Samantha abita un’età incerta, di passaggio, dove tutto sembra andare piano, e il corpo corre più avanti della coscienza. È domenica e saltella lungo le scale che la portano a un marciapiede milanese. La città è immensa e distratta, crudele come il sole che scivola obliquo sui palazzi in periferia, e asciuga portoni e citofoni. Lei è uscita a comprare le sigarette per suo padre e non sa di essere così bella. Ha gambe lunghe che la portano lontano dai pensieri, un corpo ancora acerbo e tanti segreti da scoprire.
Andrea l’aspetta ogni giorno, senza dirlo. Un po’ impacciato e sempre lì, fermo come un soldato, appoggiato alla saracinesca del bar e quando la vede arrivare qualcosa si chiude nello stomaco. Resta in silenzio, accende una Marlboro e non riesce a immaginarsi altrove.
S’incontrano per sbaglio anche quel giorno, e ognuno ha uno sguardo che dura meno del necessario. Solo un saluto, rapido, impacciato. Due parole che inciampano tra i denti, mentre il battito di Samantha accelera e il tempo di Andrea rallenta. La percezione di un brivido, di un sentimento in divenire, poi ognuno ritorna al proprio dovere, alle commissioni, ai giorni futuri che non hanno scelto, a un lavoro che cresce lentamente, come le cose solide e un po’ tristi.
Milano li trattiene entrambi, e non se ne accorgono. Scivolano tra tramonti violacei, nel traffico storto, calpestando cemento e domeniche che già odorano di lunedì. Il tempo li porterà lontano. Samantha cambierà quartiere, orizzonte, vita, diventerà l’incertezza di un futuro tutto da scrivere. Andrea affonderà radici nell’asfalto, aprirà una pizzeria dall’altra parte del marciapiede, diventerà adulto e imparerà a non aspettare nessuno.
Li vedo sfiorarsi, quando l’aria si fa densa e il cielo trattiene il fiato. È una stagione che ritorna, una nostalgia senza colpa, la memoria di ciò che poteva essere e si è cristallizzato in un ricordo. Non un rimpianto, ma una malinconia incompiuta e senza nome, come se certe vite, accarezzandosi appena, lasciassero una crepa luminosa nel tempo.
Guido Mazzolini
Racconto tratto dal brano “Samantha” di F. Guccini, dall’Album “Parnassius Guccini, 1993. Molto bella la canzone, mi riporta a un periodo felice della mia giovinezza….. Bello anche il racconto. Godetevelo!!!! Elena
Non vuoi sapere quante opportunità hai perso nella tua vita. Almeno baciamoci ancora una volta prima che sia troppo tardi ..
Sarebbe bello poterlo sapere, e invece si va sempre per tentativi, sperando in un futuro migliore. Ciao caro Prinz, un bacione. Paola.
domeniche che già odorano di lunedì, mi basta questa frase (che non c’è nella canzone) per dire che è un ritratto riuscito e originale.
ml
E’ piaciuto molto anche a me, poi la canzone l’adoro, come adoro Guccini e le canzoni belle di quegli anni! Ciao caro Massimo, a presto! Elena.
This is a beautifully written piece—quiet, tender, and deeply evocative. The prose captures that fragile moment between youth and adulthood with remarkable sensitivity, where emotions are felt more than understood. The imagery of Milan feels alive and symbolic, mirroring the characters’ unspoken longing and missed timing. I especially love how the story treats nostalgia not as regret, but as a soft, luminous trace of what might have been. It’s gentle, honest, and emotionally resonant—one of those texts that lingers in the reader long after the last line.
Thank you for your comment, so insightful and personal. I also really enjoyed the story, despite its brevity and brevity. I hope to hear from you again, and soon. Bye, Elena.
Thanks