Archivio per la categoria ‘scrittori’

Basterebbe afferrare una mano, stringerla, trovare qualcuno che ci sostenga nelle asperità della vita. Basterebbe un amico, un’idea, un appiglio e un paio di scarpe buone per i metri troppo aguzzi, quelli percorsi con fatica e sudore nel camminare quotidiano. Vette innevate e a volte precipizi profondissimi, e quanto avremmo bisogno di una presenza rassicurante, di una voce all’orecchio che garantisca una vicinanza. Tutto diverrebbe più semplice e meno impossibile.
Fin dal primo istante, apriamo gli occhi al mondo e già cerchiamo aiuto, uno sguardo, una voce amica. Siamo animali sociali più simili alle api che ai gatti, abbiamo l’istinto dell’unione e cerchiamo il branco, la comunità, l’alterità. Viviamo dispersi, ma sempre alla ricerca di un legame, pensiamo di essere più forti se coesi ad altri, pensiamo di valere di più e alla lunga crediamo che il gruppo sia meglio del singolo. Ma se accanto non avessimo nessuno, nessun sostegno, nessuna mano amica, dove finirebbero i nostri sogni?
Ci alziamo in volo e volare è un’azione solitaria che prelude al sogno. Si vola come si legge o come si scrive, in silenzio e in solitudine. Si vola per non restare inchiodati alla terra, e non potrebbe essere differente, ognuno ha il proprio cielo, il proprio orizzonte da superare. Ci proviamo, siamo esseri senzienti e con l’istinto dell’infinito, naturalmente spinti a non vedere una fine al termine della vita. E il cielo ci accompagna. E ride. E canta. Spesso la dicotomia ci scandalizza, in basso il fango e in alto il cielo, la melma di una realtà a volte scomoda, a volte sporca, e la purezza del sogno che ci rinfranca. Noi navighiamo nel mezzo, a volte puntando alle stelle come angeli, altre volte raspando la terra come maiali, abbandonati all’oblio e alla stanchezza cronica, che poi è l’anticamera del nulla.
Ma la vita chiama, non smette di lanciare messaggi ben chiusi in bottiglia, gettati nell’oceano del quotidiano senza pensarci troppo, senza sapere chi li troverà e ne leggerà il contenuto. Domande e voci, quesiti dissonanti a volte sussurrati all’orecchio, altre volte urlati. Arrivano all’improvviso e se ne vanno, ci lasciano inquieti, sono strepiti e soffi, venti di cambiamento e novità.
Nasciamo capaci di domande, con il talento di interrogarci e indagare. Nasciamo carichi di quesiti e invocazioni multiformi che assommano le due richieste più importanti, quelle che roteano attorno ai giorni di tutti. Da dove veniamo? Dove andiamo? Il primo quesito appartiene al passato e all’origine, tutto sommato è una domanda tardiva che viene posta quando ormai siamo in ballo. La seconda invece appartiene al futuro, alla meta, alla destinazione. Da sempre l’uomo ha creduto in un proseguimento della vita, da sempre si è rifiutato di pensare alla fine. L’idea di una continuità ininterrotta è metastorica e attraversa tutto il cammino della razza umana, lo pervade e lo nobilita. Qualcosa arriva da lontano, si concretizza in un corpo e svanisce al momento della morte. La vita non è rappresentabile con un segmento, tuttalpiù con una semiretta. Ha un inizio, ma non una fine. Da dove veniamo, allora? E dove andremo?
L’anima è nascosta nel profondo e di lei si parla a fatica. Oggi conta di più il corpo, quel fardello pesante, quell’involucro di carne e umori che è già futuro concime per le piante. Questo pudore nel parlare della parte più vera di noi è sintomatico di una paura intrinseca: la paura di indagarsi e di arrivare al fondo del problema. Preferiamo una realtà inficiata dal dubbio, dove ognuno costruisce la propria verità, perché in fondo chi può saperlo, chi conosce come stanno le cose? Molto meglio avvinghiarsi alla misera certezza di quello che appare, molto meglio restare in superficie. In questo modo ci trasformiamo in quanto di peggio potremmo essere, un corpo misero e senza destino che diverrà presto un mucchietto di cenere.

