sempre a impensabili altezze di cuore.

Guido Mazzolini