Guido Mazzolini

Cara donna ti scrivo, così mi distraggo un po’. E che bella sei, che mistero nascondi negli occhi e tra le labbra, nel gesticolare delle mani, in quel tuo essere diversa e allo stesso tempo complementare. Ancora ti osservo, ammirato e diffidente, grato per quello che sei e che hai rappresentato. Lieto di averti conosciuto, tu l’altra metà della luna, la faccia nascosta che non vedo ma che influenza le maree. Diversa e inconfondibile, naturalmente madre dei tuoi figli ma anche dei tuoi domani e delle idee. Mi piace pensare che l’unione di un uomo e di una donna possa generare un essere nuovo e invincibile, quell’uomo primordiale che un geloso Zeus decise di tagliare a metà, così come racconta Platone nel Simposio. È in questa unione disunita che intuisco la perfezione del tutto. È il progetto insito nella natura e nelle stelle, è il disegno della terra e dell’acqua. È come deve essere. Anche per questo amo la scrittura, la musica e la poesia, perché sono femminili e come una donna mi hanno tenuto tra le braccia, in volo verso un viaggio di irripetibile bellezza. Libertà, finzione, la metrica del verso e l’infinito di una sillaba. La pausa, il suono, il tutto e il nulla, e io, e tu, e noi. Un viaggio breve alla ricerca di un respiro, quel respiro che appartiene al cielo e conduce nel punto più segreto di me.

Guido Mazzolini

Una ragione non guidata dalla Verità rischia di fallire molto presto, diventando superstizione e mitologia. Ecco che l’intelletto naufraga in un fideismo medioevale, ecco che oggi si torna a una politica apparentemente razionalista, ma in realtà nutrita di mitologie pseudo-scientiste e poco razionali. Diciamolo ad alta voce, la pandemia di Covid19 non fa più paura, ne stiamo uscendo, per ora la situazione è sotto controllo. Eppure continua il mito del pericolo utilizzato per aumentare la paura, limitare le libertà e fasciare le bocche con il consenso di tutti. Siamo davanti a un’emergenza costruita ad arte da conferenze stampa e da “poderosi” interventi massmediatici di un’informazione totalmente asservita al potere. È una retorica da vecchio impero, sdolcinata e fintamente populista. Il mito della pandemia che rischiava di sterminarci ha mostrato il suo vero volto. Si è parlato di una mortalità del 4 per cento, e anche qualcosa meno. I decessi sono stati causati da carenze sanitarie e da altre patologie, o peggio dalla mancanza di interventi efficaci e dalla penuria di posti in terapia intensiva. Si è creato il mito della paura, nutrito da un eccessivo allarmismo e da misure insensate, da forze dell’ordine che fermavano “criminali” accusati di fare jogging in spiaggia, e multavano poveri dissidenti sacerdoti, accusati di avere creato pericoli sociali all’interno di una chiesa.
Un altro mito è stato quello della scienza che ci avrebbe salvato la vita. Ma nessun virologo ha saputo dare delle certezze, solo pareri discordanti spesso giocati al rilancio e a chi la sparava più grossa. E il governo si è trincerato dietro questi pareri. Ci hanno convinto che serve un vaccino, e chi è contrario viene zittito e tacciato di attentato all’umanità. Si condanna il libero pensiero in nome di una scienza che libera non lo è più. Si sono stigmatizzate le opinioni diverse e il Parlamento è stato imbavagliato, l’opposizione avrebbe dovuto collaborare e mettersi prona, e tutto nel nome di una finta unità, di uno stare insieme che altro non è che la rappresentazione della peggiore massificazione. Il governo si è circondato di costosissimi “esperti” anche per capire cosa fare dopo il virus, e tutto per nascondere i ritardi e le incompetenze di chi non è stato in grado di decidere.
Siamo ormai alla fine della commedia, la vera emergenza comincia ora e non si chiama pandemia, si chiamo lavoro, povertà, crollo dei valori, e un senso strisciante di nichilismo che esce dalle sagrestie per arrivare dappertutto. Difficile fermare la penombra se non si riparte da quella forma di Verità che è Via e Vita, e va ricercata a tutti i costi, al di là dei miti e delle paure.

Guido Mazzolini

In fondo averti addosso in una notte romana era l’unica cosa giusta in quel periodo di tempo di quel periodo di vita, così quando ti accorgi che hai cambiato indirizzo al pensiero, allora ti chiedi in quale stazione andrai a prendere le prossime valigie, e dove sarà diretto il tuo viaggio. In ogni caso eravamo nostri, nessuno può portarcelo via, e non sarebbe bastato il cielo a coprirci, quando ancora non potevamo distinguere dove finivi tu e dove iniziavo io. Allora fai buon viaggio, sei la mia vergine zoppa e ho cantato di te in mille poesie, sei stata presente negli occhi e nelle pagine dei miei libri, ma ora è arrivato il momento di metterci un punto, e di metterti via. Ho già troppi scheletri, e sempre meno armadi.

Guido Mazzolini

Parole nude, sfrontate
parole, inutili parole
e già mi meraviglia il tuo colore
quell’alabastro acceso e la lentezza delle mani
che frugano il foglio e il ventre del mio passo
come un verme con la mela
come la lingua con le labbra.

Guido Mazzolini

Viviamo senza vivere davvero, pensiamo senza pensare, guardiamo senza guardare. Agiamo in automatico, come il respiro inconsapevole, l’istinto primordiale che ordina ai polmoni di riempirsi d’aria. Si apre la gabbia delle costole e il petto si gonfia, non dipende da una nostra volontà, c’è una coscienza nascosta che governa il nostro respiro e guida il volteggiare dell’esistenza.
Impariamo molto presto gli automatismi della vita. Qualcuno ha dato la prima spinta e ora continuiamo per inerzia, inseguendo ciò che mai avremo davvero, sperando di conquistare isole lontane, magiche e inesistenti. La delusione che segue provoca ferite insanabili, e quante ne nascondiamo dentro di noi. Nasciamo invincibili, apparentemente indistruttibili. Cominciamo a vivere e incontriamo il dolore, l’abbandono, la nostra incapacità e quella degli altri. Tutto stride e logora. Increduli, cominciamo a sanguinare. Ma in quel momento di fragilità possiamo imparare a riconoscerci e a vedere al di fuori, dalle nostre ferite può cominciare a entrare la benedizione di un raggio di luce. È l’amore che muove la vita. Amiamo per sentirci meno soli, per affrontare una difficoltà, per dividere un peso o una gioia. Amiamo per rispondere a un bisogno, per seguire un istinto. Amiamo per prendere, quasi mai per dare.
Nessuno riuscirà a conoscerci fino in fondo. Non siamo in grado di comprendere chi siamo, come potrebbero farlo gli altri? Con il tempo e la scuola paziente del vivere, capiamo che le persone davvero importanti nella vita non sono quelle che ci hanno compreso, ma quelle che ci hanno accolto.

Guido Mazzolini

Siamo isole vicine, ma separate da distanze infinite. Inutile fingere di essere simili, di essere massa, non c’è un essere umano uguale a un altro e questa è la bellezza della vita, la sua costante differenza e varietà.

Guido Mazzolini

Ritorno sui miei passi, piccolo orme che appartengono a chi ha attraversato la mia strada e provo a cercare il punto esatto, l’attimo in cui ci siamo persi e abbiamo cambiato rotta. C’era luce e amore, erano orme piccole e leggere, lasciavano tracce sottili sulla neve, tracce ormai perdute, allontanate, accadute, smarrite per troppa curiosità, per libertà o per colpevolezza. Bufere di suoni, di odori, sapori, incapace di vedere la strada e il mio bene. E nuove strade, passo dopo passo, e viottoli stretti e difficili, e sentieri spianati nel deserto. È bello pensare che una sera arriverai e in silenzio appoggerai un dito sulle mie labbra. Fermerai i miei pensieri e indicherai un punto all’orizzonte, e capirò che quella è la strada.

Guido Mazzolini

 

Indosso la tua pelle come un guanto
un saio e un uragano, corteccia breve
le mani che sorreggono la serpe del ventre
un desiderio di purezza e primavera
e il tuo sorriso ritto, umido
sulla mia bocca spalancata.

Guido Mazzolini

La gratitudine è benzina preziosa che spinge avanti il motore della vita, senza sforzo. Puoi essere credente e ringraziare Dio, oppure non esserlo e pensare all’esistenza come a un casuale gioco d’incastri, a qualcuno riesce meglio e per una serie di fortunate combinazioni tutto scivola come deve. Puoi ringraziare la sorte, la vita, qualunque cosa ti venga in mente. Esistere è la prima realtà della quale essere grati. Vivi, respiri, sorridi e piangi. Ogni istante accade, irripetibile e magico, devi soltanto accorgertene. Hai cielo sulla testa e terra sotto i piedi, aria nei polmoni e acqua da bere, cibo in tavola e un figlio che ti aspetta. Hai una madre, un padre, un gatto, un libro di poesie o musica da ascoltare. Tutto intorno a te può essere fonte di bellezza, basta solo riflettere, esserne consapevoli.
Pensa al dono. Non a quello che hai guadagnato col sudore. Al dono, a ciò che ti capita senza che tu lo abbia cercato o domandato, quello che succede al di là dei tuoi meriti e dei tuoi sforzi. Concentrati sul regalo e gioisci di quello. Grato di esistere, grato di vivere. Grato di essere grato.

Guido Mazzolini